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Vivere con un gatto significa che lui casca sempre in piedi. Ma voi no

Articolo. Guida autoironica al mondo dei gattari, con qualche dritta per chi vuole passare al lato oscuro e accasarsi con un felino. Che chiede dedizione, è bravissimo a farvi sentire in colpa, schizzinoso, è lui che stabilisce le distanze, ama i laptop (d’inverno) tanto quanto fare cadere le cose dall’alto in basso. Ma voi lo adorerete: è scritto nella natura umana

Lettura 6 min.

Freud scriveva: «Il tempo trascorso coi gatti non è mai sprecato» . E da gattara convinta dico che aveva ragione. Ho tre felini che spadroneggiano tra casa mia, casa dei miei e il giardino: mamma e figlio anziani di 15 e 14 anni, e un piccoletto di quasi un anno salvato da una cucciolata di randagi. Ho sempre avuto gatti fin da piccola e non potrei davvero farne a meno. Tento di simpatizzare con qualsiasi felino io incontri per strada, ho una specie di gatto-radar per trovarne ovunque vada, e nella galleria del mio telefono i felini superano sicuramente gli umani come presenza numerica.

Disclaimer

Nessun animale è stato maltrattato per la scrittura di questo articolo. Sugli umani invece non posso garantire.

I cani hanno un padrone, i gatti hanno uno staff

Fin dalla prima diffusione dei social, il popolo del web si è schierato in due fazioni: gli amanti dei cani e gli adoratori dei gatti. Il termine «adoratori» non è scelto a caso: l’asservimento e la dedizione dei membri di questa fazione non hanno pari. Se infatti sentiamo spesso dire che «I cani sono meglio delle persone!», riferendosi al proprio migliore amico o ad altri canidi virtuosi fautori di gesta eroiche, quasi tutti i proprietari di gatti saranno concordi nel dirvi che sono gli schiavi delle loro adorabili bestiole. Posto che ogni felino abbia il proprio carattere, saranno in generale poco inclini, chi più chi meno, ad assecondarvi. Il gatto non ha un capobranco, e se ce l’ha è sicuramente sé stesso, e vi assicuro che non perderà occasione per dimostrarvelo.

Clara e il suo gatto
(Foto Clara Bassani)

Anche se avete fatto le ore piccole, siete malati, in ferie o semplicemente intenzionati a passare una pigiamenica a letto (per gli amanti di trail e skyrunning: una domenica in pigiama), non potrete: due occhi gialli/verdi/azzurri vi fisseranno intensamente facendovi sentire in colpa finché non vi alzerete e farete la cosa giusta (cioè nutrirli). Questo se vi va bene. Se vi va male dovrete dire addio a soprammobili, tende, copriletti… perché una star non si fa mai aspettare, e voi poveri schiavi sarà meglio che lo capiate alla svelta.

Tanto va la gatta al lardo…

Che alla fine glielo lascerete mangiare, rassegnandovi. I gatti sanno essere schizzinosi come pochi. Guardando nel vostro portafoglio piangente non potrete fare a meno di pensare a come quei piccoli delinquenti abbiano smesso da un giorno all’altro di mangiare quello che prima divoravano, e a voi non resti altro da fare che cercare un cibo diverso (e più costoso) per i tigrotti di casa. Il gatto è carnivoro, a differenza del cane che è onnivoro, e nonostante tutti i veterinari, compresa la mia, sostengano che «i gatti preferiscono i croccantini» non credetegli: quelle piccole sanguisughe divorerebbero cibo umido (ovviamente più costoso) da mattina a sera.

(Foto Clara Bassani)

Vi insegneranno così l’arte del risparmio, della spesa oculata e della caccia alle offerte, ma attenzione a non eccedere con le scorte: presto il loro cibo preferito passerà nel dimenticatoio e dovrete cambiare marca.

Questo è il mio spazio. Questo è il tuo spazio

Chi non ricorda Patrick Swayze nella celebre scena di «Dirty Dancing» quando insegna a Baby a rispettare le distanze mentre si balla (salvo poi infrangerle, ma questa è un’altra storia…)? Ecco, coi gatti funziona così: sono loro a stabilire le distanze, e a redarguirvi o fuggire se non le rispettate. Le distanze variano: esistono i gatti-cozza che vivrebbero sulle vostre gambe (anche al gabinetto), quelli schivi che incurvano la schiena sfidando le leggi della fisica pur di non lasciarsi accarezzare, quelli bipolari che un momento vi amano e l’altro vi schifano profondamente, quelli selettivi che eleggono un membro della famiglia a loro preferito e non degnano gli altri, quelli che si fanno vivi solo per mangiare e in quel momento vi amano alla follia.

In tutti i casi, saranno loro a decidere come gestire la relazione, e poco o nulla potrete fare per cambiare le cose (con buona pace di mia madre che non riesce ancora ad accarezzare il cucciolo di casa, che vive incollato alla sottoscritta).

L’insegnamento che ci danno è il rispetto dell’individualità e delle esigenze sociali di ciascuno. Provate a forzare alle coccole o a stare in braccio un gatto schivo e vi ritroverete segnati dai suoi artigli, che vi sia di lezione.

Mi casa es tu casa

Non è vero, non cascateci. Se il gatto ha deciso che quello è il suo posto preferito, non lo mollerà facilmente, nemmeno se si tratta del vostro pc e voi dovete fare smartworking. Nota di sopravvivenza: il laptop è prediletto perché fonte di calore, vedrete che d’estate vi lascerà lavorare in pace.

