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Lo splendore imperfetto dei corpi che danzano di Silvia Gribaudi

Intervista. La gioia liberatoria del movimento nello spettacolo della coreografa torinese che al Lazzaretto porta “Graces”. Appuntamento l’8 agosto. Con la possibilità di riscoprire la bellezza unica di ogni essere umano

Lettura 5 min.
“Graces” di Silvia Gribaudi (Fabio Sau)

Un volo per Mosca per raggiungere l’Hermitage di San Pietroburgo è la prima opzione. La seconda e più accessibile è un diretto Orio al Serio-London Stansted, per raggiungere il Victoria and Albert Museum. Qui si possono vedere dal vivo le due versioni esistenti al mondo delle Tre Grazie dello scultore neoclassico Antonio Canova, le tre figlie di Zeus: Eufrosine, Algaia e Talia, portatrici di splendore, prosperità e gioia nel mondo. Due sculture, un metro e ottanta di armonia e bellezza in marmo bianco, da ammirare dal vivo, nella loro perfetta immobilità. Oppure una terza alternativa è sedersi nel quadrato verde del Lazzaretto e guardare, dal vivo, i tre grazie (più una) di “Graces”, nell’imperfetta, umana e sorridente versione di Silvia Gribaudi.

Tre danzatori, insieme all’artista e coreografa torinese, ribaltano il canone classico della perfezione, portando sul palco una realtà liberatoria, che sfugge alla simmetria, alle proporzioni della bellezza greca stampata sui libri o che ci scruta dalle teche dei musei. Vincitore del Premio Danza&Danza come miglior Produzione italiana del 2019 e Vincitore dell’azione CollaborAction #4, lo spettacolo andrà in scena l’8 agosto alle 21.30 (biglietti su Vivaticket.it), nell’ambito della collaborazione tra i Festival Orlando e Danza Estate (e con il supporto di Lazzaretto on stage). Corpi, identità, relazioni e possibilità al Lazzaretto incontrano danza, coreografia e sperimentazione in “Graces”, che per il critico spagnolo Roger Salas è “l’incontro della danza con la comicità cruda ed empatica”.

Empatica è proprio la parola che più mi sta a cuore di quella definizione” spiega Silvia Gribaudi, che da tempo esplora le arti performative, tra danza e teatro, aprendo spazi di relazione con il pubblico, lavorando col corpo esposto in movimento, anche per questo spettacolo, che nasce da una cascata di domande: “Cosa è la bellezza? Come si manifesta? Che idea abbiamo della bellezza? Quanto quando guardiamo dei corpi li definiamo? Quanto ci sentiamo liberi di muoverci e quando? E se sì in che modo?”.

SV: Avete lavorato a Graces procedendo in questo modo? Domande su domande?

SG: Sì, lo spettacolo è nato a Bassano del Grappa, dove ci sono i bozzetti delle Tre Grazie di Canova, puro stile neoclassico, armonia di corpi e armonia di forme. Poi ci siamo chiesti: oggi quell’armonia dove si trova? È il maschile, è il femminile? Le tre dee portano splendore, prosperità e gioia, ma come possiamo oggi portare queste qualità al mondo e agli spettatori?

SV: Come l’avete fatto?

SG: Con l’ironia, lavorando insieme a Matteo Maffesanti (che cura la regia e ai danzatori), Matteo Marchesi (che è di Bergamo), Siro Guglielmi e Andrea Rampazzo. Ci siamo interrogati sul modo di riproporre le qualità di queste tre dee. Abbiamo ragionato sul concetto di grazia, che molto spesso associamo al femminile, al modo in cui la bellezza si traduce e trasforma e poi abbiamo cominciato a danzare. I tre performer, le nostre tre grazie, sono dei virtuosi, estremamente bravi a rendere molto umano qualcosa di divino come il concetto di armonia tra umano e natura attraverso la danza, portando l’idea della bellezza nella quotidianità.

SV: E in scena cosa ci aspetta?

SG: Per ognuno qualcosa di diverso: quando guardiamo lo spettacolo, grazie all’azione dei neuroni specchio che ci permettono di capire rapidamente il comportamento degli altri, entriamo in empatia con i performer e il nostro corpo, anche se siamo seduti, comincia a danzare. Le nostre cellule cominciano a muoversi e quello che accade in scena si rivela una continua possibilità inaspettata per chi guarda. Apriamo continuamente scatole nuove, finché non c’è più alcuna scatola da aprire, ma solo una porta aperta su un flusso al centro del quale c’è la relazione umana, il dialogo, il virtuosismo della danza e una coreografia che genera il sorriso.

