La recente crisi di governo รจ arrivata inaspettata tanto quanto un temporale dโestate in piena siccitร . Anche se, a dirla tutta, il cielo aveva iniziato ad imbrunire giร da qualche settimana a seguito delle costanti fibrillazioni allโinterno della maggioranza guidata dal premier Draghi
Tra i tanti dossier che sono rimasti sul tavolo vi รจ anche quello del lavoro, che vede il caso italiano in preda a profonde criticitร . I principali indicatori dellโIstat dicono infatti di un elevato tasso di disoccupazione generale (9,7%), persone che non sono occupate ma cercano lavoro, e di un elevato tasso di inattivitร 35,5%, persone che non sono occupate e non cercano lavoro.
Non da ultimo, il nostro paese soffre paradossalmente di un ampio mismatch di competenze (secondo le ultime rilevazioni a quota 32%) tra quelle che vengono formate durante gli studi e quelle realmente richieste dalle imprese nel mercato del lavoro. La ciliegina sulla torta, come evidenziato dallโOsservatorio sui conti pubblici italiani, รจ perรฒ rappresentata dallโinvecchiamento demografico che porterร la nostra forza lavoro a perdere nei prossimi decenni circa 200 mila persone allโanno. Insomma, un quadro della situazione che sembra tenere insieme lโangoscia simbolica del grido di Munch e la confusione delle graffianti pennellate di Pollock.
Tra i grandi temi in sospeso per via della crisi vi รจ sicuramente la condizione occupazionale dei giovani, la drammatica diffusione del lavoro povero e del lavoro irregolare, il funzionamento del nostro mercato del lavoro e del sistema di politiche attive e, lโevergreen per eccellenza, il tema delle pensioni.
Per dare lโidea della gravitร della situazione basta riportare il tasso di disoccupazione giovanile e il tasso di Neet nel nostro paese, ossia di quella quota di giovani che non studiano e non lavorano, pari rispettivamente al 22.3% e al 23.1% (15-29 anni). Gli effetti di questi numeri si ripercuotono inevitabilmente sul tempo che impiegano i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro una volta conclusi gli studi, tra i piรน lunghi dโEuropa.
Per farla breve, ciรฒ significa che occorre piรน tempo per mettere su famiglia e piรน tempo per intraprendere un percorso di carriera chiaro, stabile e tutelato. Come รจ noto, in molti casi i giovani passano da uno stage allโaltro (In Italia, dal 2014 al 2019, siamo arrivati a quasi 2 milioni) che spesso e volentieri rappresentano per le imprese uno strumento di ricambio di lavoro a basso costo. Per invertire la rotta occorrerebbe intervenire sulla promozione dellโapprendistato, un vero e proprio contratto di lavoro ad alto contenuto formativo, utile ad acquisire una qualificazione professionale o un titolo di studio (nel caso dellโapprendistato duale svolto in collaborazione tra impresa e ente formativo).
Tra i temi piรน roventi vi รจ anche quello dei salari e del lavoro nero. Giร bacchettati dallโOCSE, che ha certificato come lโItalia, insieme a Spagna e Grecia, sia tra i paesi che nellโultimo ventennio ha visto ridursi il potere di acquisto dei propri residenti, il governo e le parti sociali si sono mossi (e si stanno muovendo: vedi il Decreto aiuti-bis) a supporto di famiglie e lavoratori. Anche la Direttiva europea sul salario minimo, pur non intervenendo in modo impositivo sullo strumento da adoperare (contrattazione collettiva o legge), ha spinto i paesi membri ad adottare misure piรน chiare e stringenti per garantire una retribuzione dignitosa per tutti al fine di combattere il lavoro povero. Vi sono poi diverse ipotesi di intervento sul cuneo fiscale del lavoro (differenza tra lo stipendio lordo e la busta paga netta ricevuta dal lavoratore) e la possibilitร di estendere la copertura dei contratti nazionali firmati dalle sigle sindacali piรน rappresentative a tutti i lavoratori, con lโobiettivo di mettere fuori gioco la contrattazione pirata e chi non offre tutele contrattuali. Vedremo.
Ad impattare sui salari vi รจ anche il lavoro nero. Secondo uno studio dellโISTAT, nel 2019 lโeconomia sommersa e illegale valeva 203 miliardi di euro, pari allโ11,3% del Pil nazionale. Guardando alla dimensione occupazionale, unโindagine di Confartigianato ha invece stimato in 3,2 milioni i lavoratori irregolari e gli operatori abusivi che popolano il sommerso, un vero e proprio mondo parallelo a cui occorre mettere fine.
