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«deSidera» porta il teatro nel cuore della montagna

Articolo. «Quattro serate tutte da vivere, nel mese di luglio, per ascoltare storie che parlano di montagna, di coraggio e di resistenza, immersi nella roccia». Ecco la prima edizione di «Una miniera di Teatro», nella magia di un luogo appena riscoperto: le antiche miniere di Dossena

Lettura 4 min.
Fontamara, Teatro Stabile d’Abruzzo

La vita di un territorio si manifesta in moltissime sfaccettature: le sue bellezze naturali, le sue iniziative cittadine, le sue tradizioni, i momenti salienti della sua storia, ma soprattutto la sua capacità di raccogliere e valorizzare questi elementi per farne ciò che caratterizza il territorio stesso, da condividere con la collettività e con i visitatori. È proprio con questa spinta che il paese di Dossena, nel cuore della Val Brembana, inaugura oggi due luoghi molto speciali: il ponte tibetano «nel Sole», tra i più lunghi al mondo, che permetterà di percorrere 505 metri sospesi nel vuoto, a un’altezza massima di 120 metri su un’ex cava di gesso, con la classica pedata discontinua. Un’esperienza letteralmente mozzafiato.

Il secondo luogo è all’insegna della riscoperta: le miniere di Dossena, luogo attorno al quale si è sviluppata una comunità sin da tempi antichissimi. Sin da quando è iniziata l’attività mineraria, negli anni ’50, le miniere hanno rappresentato un luogo di lavoro e fatica. Un mondo che, a modo suo, ha plasmato le vite delle persone che l’hanno abitato, ci hanno sofferto, sperato, l’hanno maledetto; e lavorandoci hanno sfamato le proprie famiglie, lasciando, appunto, un’impronta in un territorio, quello montano, già di per sé complesso. Insomma, il paradosso della comunione e del conflitto con la natura, un universo duro, aspro e difficile. Per rendere onore a questa storia territoriale, questi luoghi a lungo dimenticati vengono oggi riaperti, con l’inaugurazione delle Miniere di Dossena, aperte al pubblico a scopi speleologici, e visitabili su prenotazione.

Miniere di Dossena
(Foto Barbara Mazzoleni)

È grazie al sostegno dell’amministrazione comunale e all’associazione culturale Miniere Dossena che è stato possibile dare vita a una rassegna teatrale per raccontare le storie che le pareti di queste rocce e le pietre di queste montagne raccontano. «Una miniera di Teatro» nasce proprio per dar voce agli uomini e alle donne che vivono e scelgono queste montagne ogni giorno, tra sacrifici, difficoltà, cambiamenti ed equilibri a volte fragili.

La rassegna, inscritta all’interno delle iniziative di «deSidera Teatro Festival 2022», propone quattro serate nel mese di luglio: quattro spettacoli con un preciso filo conduttore che fa addentrare gli spettatori nella particolarissima magia di questi luoghi. Tutti gli spettacoli hanno inizio alle 20:00 e sono accessibili su prenotazione (chiamando il numero 0345 49443 dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, o scrivendo a info@visitdossena.it), con un biglietto d’ingresso di 15€.

«Le storie che portiamo sono straordinarie testimonianze di resistenza e coraggio. Di persone che si sono confrontate con montagne, fisiche o ideologiche, e che grazie alle loro “scalate” hanno cambiato la propria vita. E grazie alle compagnie che hanno deciso di metterle in scena siamo convinti che cambieranno un po’ anche le nostre vite, guardando la vita da punti di vista differenti», così dichiara la direzione artistica di «deSidera».

Ritorneremo, Teatro degli Scarrozzanti

Se parte della valorizzazione di questi luoghi densi di storia è proprio viverli in prima persona, «deSidera» porta la sua profonda esperienza e conoscenza di luoghi “non convenzionali” e sceglie come palco le miniere stesse. Un’esperienza unica nel suo genere: «Non potevamo non accettare la scommessa di portare una micro-rassegna di teatro nel cuore della montagna. Le miniere di Dossena sono un luogo straordinario. Siamo soliti portare il teatro in luoghi suggestivi ed esclusivi di straordinario valore storico e artistico, ma le miniere hanno anche un altro valore, il rispetto per i nostri avi che proprio lì dentro hanno faticato e si sono sacrificati per il valore del lavoro». E ancora: «Quella roccia è impregnata del loro sudore, dei rumori del lavoro, e siamo rispettosamente onorati che le stesse rocce, per quattro sere, risuoneranno di poesia e musica grazie al teatro».

Ad inaugurare la mini-rassegna, sabato 9 luglio, sarà uno spettacolo che parla di resistenza e di coraggio, e di una delle (tante) lotte impari tra l’uomo e la natura implacabile: «Ritorneranno», di Teatro degli Scarrozzanti, rievoca le terribili vicende della ritirata di Russia, il lunghissimo esodo dei soldati delle tre divisioni alpine spedite in Russia, sul Don, durante la Seconda guerra mondiale. Lo spettacolo fa emergere le testimonianze di alcuni reduci della Tridentina di ritorno verso l’Italia dopo la battaglia di Nikolajevka, uno dei momenti più tragici del conflitto.

Il venerdì successivo, il 15, sarà la volta di un titolo che ha già girato con successo palchi e teatri della bergamasca nelle ultime stagioni teatrali; uno spettacolo che dimostra come il teatro possa essere il mezzo ideale per rappresentare la forza emotiva e la passione delle vicende di chi vive intensamente la montagna. In «(S)legati» di ATIR Teatro, Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris raccontano la storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates e del loro tentativo di essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande dalla parete ovest.

Domenica 24 luglio è la volta di una storia di vera e propria resistenza. Nel 1928, un decreto di Mussolini impose la soppressione dello Scoutismo in Italia, ma ci fu chi decise di ribellarsi, continuando l’attività in clandestinità, a proprio rischio e pericolo. Questa la storia raccontata da Alex Cendron in «Aquile Randagie - credere, disobbedire, resistere», anche questa un inno al coraggio e all’unione, anche nei momenti più cupi.

Infine, l’ultimo dei quattro appuntamenti sarà venerdì 29 luglio. «Fontamara», produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo con la regia di Antonio Silvagni, è una storia corale, tratta dall’omonimo romanzo di Ignazio Silone. In scena, cinque attori danno voce agli abitanti di un intero paese abruzzese e alla loro storia, colma di soprusi e violenza perpetrati dai potenti nei confronti dei più indifesi, in piena epoca Fascista. Un monito a non dimenticare.

Aquile Randagie, Alex Cendron
(Foto Laila Pozzo)

Quattro storie estremamente dense, per portare allo scoperto ingiustizie e momenti tragici, ma anche la forza, la dignità e la determinazione di cui è capace l’essere umano di fronte a scelte drammatiche. Come commenta ancora la direzione artistica di «deSidera»: «Portare degli spettacoli all’interno della miniera è un po’ come fare un viaggio al centro della terra e un po’ anche di noi stessi. Un addentrarsi nell’oscurità per scoprire cosa c’è oltre il buio. E noi siamo certi che il pubblico di “Una miniera di Tteatro” scoprirà storie incredibili di fiducia l’uno verso l’altro, di coraggio e di amore per i propri ideali».

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