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Gaetano Lettieri: libertà, un Sant’Agostino tra Ricoeur e Derrida

Articolo. La videolezione on line sul rapporto tra l’uomo e la Grazia del docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università La Sapienza di Roma

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Sant’Agostino di Ippona dipinto da Gerard Seghers (1591-1651)

Riflettendo sul rapporto tra il libero arbitrio dell’essere umano e la grazia divina, Sant’Agostino osservava che “molti senza medici possono guarire da una malattia, sebbene siano risaputi i vantaggi dell’assistenza medica. Gli uomini possono vivere con altri cibi senza il pane, benché non si neghi che è considerevolissimo l’apporto del pane”.

“Da tutto questo – proseguiva – siamo certamente portati a pensare che gli aiuti sono di due specie. Alcuni sono tali che senza di essi non si può ottenere ciò per cui aiutano: per esempio senza nave nessuno naviga, senza voce nessuno parla, senza piedi nessuno cammina, senza luce nessuno vede, e molti altri fatti simili, tra i quali anche questo: nessuno vive rettamente senza la grazia di Dio”.

Ha per titolo “Agostino. Aporie e naufragio della libertà” la videolezione di cui è protagonista Gaetano Lettieri, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università La Sapienza di Roma, per il Corso di Filosofia dell’associazione Noesis (informazioni sulle modalità di iscrizione nel sito noesis-bg.it).

Gaetano Lettieri

Lettieri ha dedicato diversi saggi al pensiero filosofico e religioso di Agostino d’Ippona: “Il percorso intellettuale di Agostino – afferma lo studioso – è segnato da una svolta. Partendo da una difesa iniziale del principio del libero arbitrio, egli successivamente giunge ad abbandonare una prospettiva ‘umanistica’, sostenendo che la vera libertà sarebbe un dono, l’effetto in noi di un’azione divina che in nessun modo potremmo propiziarci o meritarci con le nostre forze. Lasciata a se stessa, invece, la nostra libertà sarebbe destinata al naufragio”.

“Peraltro – prosegue Lettieri – Agostino ritiene che proprio rinunciando alla pretesa di determinare da sé il suo destino l’uomo possa accogliere il dono della fede e della salvezza, secondo quanto affermava Paolo nella ‘Lettera ai Romani’. Il raggiungimento di questa consapevolezza segna una netta discontinuità rispetto a una prima fase del pensiero agostiniano, caratterizzata dal tentativo di conciliare il messaggio cristiano con le categorie della filosofia platonica”.

Dopo Agostino, questa nuova concezione del rapporto tra la libertà e la grazia eserciterà un influsso decisivo nella storia della cristianità, perlomeno in Occidente: “Pensiamo – dice ancora Lettieri – alla disputa degli anni 1524-1525 tra Erasmo da Rotterdam e Lutero, il primo convinto che, nonostante il peccato originale, l’uomo sia ancora in grado di agire moralmente, mentre per Lutero il nostro libero arbitrio, privato della grazia di Dio, non sarebbe più tale, bensì ‘prigioniero e schiavo del male’”.

Aggiungerei che persino nella filosofia del Novecento è possibile notare questa oscillazione, con pensatori – come Paul Ricoeur – più vicini a una concezione umanistica e altri – come Jacques Derrida – per cui la verità si rivelerebbe a noi in chiave ‘apocalittica’, con modalità imprevedibili, scompaginando le nostre abitudini e schemi di pensiero”.

Guarda qui sotto l’intervento di Gaetano Lettieri:

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