Tanto dellโirregolaritร del lavoro รจ anche causa dellโinefficienza dei servizi per il lavoro che non aiutano le imprese e i lavoratori a fare il matching tra domanda e offerta. Un sistema eccessivamente orientato sul monopolio pubblico dei servizi ha infatti portato allโingolfo dei centri pubblici per lโimpiego senza che alle persone venissero offerte reali opportunitร di uscita da uno stato di disagio. A questo riguardo, i numeri del Reddito di Cittadinanza , che nei primi tre anni della misura (disponibile da aprile 2019) ha riguardato 2,2 milioni di famiglie (quasi il 9% delle famiglie italiane) e circa 4,8 milioni di persone, mostrano che su 100 percettori, 14,6 non sono mai stati occupati, 24,9 hanno avuto un lavoro, ma prima del 2017, e solo 18,7 hanno lavorato recentemente. Queste cifre mettono in evidenza la difficoltร ad intendere la misura, che pure si รจ rivelata un argine sociale importante durante la pandemia, come finalizzata allโinserimento o al reinserimento lavorativo (e anche in questo senso il nuovo governo dovrร lavorare, sempre che dai vincitori delle prossime politiche il RdC non venga abolito del tutto).
Per tornare ai giovani, tutti i principali interventi di politica attiva adottati per favorire la loro transizione nel mercato del lavoro si sono rivelati fallimentari o non pienamente soddisfacenti. Un caso esemplare รจ il programma europeo della ยซGaranzia Giovaniยป, che aveva lโobiettivo di far sรฌ che ogni giovane tra i 15-29 anni avesse la possibilitร di inserirsi nel mercato del lavoro o di partecipare a un percorso di istruzione e formazione. Pur con buoni intenti, il fallimento della misura รจ stato certificato dal fatto che i finanziamenti sono prevalentemente serviti per attivare quasi 600 mila stage (spesso di bassa qualitร ) e dalla enorme difficoltร dei servizi per il lavoro pubblici a gestire il piano della Garanzia in modo efficace. Parlando di numeri, dei circa 1 milione e 650 mila giovani che si sono registrati al programma tra maggio 2014 e il 2021 soltanto 768 mila giovani sono arrivati a conclusione del percorso, che nella stragrande maggioranza dei casi si รจ trattato di un tirocinio senza troppe prospettive occupazionali (soltanto il 16% veniva poi assunto allโinterno dellโazienda in cui aveva svolto lo stage).
Non รจ un tema di cui i giovani (purtroppo) si preoccupano, vista anche la loro situazione attuale, ma anche il tema pensioni ricopre un ruolo centrale in un paese il cui numero di over 65 รจ quasi il doppio rispetto alla popolazione compresa nella fascia di etร 0-14 e che vede il rischio di un ritorno integrale alle regole della Legge Fornero. Come confermato dai documenti istituzionali, la spesa pensionistica รจ una delle spese piรน importanti operate dallo stato. Il rapporto tra PIL e spesa pensionistica รจ passato dal 15,2% nel 2018 al 17% nel 2020 sia per via della crisi economica generata dalla pandemia, sia per via degli effetti delle misure di pensionamento anticipato come ยซQuota 100ยป.
Una cosa รจ chiara: lo Stato non potrร piรน essere il solo punto di riferimento del sistema previdenziale. La quasi impossibile sostenibilitร del sistema pensionistico statale รจ data dal fatto che vi sono sempre meno nascite, la popolazione invecchia sempre di piรน e la forza lavoro, che paga le pensioni, รจ ormai da anni in fase di contrazione. La messa in salvo del sistema deve necessariamente passare dalla promozione della previdenza complementare prevista nellโambito della contrattazione collettiva, che vede perรฒ ancora oggi una diffusione troppo bassa (circa il 34% dei lavoratori) soprattutto tra i piรน giovani.
I temi del lavoro sono tanti e sono complessi. La prospettiva di una legislatura non basta e urge il rinnovamento di un patto sociale che metta al centro lโavvio di una stagione di riforme di lungo periodo, cercando fin da subito di trasmettere sicurezza e dare risposte ai bisogni piรน impellenti della gente. Il destino del lavoro in Italia รจ duro da cambiare, ma non รจ irreversibile. Parti sociali e (nuovo) governo dovranno mettere in campo uno sforzo corale. Sui punti da cui partire, dโaltronde, hanno soltanto lโimbarazzo della scelta.
