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La storia di Nikolaj Vavilov: un viaggio tra la Russia e le isole Svalbard, per indagare il rapporto tra uomo e natura

Articolo. Uno scienziato coraggioso e geniale che ideò una straordinaria collezione, gettando le basi per progetti futuristici di tutela della biodiversità. È una storia piena di avventura e spunti di riflessione, quella raccontata da Francesca Marchegiano e Stefano Panzeri. Il 16 luglio a Romano di Lombardia per deSidera

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Semi di Francesco Marchegiano con Stefano Panzeri

Le Isole Svalbard sono “le terre abitate più a nord del pianeta Terra”, recita Wikipedia. Situate nel pieno del Mar Glaciale Artico, sono un arcipelago del territorio norvegese totalmente ricoperto da ghiacci, con una temperatura che raggiunge i -40 °C. Ma non sono solo le loro caratteristiche paesaggistiche estreme a renderle un luogo decisamente degno di nota: alle Svalbard, infatti, esiste lo Svalbard Global Seed Vault, l’unico deposito di semi esistente al mondo. Sostanzialmente, una banca di sementi, con una capacità di stoccaggio di 4.500.000 esemplari, che custodisce e protegge le principali varietà di semi esistenti per garantire che il loro patrimonio genetico non vada distrutto in futuro.

La struttura è localizzata e concepita per resistere a distruzioni, inondazioni, guerre nucleari o riscaldamento climatico. La contemporaneità si sta ormai specializzando in piani pragmatici per affrontare situazioni post-apocalittiche che, purtroppo, non sembrano più solo scene da film. Ma l’ideazione originaria di un deposito di semi non è poi così recente; risale a un centinaio di anni fa. A immaginare il prototipo di un luogo che catalogasse e mettesse in sicurezza le sementi principali da coltivare fu Nikolaj Ivanovič Vavilov, agronomo russo, pioniere della cultura della biodiversità.

Chi non avesse mai sentito pronunciare il nome di quest’uomo farà fatica a scordare la sua storia, protagonista, oggi, di una narrazione teatrale scritta dalla storyteller e autrice Francesca Marchegiano e portata in scena dall’attore Stefano Panzeri. deSidera presenterà “Semi”, questo il titolo dello spettacolo inserito nella rassegna “Vediamoci sul Serio”, in scena venerdì 16 luglio (ore 21.15) all’Orto botanico di Romano di Lombardia.

Agronomo vissuto a cavallo della Rivoluzione d’ottobre (nacque negli anni ’80 dell’800 e morì a metà del XX secolo), viaggiatore, esploratore e visionario, Vavilov fu uno scienziato di fama mondiale, un vero e proprio orgoglio per la Russia, almeno fino a che non divenne avverso al regime comunista che, si ipotizza, lo fece sparire nel nulla senza lasciare traccia.

Da allora è pressoché caduto nel dimenticatoio per i più; a riportare parzialmente il suo nome a galla, almeno in Italia, ha sicuramente contribuito l’Expo di Milano 2015, che al suo lavoro ha consacrato il padiglione russo. Tutti i materiali di studio di Vavilov, d’altra parte, erano segretati fino a quell’epoca; parte del lavoro di ricerca di Francesca Marchegiano, nel momento in cui si è imbattuta in questa storia e ha deciso di raccontarla a modo suo, è stato il recupero dei diari dello studioso, scritti in russo, per trasformarli in uno scheletro drammaturgico.

“Mi piace pensare a Vavilov come a una sorta di Indiana Jones ante litteram”, racconta Stefano Panzeri. “Era un personaggio straordinario e dalla mentalità moderna: andò in Amazzonia nel 1932, quando anche nel mondo della scienza era imperante una mentalità coloniale, a compiere studi di antropologia prima che l’antropologia venisse codificata, con un approccio di estrema apertura”. Non solo: Vavilov capì, in anticipo di svariati decenni, il valore della salvaguardia delle specie botaniche e concepì la prima Banca di semi e piante al mondo, l’antenato del Svalbard Global Seed Vault, all’interno dell’Istituto botanico dell’allora Leningrado, dove raggruppò e catalogò svariate tipologie di sementi.

“Il suo intento, oltre che scientifico, era ideologico: era un’epoca di grandissima fame e miseria, in Unione Sovietica, e il suo obiettivo era, letteralmente, risolvere il problema della fame nel mondo”, aggiunge Panzeri. Fu il primo a concepire il cibo da un punto di vista etico, in un certo senso: doveva essere un diritto e non più solo una benzina per il corpo umano”. Tematiche più che mai attuali nel nostro mondo tempo, in cui il delicato rapporto uomo-natura, che garantisca sopravvivenza e sostenibilità, è continuamente messo in discussione.

“Sono temi che devono essere sottoposti a tutti”, continua l’attore. “’Semi’, infatti, è uno spettacolo sia per adulti sia per ragazzi e ragazze. Per me, d’altronde, non c’è molta differenza: io credo che il teatro debba porre delle domande in senso ampio; ognuno, poi, si interroga in modo diverso a seconda del suo vissuto e delle sue esigenze”.

La vicenda di Vavilov ha anche dell’eroico: i suoi colleghi ricercatori e studiosi, che avevano l’incarico di proteggere le sementi della Banca, le custodirono a costo della vita. Durante l’assedio di Leningrado, che durò dal 1941 al 1944, piuttosto che cibarsene si lasciarono morire di stenti. E, come sempre accade, accanto all’eroico si trova il profondamente umano: lo scienziato Vavilov aveva una famiglia, una moglie e due figli, che lo cercarono a lungo e disperatamente quando venne sequestrato, senza scoprire dove fosse incarcerato, e furono segnati dalla sua brutale sparizione. È anche questa dimensione umana che la drammaturga sceglie di evocare in “Semi”. Il personaggio in scena, infatti, non è Vavilov stesso ma il figlio Jurij che rievoca il padre, con rimpianto, amore, nostalgia e timore nei confronti di una figura spesso assente e troppo lontana.

“È una storia che deve essere conosciuta”, dichiara Panzeri. “Quando Francesca mi ha proposto questo lavoro ho accettato con entusiasmo, dopo il periodo di stacco forzato del Covid. Avevo bisogno di tornare in scena a svolgere il mio ruolo, quello di prendere contatto con il pubblico raccontando delle storie. E questa, in particolare, è una vicenda che parla da sola, senza alcun filtro intellettuale”. La scenografia, infatti, è minima: sul palco, l’attore e la sua voce, accompagnata dalle musiche di Francesco Andreotti.

A fare da sfondo alla narrazione di “Semi”, il paesaggio dell’Orto botanico di Romano di Lombardia, spazio amato dalla cittadinanza per trascorrere ore nel verde. Lo spettacolo, infatti, ha come cornice naturale ambienti immersi nella natura e luoghi dove si possa apprezzare la ricchezza della biodiversità, valorizzata pienamente.“Lo stiamo portando in luoghi splendidi: la Valle della Biodiversità ad Astino, in orti botanici, in rifugi montani”, spiega Panzeri. Oltre alla consueta circuitazione nei teatri che si prevede in autunno, c’è un grande progetto in cantiere: una potenziale tournée in Russia, con una tappa proprio all’Istituto Vavilov. “Abbiamo preso i primi contatti a San Pietroburgo tramite un docente di Cultura russa dell’Università di Bari”, aggiunge Panzeri. “Per ora non c’è nulla di certo, ma sarebbe una parte di progetto a cui teniamo molto”.

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