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“Appuntamento con la Storia”: portare la Storia a teatro, una “cassetta degli attrezzi” per il futuro

Articolo. La nuova sezione della programmazione della Fondazione Teatro Donizetti fa fiorire un discorso importante dalle narrazioni di momenti forti della Storia, che parla di responsabilità, giustizia, senso critico. Oltre agli spettacoli, mostre, dibattiti, approfondimenti, soprattutto per le giovani generazioni

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Nel poco tempo che ci resta di César Brie (Laila Pozzo)

È con la consueta cura per la qualità artistica e per la costruzione di percorsi di riflessione attorno all’esperienza teatrale che la Fondazione Teatro Donizetti propone alla cittadinanza una novità della stagione 2021-2022. Gli spettacoli di “Appuntamento con la Storia”, una nuova sezione del cartellone teatrale, affiancano e in parte si intrecciano ai titoli della stagione di Prosa e di Altri percorsi, arricchendo ulteriormente il programma del teatro cittadino.

“L’idea sorge sia da spunti interessanti che ci sono arrivati dal panorama teatrale, sia dall’intento di valorizzare il momento storico che stiamo vivendo, in qualche modo epocale, e in cui può essere utile recuperare momenti che hanno segnato il nostro paese”, spiega Maria Grazie Panigada, direttrice artistica della Stagione di Prosa e di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti.

“Sono molto soddisfatta”, continua Panigada, “il lavoro su questa sezione è stato complesso e approfondito e ci ha permesso di sviluppare una progettualità molto articolata, avvalendoci di importanti collaborazioni”. Così, accanto allo spessore teatrale dei titoli proposti – tre spettacoli tra loro estremamente diversi per temi, registri e linguaggi – è stato possibile organizzare vari incontri e occasioni di scambio: “Il mio lavoro ovviamente è quello di ricercare una qualità artistica, ma senza mai prescindere dal nostro ruolo come spazio di confronto per la cittadinanza, per gli spettatori, per i giovani”.

“È bello vivere liberi”

A dare il via alla serie di “appuntamenti”, giovedì 27 gennaio alle 20:30, sarà Marta Cuscunà con il suo “È bello vivere liberi” (scopri l’evento), che segna il mese della commemorazione del Giorno della Memoria. La storia di Ondina Peteani, giovane e appassionata partigiana e staffetta della Venezia Giulia, deportata ad Auschwitz nel 1944, viene raccontata dall’attrice con il fascino di un modernissimo teatro di figura. “Inizialmente il registro è leggero, con tratti comici, e trasmette l’entusiasmo e la vitalità di Ondina, appena diciassettenne durante gli anni del Fascismo, quando si impegna politicamente”, spiega Panigada. “Eppure, pian piano diventa chiaro che questa ragazza sta andando incontro alla Storia, la sua scelta è inevitabile. È proprio questo che emerge fortemente dalla testimonianza e dal racconto che ne fa Cuscunà, talentuosissima attrice: il senso di responsabilità. È il lascito per i giovani di oggi, quello in cui possono riconoscersi”.

È bello vivere liberi di Marta Cuscunà
(Foto Marco Caselli Nirmal)

Nell’idea di regalare uno spazio di riflessione, dopo tutti e tre gli spettacoli sarà possibile partecipare a un incontro che mette in dialogo i protagonisti con gli spettatori, con Panigada come moderatrice. Dopo “È bello vivere liberi!” sarà presente, oltre alla regista e attrice dello spettacolo, Gianni Peteani, figlio di Ondina, e Anna Di Gianantonio, autrice della biografia della partigiana a cui è ispirata la pièce. In più, grazie a una collaborazione con Isrec, verrà proposta una mostra sulle partigiane della bergamasca, nell’ambito di un più ampio lavoro incentrato sulle figure femminili della Resistenza: “È l’idea che fa il coraggio: storie di donne e di resistenza in bergamasca” sarà presentata nel foyer del teatro e resterà visitabile per tutta la settimana.

