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Non solo Pinguini Tattici Nucleari: 9 nomi di band e cantautori da tenere d’occhio a Bergamo

Guida. Progetti belli, originali e freschi. All’interno di una scena musicale multiforme e sempre in fermento che merita di essere seguita

Lettura 4 min.

Una delle più classiche chiacchiere da bar dell’appassionato tipo di musica è l’accusa di provincialismo e immobilità della sua città: sembra che la scena autoctona sia sempre statica e poco feconda, un po’ incancrenita nella sua marginalità e irrilevanza.
Invece a Bergamo, nonostante di certo non manchino le criticità, progetti più o meno visibili formano un panorama multiforme e qualitativamente pregiato.

I Pinguini Tattici Nucleari e il loro terzo posto a Sanremo, ma anche i Verdena (ormai discograficamente fermi da un po’ ma in arrivo nei prossimi mesi). Senza dimenticare band e songwriters che hanno già compiuto diversi tour lungo lo Stivale (e pure fuori) come i Vanarin, i Sonars, Caso, OTU e Le Capre a Sonagli: tutte realtà che hanno visibilità e riscontri anche oltre la provincia. Ma sul territorio cosa si muove?

Se volete saperne di più sull’habitat musicale bergamasco, o avete semplicemente la curiosità di scoprire chi sono per noi gli artisti da seguire, eccovi 9 nomi da tenere d’occhio.

Adele H

Loop station e voce, poco altro: Adele Pappalardo – nel nome d’arte un omaggio a Truffaut – è la vestale di un qualche antico culto pagano, arcana e ammaliante nelle modulazioni mantriche di un saliscendi vocale spiraliforme ed evocativo. È un’estasi a metà tra gli oscuri esotismi di una Lisa Gerrard (Dead Can Dance) e le indecifrabili psichedelie di Fursaxa. “Civilization” del 2017 è un breve (35 minuti) viaggio onirico e notturno a base di minimali tribalismi e divagazioni psych, retaggi dark-folk e fascinazioni etnico-mistiche.

Low Polygon

Usciti con l’ep “AB” nell’aprile 2019 e con un altro ep a dicembre “Serraglio Sessions” in italiano, i Low Polygon suonano esattamente come l’evocativa ragione sociale lascia presagire. Una tridimensionalità sonora spigolosa, senza fronzoli, minimale ma al contempo ricca di sfaccettature. Potrebbero ricordare (molto) vagamente i primi Aucan, con un math-rock ritmicamente molto cervellotico e ben felice di sporcarsi con infiltrazioni elettroniche, che vanno da qualche chincaglieria orientaleggiante dal retrogusto vapour (“Idra”), glitch e bleep (“Too Loud”) e lievi echi radioheadiani (“Gained Shelter”).

Holy Swing

Potrebbero non essere la più attuale delle proposte in circolazione, ma gli Holy Swing (precedentemente Hardship) riescono a suonare validi e interessanti anche riesumando un trend teoricamente relegato al primo decennio del Terzo Millennio. Stiamo parlando di tutto quel calderone pop-punk, emocore, post-hc con nomi come Silverstein, AFI, Story of the Year, A Static Lullaby, Funeral for a Friend e buttiamoci pure i My Chemical Romance. Quindi ecco l’alternanza “arpeggio un po’ sentimentale/tirata distorta” e saliscendi emozionale derivante, un cantato molto aderente ai modelli di riferimento che abbiamo citato e nessuna teatralità. Il loro “To The Burn and Turn of Time” riesce a suonare fresco e convincente, infila commistioni più coraggiose (come gli arpeggi dark-folk dell’ottima “The New Abnormal”), indovina tante melodie e riesce a dire qualcosa di interessante anche in un panorama ormai sorpassato e – ai tempi – inflazionato come quello di cui abbiamo detto. Dategli una chance.

Pau Amma

Psichedelia portami via: i Pau Amma, in giro dal 2015 e vincitori di Nuovi Suoni Live, prendono tutto quel colorato ma sfocato mondo di lisergie zuzzerellone che guarda agli anni Sessanta e Settanta con gli occhi a cuoricino e lo portano nel cantautorato in italiano. Immaginatevi un po’ di Tame Impala (un po’ tanto), un pizzico di Black Angels, tanto King Gizzard and the Lizard Wizard, e poi i Goat, i Temples, i Woods di “At Echo Lake”, Melody’s Echo Chambers, e si potrebbe continuare all’infinito. Quindi via libera a melodie belle paffutelle, chitarrine acide e fuzzy quel che basta, tastierine e vocine effettate. “Funicolare”, video assai spassoso, è il singolo perfetto per sentire tutto questo in un colpo solo.