SV: Lei ha parlato più volte di empatia, quella capacità di immedesimarsi nei panni dell’altro o dell’altra, del sentire quello che sentono e di comprenderlo come fosse nostro. Che significati assume per lei questo termine quando lo si porta nel contesto della danza e della performance?

SG: Quello che portiamo in scena, sia io sia i performer, sono corpi esposti, che rappresentano l’umanità stessa: corpi molto diversi che trovano armonia nella diversità, la nostra diversità di esseri umani. Ci siamo tutti noi dentro. In più c’è anche qualcosa di ironico e comico che ci fa sorridere vedendo questi corpi, ci sono i loro punti di forza, ma anche le loro fragilità, è uno spettacolo crudo, ma anche molto sincero. In tutti i miei lavori la carne è esposta in maniera gioiosa, felice e il corpo in ogni momento può essere quello che è nei suoi limiti e nelle sue opportunità.

“Graces” di Silvia Gribaudi
(Foto Matteo Maffesanti)

SV: Un corpo che può essere ciò che è nei limiti e nelle opportunità è un’idea che dalla danza potrebbe dare molto anche a chi non la pratica....

SG: Io ho cominciato molto piccola, ora ho 46 anni e so che andrò avanti per sempre in questo grande lavoro di conoscenza del corpo che è la danza. Ogni giorno danzare ti porta ad ascoltarne i cambiamenti, muta la percezione di ciò che puoi continuare a fare rispettando la tua evoluzione biologica e il passare del tempo. In ascolto puoi vivere il tuo corpo così come è, in ogni momento, è una libertà immensa, anche perché pure un corpo bloccato può danzare. Sentire stomaco, fegato e respiro, ascoltarci e conoscerci ci permette di trovare valore nell’essere così come siamo, è con il nostro corpo che dobbiamo avere un rapporto e un dialogo positivo in primo luogo, per generare una danza con noi stessi e con altri corpi nella loro diversità, anche nel quotidiano.

SV: Ci sono grandi momenti di ironia e autoironia in “Graces”. Quanto è importante per lei il comico?

SG: Il comico è magico, riesce a trasformare ogni situazione, anche la più tragica, permettendoci di riuscire a guardare anche ciò che fa male e di parlare di qualcosa di scomodo e difficile. In scena e nella vita penso sia un talento, che fa star meglio se stessi e gli altri, genera un’emozione che fa girare l’energia. Il comico riesce a trasformare anche l’aggressività, è un po’ violento di per sé anch’esso, ma è la versione sana e costruttiva di quell’energia che potrebbe distruggere, ma che invece può destrutturare il fuoco del conflitto. Il comico alleggerisce tutto pur dicendo la verità, solamente guardando le cose da un altro punto di vista.

SV:Sometimes it’s difficult, you know, but you have the power”. (“A volte è difficile, sai, ma tu hai il potere. Devi spingere!”) è una frase che riecheggia nello spettacolo, quasi una dichiarazione di intenti...

SG: Prima del Covid lo intendevamo come un modo di spronarci ad andare avanti, sia a livello autoriale nello spettacolo, sia come società. Poi dopo questo blocco nelle vite di tutti le cose sono cambiate. Quello spingere ora non è più in avanti, ma in profondità. Siamo felicissimi di venire a Orlando, è una delle nostre prime date dopo lo stop, è un piacere venire in una città che ha tanto sofferto, portando uno spettacolo liberatorio come Graces. Non potremo finire la serata incontrando il pubblico come avremmo voluto, ma è bellissimo scoprire che quell’incontro avverrà in un altro modo. L’empatia prescinde dal contatto fisico, è nel nostro potere di esseri umani e nel ritrovarci. Solo lo spettacolo dal vivo può farci scoprire questa relazione così intima e universale.

Liberare la bellezza delle donne a ogni età con “OverTour”

Una coreografa, Silvia Gribaudi, un videomaker, Andrea Zanoli e tre donne con più di 60 anni, che hanno scelto di mettersi in gioco per “liberare la bellezza e la grande forza rinchiuse al di là dei tabù e dei canoni imposti ai corpi, rispetto alle categorie di età”. “Overtour” è il titolo di questo progetto speciale nato nel 2018 e organizzato su tre residenze: Armunia a Castiglioncello, Arboreto a Mondaino e infine Orlando Festival/Festival Danza Estate a Bergamo. Domani sera a Esterno Notte Silvia Gribaudi presenterà il risultato di questi incontri partendo dalla voce delle protagoniste: appuntamento alle 21, seguirà la proiezione del film “Happy Ending” di Hella Joof, (ore 21, biglietti su 18tickets.it).

Sito Festival Orlando
Sito Festival Danza Estate

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