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Perché non sono un serial killer? Il ruolo dei geni e dell’ambiente nello sviluppo di potenziali criminali

Articolo. Gli assassini seriali ci suscitano riprovazione, ma subiamo anche il fascino della loro personalità. Esiste qualcosa che ci rende irrimediabilmente diversi da loro? Ne parliamo con il neuroscienziato James Fallon, che venerdì 16 ottobre dalle 21 e 22, porterà il suo contributo a BergamoScienza

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Come avrà il piacere di scoprire chi assisterà in live streaming al suo intervento a BergamoScienza, James Fallon ha i modi familiari e l’aspetto bonaccione del tipico professore americano informale. La sua figura non stonerebbe in un film, dove sarebbe perfetto nel ruolo di mentore del tormentato protagonista. Professore Emerito del Dipartimento di Anatomia e Neurobiologia all’Università della California – e una sfilza di altri titoli – quando lo intervisto chiede di essere chiamato semplicemente “Jim”.

Il contrasto tra la sua persona e il suo ambito di interesse accademico – fra le tante altre cose, i serial killer psicopatici – non fanno che renderlo più affascinante. Un interesse che aumenta sapendo che lui stesso ha i tratti genetici di uno psicopatico e vanta un albero genealogico pieno di assassini. Cosa ha fatto di lui uno stimato professore, invece di un criminale? Questo è il tema del suo incontro “Perché non sono un serial killer?”, dove con Marco Cattaneo parlerà del ruolo dei geni e dell’ambiente.

James Fallon

Una combinazione letale

Studiando il cervello di assassini e serial killer, Fallon riscontra delle caratteristiche comuni: “Hanno tutti danni alla corteccia orbitale, che ha a che fare con i ragionamenti morali, le funzioni sociali, le reazioni emotive”. Un altro aspetto è quello legato al “gene della violenza” (una particolare variante del gene MAOA per la monoamminossidasi A), legato al cromosoma X, che porta a una maggiore tendenza ad un comportamento aggressivo ed impulsivo, specie in situazioni di forte stress. Non che basti possedere questo gene per attivare comportamenti anti-sociali o criminali: “L’aggressività è anche una caratteristica positiva, ad esempio come risposta in caso di attacco – spiega Fallon –. Chi è cresciuto in un ambiente normale può essere più aggressivo della media, ma non immorale”. È questo il grande discrimine: “Un bambino abusato o abbandonato, con forti traumi nei primi anni di vita, se possiede quel gene è portato a sviluppare comportamenti psicopatici violenti”. A essere letale è la combinazione fra fattori biologici e un’esposizione alla violenza in un determinato momento della propria vita.

Un serial killer in famiglia

James Fallon ha avuto un’infanzia felice, ed è a sua volta felicemente sposato e padre di tre figli. È stata sua madre a fargli notare come nel suo albero genealogico, dalla parte paterna, ci fossero sette assassini. Le sue scansioni cerebrali, come ha scoperto lui stesso, sono simili a quelle di killer psicopatici in piena regola. Se non è diventato Hannibal Lecter ma un rispettabile professore lo deve proprio all’essere cresciuto in una famiglia amorevole. Ciò non toglie che abbia riscontrato in sé alcuni tratti tipici della personalità sociopatica: “Tutti gli psicopatici manipolano le persone, io devo trattenermi dal farlo perché ci sono naturalmente portato, per divertimento. Mi controllo e chiedo a mia moglie di avvisarmi quando lo faccio”. Altra caratteristica, l’essere affascinanti: “Se siamo a una festa mi trovo facilmente al centro dell’attenzione, parlo agevolmente con estranei e giovani donne. Per fortuna mia moglie non è gelosa, ma me lo fa notare”. L’essere piuttosto indelicato e privo di tatto è un altro tratto distintivo, che ha imparato a gestire: “Mia figlia dice che sono un bravo padre ma che manco di empatia emotiva”. Paradossalmente è un buon ascoltatore e, per quanto non emotivamente coinvolto, riesce a dare apprezzati consigli.

Narcisismo e autocontrollo

Non c’è un chiaro criterio diagnostico per identificare la psicopatia. Alcuni tratti – come il narcisismo, il sadismo, il comportamento anti-sociale – appaiono anche in altri disordini. “Il narcisismo è una caratteristica comune a molti leader e dittatori. La verità è che alla gente queste personalità piacciono, anche se non vogliono ammetterlo”, spiega Fallon.

Non tutti gli psicopatici sono assassini e non tutti gli assassini sono psicopatici: “Il 40% degli assassini lo è. Altri sono sociopatici, agiscono d’impulso o hanno problemi di droga”, spiega Fallon. L’esempio perfetto di assassino psicopatico, facendo riferimento alla cultura di massa, è Hannibal Lecter, il protagonista de “Il silenzio degli innocenti”: manipolatore, con intelligenza superiore alla media e capacità di pianificazione, assenza di rimorso e totale mancanza di morale.

Per fortuna, solo una minima parte di chi ha tratti psicopatici sviluppa comportamenti anti sociali. “Ho capacità di autocontrollo e non trasformo in azione impulsi e pensieri psicopatici – spiega Fallon –. Per anni, avendo avuto un’educazione cattolica, ho pensato al comportamento psicopatico in termini di “peccato” e lo confessavo al prete, ma questo non mi aiutava perché tutti siamo peccatori e per me era un modo per giustificarmi. Mi è stato più utile cominciare a riconoscere alcuni miei comportamenti come psicopatici e capire come smettere”.

Sito BergamoScienza

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