ISIDE

Lanciatissimi anche e soprattutto al di fuori di Bergamo (Rockit si è già accorto di loro), gli ISIDE sono quattro ragazzi capaci di suonare sia attuali che coraggiosi, sia sul pezzo per quanto riguarda mode e trend che autoironici il giusto per non prendersi troppo sul serio. “Indico” è il loro primo ep, porta una scaletta composta da cinque potenziali singoli: c’è lo spensierato e potenzialmente virale “Paradiso”, cassa house bella dritta e ballabile con melodia svagata ma coinvolgente (e da non perdere l’alienato video girato addirittura alla festa della Roncola), e il più coraggioso “Disobbedisco”, meno di due minuti di durata a base di bassi distorti, reminescenze trap con un florilegio di 808 e autotune, e qualche spettro di chitarra. E poi l’electro-pop di “Fantasmi”, le melodie autotunate con crescendo danzereccio (c’è anche un po’ di 2-step) di “Cosa Volevi da Me”, le strinate della title-track. Potenziale pazzesco.

Il Grigio

Capitolo cantautori: Dario Pellegrini (classe 1997), con il suo alter-ego musicale Il Grigio – più che un omaggio a Giorgio Gaber – porta avanti un acuto discorso di intelligente relativismo, esplicitato nel brano omonimo tra una frecciata alla trap e un affondo di fioretto contro leghisti e compagnia populista. Ma per lui anche e soprattutto melodie immediatamente contagiose (la strepitosa “Tutto Cambia”), bozzetti di quotidianità spicciola in cui ogni studente universitario presente o passato potrà facilmente riconoscersi (“Tutto Regolare”), e amor di polemica verso un’industria musicale sempre più schiava di nonnismo e pressapochismo (“Hey Vecchio”). Musicalmente siamo dalle parti di uno scarno chitarrismo al servizio di melodie aperte, un ponte immaginario che segue la parabola di nomi come The Spleeping Tree, ma è figlio anche di ascolti più contemporanei – da Mecna a Dutch Nazari, sentire “Risiko” per credere. Il tutto con un approccio che resta indie ma prescinde consapevolmente da tutti i cliché patinati che il tag comporta ultimamente.

Marlon

Origini peruviane (ma è a Bergamo dall’età di tre anni), Marlon Mostacero Mendoza ha un passato da house producer – con il moniker Le Nonsense – e un presente da rapper. Un mondo a cui è arrivato solo recentemente e in modo graduale. “Giorni e Onde” e “Città Oceano”, i suoi due album, sono l’incontro ideale tra queste due anime: c’è l’hip hop di ospiti che abbiamo già presentato su queste pagine come Fede Rich Goat, U-Max e T-Shake, ma anche ritmi che tornano alla disco come in “Arcoiris”.

ENNE

Nicola Togni, classe ’94 e un piedino già infilato in circuiti più mainstream grazie a Takagi & Ketra, è uno dei nomi che sembra destinato ad affermarsi nel panorama it-pop a venire. Citazionismo pop ammantato di retro-futurismo – i riferimenti vanno dal “San Junipero” di “Black Mirror” a manga conosciuti anche dai sassi come “Death Note” – e una palette di modelli musicali chiara e dichiarata: nel frullatore finiscono MGMT e Chromatics, i Lust For Youth e un po’ di Tycho, i Crystal Castles e i Daft Punk, Cosmo(tronic), Calcutta e un bel po’ di french touch. In una parola: synth-pop. Ritornelli molto molto tommasoparadisiani, de gustibus.

Ufo Blu

Tra i progetti più genuini, divertenti e interessanti di Bergamo: morbide chitarrine languide pronte a giocare con effettazzi mai invasivi (come il wah wah di “Buonanotte Malta”), groove sempre blandamente funky, fiati a fare capolino qua e là (“Caffè”), cantato costantemente storto. In una parola, trasudano “jazz” da tutte le parti, pur senza mai farlo veramente. Ad oggi sono fuori con quattro singoli, condivisi a qualche mese di distanza, uno più bello dell’altro. Non perdeteveli.

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