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#fareserata: Vava77, i vecchi cinema, il solito pub e i concerti (come i Pooh al Lazzaretto nel 1987)

Articolo. Abbiamo chiesto a Daniele Vavassori, doppiatore e cantante demenziale, come trascorre il tempo libero: consigli, ricordi, confessioni, nostalgie e voglia di vivere il presente

Lettura 3 min.
Vava77

Lavoro e passioni si mischiano nella quotidianità del Vava77, poliedrico performer della nostra provincia, famoso per i suoi video virali doppiati in bergamasco, ma anche come cantante e videomaker. Il cinema e la musica lo accompagnano da una vita e sono diventate parte del suo modo di esprimersi. “Entrambe le porto nelle mie parodie e nei miei lavori in generale”, spiega lui. Inevitabile che anche il tempo libero sia in gran parte dedicato a questi temi.

Il cinema perduto

Cominciamo con una nota malinconica. Un tema che al Vava sta moltissimo a cuore: la scomparsa dei cinema da Bergamo. “Mi rattrista molto la situazione delle sale in città, che sono ormai decimate. Sembra lontanissima la gloria di quei punti di ritrovo che facevano di Bergamo una città molto più viva di quanto non lo sia ora. Sogno di parlare al sindaco di questo mio sassolino nella scarpa, sempre che sia in suo potere un cambio di rotta in tal senso. Ricordo quando all’inizio degli anni ‘90 andavo al cinema il sabato sera con i miei genitori e se c’era il tempo ci si fermava per una pizza o una spaghettata alla Bella Napoli di via Taramelli, dal mitico Pasquale. Adesso mi piange il cuore quando passo vicino al vecchio Astra e vedo il negozio di una grande catena”.

L’ingresso del Cinema Astra prima della demolizione
(Foto Beppe Bedolis)

Ora, con i figli piccoli (un ragazzino 12enne e una bimba di 6), al cinema il Vava ci va meno, complici anche le grandi piattaforme web: “Netflix ci ha viziati. A me piace molto guardare i film con le cuffie, in lingua originale”. Un’abitudine che lo ha aiutato a conoscere e parlare perfettamente inglese, come possiamo apprezzare anche da alcuni suoi video.

Il Pub di sempre

Il Vava non è affezionato a locali particolarmente glamour: il suo punto di riferimento è il Pub San Pietro di Alzano Lombardo, il primo e anche l’unico locale di aggregazione e di ritrovo negli anni a ridosso della maggiore età. Tutt’ora in attività con la stessa gestione dal 1993, trova la sua forza proprio nell’essere sempre uguale a sé stesso: “I soci Paolo e Massimo hanno la loro clientela di affezionati. Ancora adesso noi amici del paese ci vediamo lì se dobbiamo festeggiare un compleanno. Siamo cresciuti fra quei tavoli e quando siamo sganciati dalle famiglie ci torniamo. Propone cose semplici ma fatte bene, vino e panini buoni. Secondo me il pub è quello”.

Una gioventù poco bruciata

Come si è intuito, il Vava ha sempre apprezzato e cercato la compagnia e la condivisione: “Ho la fortuna di frequentare gli stessi amici che ho avuto vicino dall’adolescenza e anche dall’infanzia. Andavo poco in discoteca, più volentieri al pub con gli amici a parlare, scherzare e fare progetti”. Ma se dobbiamo citare una discoteca, il nome da fare è l’Antares di Albino, recentemente demolita. “La discoteca è stata un punto di riferimento per un breve periodo la domenica pomeriggio verso i 16 anni. Si prendeva il pullman dalla pensilina di Alzano e si andava all’Antares. Mi è spiaciuto l’anno scorso quando l’hanno spianata, so che avevano fatto una festa con dj set prima che la abbattessero, ma non ero riuscito ad andare”.

Il murales sull’ex discoteca Antares di Albino prima della demolizione
(Foto Simone Masper)

Da Alzano alla città

Il paese del Vava è Alzano, anche se ora abita a Torre de’ Roveri, che sta imparando a vivere grazie ai figli. “Sono cresciuto ai piedi del Serio e al parco Montecchio, dove andavo con gli amici e le prime morosine. Un tempo il parco era della villa della famiglia Pesenti, che aveva una voliera, ora tutta arrugginita, davanti all’attuale biblioteca. Ci volai sopra con la bici da piccolo, in compagnia di mio nonno, e finii al Pronto Soccorso di Alzano ”.

Frequenta poi i luoghi storici di Bergamo, da Città Alta a Piazza Pontida. “Ricordo con simpatia quando il Ducato di Piazza Pontida mi ha nominato cavaliere, perché li ho sostenuti in alcuni progetti di beneficenza”.

Che sorpresa il Druso

Il Druso, a Ranica, è uno dei punti di riferimento per la musica live nella bergamasca. “È impressionante la qualità dei musicisti che sono riusciti a portare. Ricordo di essere andato a sentire il batterista Steve Gadd, 50 anni di carriera, uno dei più grandi di tutti i tempi, e pensavo: ‘Pazzesco che sia a Ranica!’ È magica questa cosa. Una sensazione simile ho provato con Michael Landau, che in Italia conosciamo per l’assolo di Angeli di Vasco Rossi, ma in realtà è uno di quei musicisti con un’apertura mentale pazzesca. Non saranno nomi commerciali, ma di grandissimo spessore, e con loro molti altri”.

Steve Gadd al Druso
(Foto Rossetti Foto)

Tra gli altri ricordi “musicali” del Vava a Bergamo: “I Pooh al Lazzaretto, nel 1987. Lo dico spesso a Roby Facchinetti quando lo incontro: da piccolo mi fece un’impressione pazzesca. Poi ricordo con piacere, da teenager, di avere sentito Jovanotti al Palazzetto dello Sport, e Vasco allo stadio, era il tour de Gli spari sopra”.

Un uomo da divano più che da palestra

Dal fisico scattante non si direbbe, ma il Vava si definisce uomo da divano più che da palestra. “Lo sport non ha mai suscitato il mio interesse. L’ho praticato in gioventù, ma non ne ho mai tratto grandi soddisfazioni. Seguo l’Atalanta insieme a mio figlio perché è lui che mi ha fatto appassionare. Mi ero deciso a portarlo allo stadio, ma poi è arrivato il Covid. Mi piace ogni tanto andare in moto, ma non è la mia passione primaria”.

La passione principale resta lavorare sui video: “Per me è come il bricolage, non c’è distacco fra mestiere e hobby e mi piace coinvolgere la famiglia nelle riprese o nel montaggio. Negli anni, oltre ad essere spesso il protagonista dei miei video, ho dovuto imparare a utilizzare i programmi di montaggio per poter ultimare il lavoro di ripresa fatto insieme ai miei collaboratori. Recentemente la passione per questo mondo mi ha spinto a voler conoscere meglio l’aspetto legato alle riprese, diventando pian piano io stesso cineoperatore e dando un piccolo contributo ai filmati usando la telecamera. Il lockdown mi ha tolto alcune libertà, ma mi ha regalato molto tempo che ho usato per approfondire molti aspetti legati a questo mondo”.

Pagina Facebook Vava77

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