(Foto Clara Bassani)

Imparerete così ad essere ordinati e a sgombrare il più possibile le superfici da oggetti, soprattutto se fragili: molti gatti adorano saggiare la forza di gravità spingendoli fino al bordo, per poi guardarvi con aria di sfida mentre danno l’ultima zampata per farli cadere. C’è chi dice lo facciano per cercare attenzioni, chi per gioco, comunque state certi che un gatto che si sente ignorato farà ciò che gli è proibito, perché è sicuro di captare interesse.

Se stirarsi producesse denaro, i gatti sarebbero ricchissimi (proverbio africano)

Convivere con un felino vi insegnerà a ripensare la vostra routine in modo più salutare, riservando spazi per il gioco e per l’ozio. Un gatto vi insegna innanzitutto a godervi la vita a discapito delle incombenze, a fermarvi dal vostro frenetico tran-tran quotidiano per farlo giocare o semplicemente per accoccolarvi con lui sul divano per una sessione di coccole e benessere.

(Foto Clara Bassani)

Ma non sono pigri, sono solo salutisti. Infatti (nota scientifica), studi dimostrano come la frequenza delle vibrazioni emessa dalle fusa sia simile a quella di alcuni apparecchi medicali: da questo deriverebbe il senso di benessere e sollievo che proviamo quando riposiamo con addosso un gatto in modalità “vibrazione”. Pare addirittura che i gatti facciano le fusa anche quando stanno male perché questo li aiuti a rigenerare ossa e tessuti danneggiati (ma per ora sono ipotesi).

Migliaia di anni fa i gatti erano venerati come divinità…

… Questo, i gatti, non l’hanno mai dimenticato. Se avete letto fin qui potreste anche pensare che i gatti siano un po’ antipatici e soprattutto dispotici, ma non c’è nulla di più falso: semplicemente il loro affetto non è scontato. Chi è abituato a vivere con un cane sa che nella maggior parte dei casi l’animale è felice di farsi addestrare e di eseguire comandi in cambio di una ricompensa, e ricambierà sempre un buon trattamento. Il gatto no. Il gatto è molto selettivo su a chi e come riservare le sue attenzioni, ma quando lo fa, le esprime con una dolcezza e una delicatezza che credo non abbiano pari nel mondo animale.

Il senso di pace che vi trasmette quando vi si acciambella in grembo facendo le fusa, la dolcezza con cui si struscia su di voi per marcarvi col suo odore («questo umano è mio, mio e di nessun altro!»), l’elegante flessuosità delle sue movenze saranno in grado di stregarvi e farvi innamorare. Avere un gatto vi insegna a godere della bellezza della natura, a contemplarne la grazia e la perfezione, anche a temerne le reazioni improvvise, certo, ma soprattutto a meravigliarvi della squisita armonia di movimenti e sguardi con cui il felino saprà ammaliarvi. Pochi animali in natura possiedono la grazia nei movimenti dei felini. Quando saltano, si arrampicano, inseguono una preda o semplicemente si accoccolano per concedersi un po’ d’ozio.

Sanno tuttavia essere anche molto buffi. L’eccessiva confidenza nelle proprie ragguardevoli doti atletiche li porta spesso a peccare di superbia e cacciarsi in situazioni bizzarre, improvvisare fughe rocambolesche e finire nei guai. Ogni tanto guardo le loro prodezze e ridendo esclamo «Ma cosa lo pago a fare Netflix? Io ho dei gatti!».

Con un occhio si frigge il pesce e con l’altro si guarda il gatto (proverbio italiano)

L’insegnamento principale che imparerete a vostre spese con un gatto è l’allerta costante. Il gatto è un predatore, è attentissimo ad ogni minimo rumore e movimento, non gli sfugge nulla di ciò che accade in casa (e se vi sembra il contrario è solo perché vi sta volutamente ignorando). Se entra un insetto non avrà occhi che per lui, se lo fate giocare si esibirà in mille prodezze, se uscirà in giardino preparatevi a scene macabre: vi porterà lucertole, uccellini o topolini (morti, se vi va bene, se vi va male… vi toccherà inseguirli e sottrarli ai suoi artigli).

(Foto Clara Bassani)

Tutto questo istinto predatorio ha però un obiettivo principale: la vostra tavola. Se vivete con un gatto preparatevi a difendere strenuamente il vostro cibo (solo quello interessante) e a cucinare in costante compagnia di un’anima in pena che, con sublime arte drammatica, interpreterà il famoso gatto che non mangia da un mese: occhi supplici, miagolii disperati e, nel peggiore dei casi, artigli nei vostri polpacci. Imparerete vostro malgrado ad essere silenziosi e fugaci, ma sarà tutto inutile perché, come detto, a loro non sfugge nulla.

Mi hanno detto che l’addomesticamento con i gatti è molto difficile

«Non è vero. Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni» (Bill Dana)

Potrei scrivere ancora pagine di aneddoti sulla mia vita da gattara e sui miei felini, ma la verità è che una cosa più di tutte vi convincerà ad avere un gatto, e sono i gatti stessi. Quando le ammalianti fessure nere dei loro occhi si poseranno su di voi, quando vi si acciambelleranno addosso o accanto, quando vi faranno le fusa con sguardo adorante… beh, ve lo assicuro, non potrete far altro che innamorarvene. Il fascino dei gatti ha stregato scrittori e artisti lungo i secoli, i millenni. Numerose sono le culture che li venerano attribuendo loro una forma di affinità col divino.

(Foto Clara Bassani)

Non può essere un caso. I gatti si adorano. È scritto nella natura umana.

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