“Nel poco tempo che ci resta”

Visto che sono proprio le giovani generazioni i destinatari principali degli “Appuntamenti”, è con particolare attenzione che sono stati pensati i percorsi per le scuole. Il 28 gennaio è prevista una matinée di “È bello vivere liberi!” per le classi e un’altra matinée è stata organizzata per il secondo spettacolo della rassegna, in scena a febbraio, giovedì 17 alle 20:30 e venerdì 18 alle 10:30. “Nel tempo che ci resta” (qui l’evento) è un lavoro frutto di due anni di ricerca teatrale di César Brie intorno alle figure di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e il pentito di mafia Tommaso Buscetta, messo in scena da Brie stesso. Sul palco, cinque figure fantasma (oltre ai tre uomini, le mogli di Falcone e Borsellino, Francesca Morvillo e Agnese Piraino Leto) che dialogano e rievocano frammenti delle loro storie, intessendo spontaneamente un affresco di un’Italia segnata da stragi mafiose e intrighi politici, ma anche dal senso del dovere, dal coraggio e dalle scelte dei singoli.

Nel poco tempo che ci resta di César Brie
(Foto Laila Pozzo)

“César Brie ha una straordinaria capacità di rendere un atto politico un gesto poetico, con totale naturalezza”, commenta Panigada. “Trovo in lui una coerenza di vita: ha saputo incarnare nel suo lavoro il suo pensiero in un modo che definirei esemplare. Partendo da trovate sceniche semplicissime è in grado di evocare e strutturare storie estremamente complesse in tutta la loro forza, come può esserlo questa narrazione in particolare”.

Con questo spettacolo la Fondazione Teatro Donizetti ha instaurato un’altra importante connessione, con la sezione bergamasca del Centro di promozione alla legalità, nell’ambito di una più ampia rassegna incentrata sull’educazione alla legalità. “Sono circa 400 i ragazzi coinvolti nelle iniziative proposte”, aggiunge Panigada.

“Con il vostro irridente silenzio”

A chiudere “Appuntamento con la Storia” (venerdì 22 e sabato 23 aprile, alle 20:30), sarà un altro protagonista indiscusso della scena teatrale italiana: Fabrizio Gifuni che “Con il vostro irridente silenzio” (scopri l’evento) si immerge in un altro capitolo drammatico della storia del nostro Paese, la prigionia e l’assassinio di Aldo Moro. Gifuni segue il suo filo di ricerca su un’idea di “antibiografia di una nazione”, entrando nel cuore del pensiero più vivo, pulsante eppure anche squisitamente politico e teorico di Moro, partendo dal famoso memoriale che scrisse durante i suoi 55 giorni di reclusione.

“È un titolo che abbiamo voluto fortemente”, dichiara Panigada, “un enorme lavoro di Gifuni, che crea una riflessione potentissima su quegli anni, una storia assolutamente da raccontare, che ha segnato uno spartiacque nella storia italiana”. La progettualità legata a questo spettacolo è stata particolarmente impegnativa, incentrata sulla collaborazione con Ivo Lizzola, docente dell’Università di Bergamo. “Abbiamo lavorato su due temi: la giustizia e il rapporto tra democrazia e le giovani generazioni. Le classi sono state coinvolte anche con una serie di incontri con figure significative del mondo universitario, circondariale, educativo; abbiamo voluto creare un filo di riflessione partendo dal pensiero che scaturisce dalle parole di Moro, ciò che emerge dal suo discorso: un tema su tutti, quello sulle carceri e il pensiero educativo che ne deriva. La figlia di Moro, Agnese Moro, da tempo porta avanti un progetto sulla giustizia riparativa”.

Con il vostro irridente silenzio di Fabrizio Gifuni
(Foto Musacchio, Ianniello,Pasqualini)

Sempre con un’ottica di contatto con ragazze e ragazzi: l’incontro al termine dello spettacolo avverrà con Gifuni e con il nipote di Aldo Moro, più vicino, come età e come sguardo, ai giovani. Tutte le attività organizzate, poi, sono di tipo laboratoriale e vanno in un senso di coinvolgimento attivo dei ragazzi. “Senza mai allontanarci dal nostro veicolo, cioè il mezzo teatrale, vogliamo far sì che gli spettacoli diventino testo e pretesto per riflettere sulla Storia”.

La Storia raccontata nella rassegna, poi, è quella delle ferite aperte: “Le deportazioni e la seconda guerra mondiale sono capitoli dolorosi della nostra storia, ma gli spaccati rappresentati dagli altri due spettacoli sono sicuramente controversi, ancora oscuri. I punti di vista restano aperti. In questo, posso dirlo, abbiamo avuto un po’ di coraggio, così come ha avuto coraggio chi li ha messi in scena. Per questo è fondamentale rivolgerci ai giovani: vogliamo che sviluppino il senso critico necessario per analizzare e affrontare presente e futuro. Una cassetta degli attrezzi da cui trarre degli strumenti”.

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