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Ai confini del giusto: la storia di Lydia Gelmi Cattaneo

Intervista. Uno dei debutti dell’edizione 2021 di deSidera Teatro Festival. Dopo un lungo approfondimento, lo spettacolo dedicato alla prima Giusta tra le nazioni

Lettura 4 min.

Mercoledì 14 e giovedì 15 luglio, alle ore 21.15 a Bergamo presso il Castello di Valverde (via Maironi Giovanni da Ponte) debutta lo spettacolo “Lydia tra le nazioni”, dedicato alla figura di Lydia Gelmi Cattaneo.

Si tratta di una produzione Teatro de Gli incamminati e deSidera Teatro, scritto da Mara Perbellini. Il regista Paolo Bignamini ha diretto le attrici Angela Demattè e Maria Laura Palmeri, le scene e i costumi sono a cura di Maria Paola Di Francesco, mentre il disegno luci di Simone Moretti.

Come probabilmente è già noto, tutti gli spettacoli di deSidera sono a ingresso libero tranne dove indicato. Per garantire al pubblico la necessaria sicurezza è obbligatorio prenotarsi. Viene inoltre richiesta al pubblico la collaborazione nel disdire la prenotazione o comunicare l’assenza, per permettere a chi non ha potuto trovare posto di prendere parte allo spettacolo (qui il link per prenotare lo spettacolo).

Nel 1974 la fondazione Yad Vashem – l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme – conferisce alla bergamasca Lydia Gelmi Cattaneo, prima tra i lombardi, il titolo di “Giusto tra le nazioni”, per aver salvato numerosi ebrei tra il 1943 e il 1944. La vita di questa donna, straordinaria e coraggiosa, è oggi poco nota se non totalmente sconosciuta (anche se nei mesi scorsi un documentario, che ha ispirato lo spettacolo, è stato un modo per togliere dalla polvere della Storia la figura di Lydia).

La targa dedicata a Lydia Gelmi Cattaneo nel giardino dei Giusti allo Yad Vashem

Madre di quattro figli, si distingue sin da giovanissima per il suo spiccato interesse per la cultura e per la sua ambizione ad ergersi “sulla cima del mondo”. Miniaturista, amica d’infanzia di Papa Roncalli, è stata tra le prime donne ad ottenere la patente di guida. Personalità eclettica e moderna, esponente dell’alta borghesia, con grande coraggio e determinazione si prodigò per gli ebrei, per i partigiani, per i prigionieri stranieri in fuga ma anche per coloro che, vicini al governo fascista, caddero in disgrazia subito dopo la caduta del regime.

Lo spettacolo prende spunto proprio dalla sua avventurosa vita per raccontare un momento storico complesso. La vicenda di Lydia pone – a noi stessi e al pubblico – una domanda scomoda: è giusto salvare, oltre alle vittime, anche dei criminali, quando sono in pericolo di vita? La prima a chiederselo è Irene Weiss, una ragazza ebrea che Lydia ha nascosto in casa sua dal gennaio del 1944 fino alla fine della guerra. Lydia è chiamata a rendere conto delle sue azioni di fronte alla sua coscienza e a un simbolico tribunale della Storia. Sarà proprio Irene a riuscire ad andare oltre alla logica della vendetta, dell’occhio per occhio e dente per dente, salvando Lydia da una possibile condanna ai nostri occhi. Perché il cuore delle due donne – e il cuore del racconto – è che una vita è una vita. E colui che salva una vita in pericolo salva l’umanità intera.

Questo spettacolo è la seconda tappa di una lunga ricerca che deSidera ha dedicato a Lydia. La prima ha visto la realizzazione di un documentario dedicato alle scuole, curato dal nostro Mirco Roncoroni, da Chiara Bettinelli di deSidera, da Elisabetta Ruffini di ISREC e dalla drammaturga Paola Bigatto. A dirigere documentario e spettacolo è il già citato Paolo Bignamini, a cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Paolo Bignamini

CD: Cosa vi ha spinto a lavorare a questo spettacolo?

PB: La ricerca è iniziata lo scorso anno da un’idea di Chiara Bettinelli, una delle anime di deSidera e testa di questo progetto. Grazie alla messinscena di uno spettacolo al castello di Valverde – storica abitazione di Lydia Gelmi Cattaneo – durante la scorsa edizione di deSidera Festival, l’organizzazione è venuta a conoscenza delle vicende di questa donna dalla vita straordinariamente interessante, ma meno nota di quanto dovrebbe essere.

CD: Insomma volevate saperne di più…

PB: Già. Questo incontro ha suscitato il legittimo desiderio di scoprire di più sulla sua figura tanto rilevante e anche capire per quale motivo non fosse nota. Così è iniziato un lungo percorso di studio condotto in prima persona da Chiara Bettinelli e che ha avuto una tappa intermedia a gennaio di quest’anno nella realizzazione di un video-documentario che ha messo insieme tutti gli elementi raccolti. A partire da quello, la sceneggiatrice e drammaturga Mara Perbellini ne ha scritto un testo teatrale.

CD: Quale credi sia il motivo per il quale Lydia non è conosciuta sul territorio?

PB: Non è così semplice capire quale sia il motivo più profondo. Ci sono diverse possibilità che noi abbiamo provato a dare a noi stessi. Innanzitutto quella di Lydia Gelmi Cattaneo è una personalità molto sfaccettata, molto moderna per l’epoca in cui si inserisce, era una delle poche donne ad avere la patente di guida. Aveva una personalità forte, difficilmente adattabile ad una cornice precisa, forse questo ha contribuito a renderla una figura “irregolare”. Inoltre lei ha sempre mantenuto un profilo riservato riguardo alla sua incredibile attività meritoria di salvataggio di persone ebree.

CD: Come se lei stessa preferisse non essere raccontata. Come si rappresenta questa riservatezza?

PB: È un tema che ci ha dato molto da pensare durante la costruzione del lavoro. Non soltanto in merito alla sua riservatezza, ma anche rispetto al mettere in scena storie di vita realmente accadute, che coinvolgono e si riferiscono a persone esistite. Stiamo portando in scena una drammaturgia liberamente ispirata a dei fatti, che però ci sono stati, sono accaduti. Questo ci obbliga ad un carico maggiore di responsabilità nel rapportarci con quelle storie. Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla drammaturgia proposta da Mara Perbellini il rapporto tra realtà e racconto, tra legittima finzione letteraria e fatti realmente accaduti, è stato oggetto di approfondita ricerca.

CD: La sottile linea che separa la licenza narrativa dalla realtà documentata…

PB: Volevamo capire quanto fosse chiaro che quel che stavamo raccontando era uno spunto e quando invece eravamo in dovere di essere filologici e rispettosi della storia. Ovviamente abbiamo dovuto cercare un equilibrio, non è stato semplice trovare il modo di raccontare qualcosa di cui sai di non far parte, di cui sei osservatore: sei obbligato a scegliere un punto di vista. Da un lato è stato necessario il rispetto per questa storia straordinaria, dall’altro abbiamo cercato il punto centrale per noi, ovvero il bene oggettivo che i gesti eroici di Lydia Gelmi Cattaneo rappresentano.

CD: Infatti non si tratta di un monologo, ma a due.

PB: In scena ci sono due attrici. Si è scelto di raccontare questa storia a partire da un dialogo tra Lydia e Irene, figlia della famiglia Weiss che Lydia ha aiutato a fuggire in svizzera. Poco prima della partenza Irene si ruppe una gamba, essendo così impossibilitata a partire rimase nascosta in casa Gelmi Cattaneo per molti mesi.

Sito deSidera Teatro Festival

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