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“3 secondi prima… 3 secondi dopo”, la storia di Andrea. Quasi morto per rinascere (e pensare a un catamarano per disabili)

Articolo. Lo spettacolo di Teatro Pedonale sabato 17 luglio a Covo per deSidera Teatro Festival. Un debutto che racconta una rinascita: “Senza questo incidente e questa barca forse non avrei avuto questa possibilità e apertura verso gli altri”

Lettura 3 min.

A volte nelle nostre vite succedono cose che non diresti mai. Sono punti ciechi che separano il prima da un dopo incerto e indefinibile, spesso tutt’altro che positivo, eppure carico di possibilità. Così è successo ad Andrea Stella, che nel 2000 durante un viaggio dopo la laurea in Giurisprudenza rimane vittima di alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi da quattro sconosciuti in passamontagna, sulla strada che da Fort Lauderdale porta a Miami.

Andrea si ritrova a terra, le due pallottole hanno colpito fegato, polmone e colonna vertebrale; la ferita al fegato è gravissima, Andrea sta morendo ma sta anche iniziando la sua vita nuova: “quando mi hanno portato in ospedale ero vigile – racconta – non avevo reagito, non avevo fatto nulla, ...mi ricordo che quando mi sono svegliato dal coma indotto, dopo 35 giorni, ho chiesto alla polizia perché mi avessero sparato visto che non avevo minimamente reagito, mi hanno risposto che ero in un posto troppo vigilato e tranquillo per trovare dei professionisti della rapina”.

Andrea Stella

Quando si risveglia Andrea non cammina più. Torna in Italia e fa 4 mesi di riabilitazione e impara ad usare la carrozzina. “Il pensiero di farla finita era il primo del risveglio, e l’ultimo prima di coricarmi – riferisce nella sua biografia – Ma intanto i mesi passano: mio padre mi sprona, cerca di tenere vivo il mio Spirito prima del fisico: ‘Perché non torni in barca a vela? La tua passione!’”.

“Se ci torno – pensa – devo potermi muovere sulle ruote come prima facevo con le mie gambe, esisterà pure una barca che me lo permetta!”. No, non esiste. La inventerà lui. “A volte si cominciano a fare le cose perché ci si trova dentro, così è stato per me il volontariato. Dapprima un bisogno personale, la barca, mi ha aiutato a superare i miei limiti e dopo un desiderio di condivisione con gli altri. Senza questo incidente e questa barca forse non avrei avuto questa possibilità e apertura verso gli altri”.

Nasce così il catamarano “Spirito di Stella”, l’unico catamarano accessibile ai disabili. Andrea adatta la sua passione (la vela) alla sua condizione (la disabilità) per lui e per tutti. Aveva ogni motivo del mondo per pensare solo a sé stesso, e invece: “Un catamarano da crociera come questo è un mezzo che, poggiando su due scafi, non sbanda, non si inclina e quindi era presumibile pensare di potersi muovere con una carrozzina”.

Lo Spirito di Stella

In 18 mesi il cantiere di Mattia e Cerco costruisce il catamarano, con un numero di bagni e cabine identico agli altri catamarani ma più spaziosi. “Dove passo io, camminano meglio tutti”. Ci sono poi due ascensori che portano alle cabine, un’apposita passerella per salire a bordo e addirittura un sollevatore con un’imbragatura speciale che permette ai disabili di fare il bagno. Insieme al catamarano “Spirito di Stella” nel 2003 nasce anche una Onlus con lo stesso nome. Organizza eventi ed attività legati alla disabilità. Il progetto WOW – Wheels on Waves che nel 2018 ha circumnavigato l’Italia in 16 tappe e altrettante città italiane, dove lo “Spirito di Stella” ha ospitato 20 persone per ogni tappa alle quali è stata proposta una lezione teorica sulle nozioni della nautica in barca a vela per affrontare l’uscita in mare, nella quale hanno potuto timonare l’imbarcazione in autonomia, grazie ai meccanismi a sforzo zero presenti – nel 2017, invece, WOW ha visto il catamarano salpare da Miami per una traversata oceanica di tre settimane da New York fino al Portogallo.

Ma non è tutto. “Spirito di Stella” ha organizzato anche “Spirito libero”, una scuola vela gratuita per persone disabili; dei seminari universitari, un corso di sci e molto altro. “Il bisogno personale, la voglia di tornare in mare mi ha fatto costruire lo Spirito di Stella. Il desiderio poi di avere la stessa libertà, autonomia ed indipendenza che ho sulla barca nella vita di tutti i giorni, mi ha fatto pensare e ideare il Klick ”. Ovvero un ruotino elettrico in grado di rendere le carrozzine dei disabili motorizzate e di muoversi in un ambiente urbano con tante barriere e ostacoli.

Klick è una tecnologia nata all’interno della Klaxon Mobility, creata insieme all’amico Enrico Buaretto, anche lui disabile: “con Enrico siamo diventati amici grazie alla passione comune della vela, e nel sociale abbiamo fatto i primi progetti assieme, poi la voglia di fare impresa con una mission forte, cioè ‘ideare e costruire oggetti e tecnologie che migliorano la qualità della vita alle persone con difficoltà motorie’”.

3 secondi prima 3 secondi dopo
(Foto Maria Luisa Paolillo)

La storia di Andrea Stella – che ha scritto anche dei libri sulla sua esperienza – è diventata anche uno spettacolo teatrale, “3 secondi prima… 3 secondi dopo”, che debutterà sabato 17 luglio (ore 21.15) al Parco Cortile Tirloni di Covo (via M° Giulio de Micheli 12; in caso di maltempo Oratorio San Tarcisio, via al Castello 9) per deSidera Teatro Festival.

Una produzione di Teatro Pedonale con Matteo Bonanni in scena e la regia di Matteo Riva, che ha curato anche la drammaturgia. “3 secondi prima… 3 secondi dopo” racconta la storia di Andrea Stella, la sua capacità di trasformare la disabilità in abilità. Una storia imprenditoriale, certo, “ma Andrea è molto di più – come spiegano l’attore e il regista nella presentazione dello spettacolo – è una storia diversa, al cui centro non ci sono lavoro o disabilità, ma sogni e desideri di libertà”.

“3 secondi prima… 3 secondi dopo” narra una possibilità di rinascita, cambiando lo sguardo su ciò che si ha intorno. Perché la realtà non è una sola, ma è ciò che vedi. E soprattutto ciò in cui credi. “Andrea, cosa faresti se potessi tornare indietro con l’orologio?”, “Beh, credo che tornerei a camminare, se me lo proponessero, questo è indubbio. Ma non se il prezzo da pagare fosse perdere questi diciotto anni di esperienza che mi hanno permesso di capire tante cose”.

Sito deSidera Teatro Festival

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