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Culture indigene, spiritualità, natura e patrimonio locale per «Lo Spirito del Pianeta» 2022

Articolo. È prevista domani la serata di inaugurazione del festival in cui sono protagoniste le musiche e le culture indigene: in arrivo danze e canti tradizionali, conferenze e seminari, artigianato in esposizione, cerimonie e pratiche spirituali alternative

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Uno scatto dalle edizioni precedenti del festival

«Una fiera con il sorriso»: così descrive «Lo Spirito del Pianeta» Ivano Carcano, direttore artistico del festival. Il sorriso di ripartire, dopo due anni di stop dovuti all’emergenza sanitaria. Il sorriso di aver superato tutte le difficoltà per riportare vitalità, speranza, spiritualità e luce in un territorio, come quello di Bergamo, messo a dura prova negli ultimi tempi. E ancora musica, danze, rispetto per la natura e vibrazioni positive da tutto il mondo: questi sono gli ingredienti dell’edizione 2022, che sarà protagonista alla Fiera di Bergamo da mercoledì 8 giugno a domenica 26 giugno.

«Un sorriso che ci ricorda di ascoltare con attenzione, conoscere a fondo e trasmettere, una volta usciti da qui», continua Carcano. «Lo Spirito del Pianeta» 2022 è prima di tutto un appuntamento culturale internazionale, quasi un teaser di tutto ciò che sarà il calendario di Bergamo Brescia Capitale della cultura 2023: un riferimento per gli eventi bergamaschi e regionali, che vedrà riunirsi 20 gruppi indigeni e 170 espositori da tutto il pianeta, senza contare gli stand dell’area ristoranti da 4.000 m2. Tre palchi per gli spettacoli, un’area olistica dedicata alle medicine alternative e l’area del fuoco sacro.

«Lo Spirito del Pianeta» è l’unico festival in Italia in cui sono protagoniste le musiche e le culture indigene, ma che non trascura nemmeno la valorizzazione del patrimonio locale. Come spiega Carcano, «nei vent’anni dalla prima edizione abbiamo contribuito con fondi importanti a sostegno non solo delle comunità indigene ospiti al festival ma anche delle associazioni del territorio bergamaschi. Guardiamo fuori, per poi tornare a guardare noi stessi».

Gli Inca

Nell’edizione di quest’anno saranno presenti 20 gruppi indigeni provenienti da tutto il mondo, che si esibiranno con danze e canti tradizionali, derivati da culture spesso tramandate oralmente. A corollario, incontri, conferenze, laboratori, cerimonie e workshop che esploreranno da molti punti di vista i temi principali dell’edizione 2022: qui il programma completo degli eventi.

Un po’ novità, un po’ esperimento, un po’ naturale evoluzione delle scorse edizioni, il tema centrale di quest’anno è la spiritualità, affrontata dalla prospettiva delle medicine alternative e delle culture indigene. Ci sarà uno spazio tutto dedicato a questo tema, con al centro il fuoco sacro degli indigeni e, intorno, in corrispondenza dei quattro punti cardinali, la possibilità di incontrare e interagire con rappresentanti di diverse culture: africani e maori nella zona sud; gruppi medievali e celtici, insieme a rievocatori delle storie tradizionali bergamasche, nella zona nord; monaci tibetani, un’associazione culturale giapponese e Quasquai nella zona est; e infine nativi americani nella zona ovest.

«I quattro punti cardinali sono associati, oltre che a specifici colori, secondo la tradizione indigena, anche ai quattro elementi: terra, fuoco, aria e acqua», spiega Carcano, «per sottolineare l’importanza della riconnessione olistica con la natura e dell’esperienza vera e profonda della spiritualità». Ognuno dei gruppi indigeni presenti in quest’area del festival darà vita al proprio villaggio tradizionale e qui terrà incontri e seminari. Saranno presenti anche nove “uomini medicina” o guaritori tradizionali e leader spirituali dei nativi nordamericani e di altri popoli indigeni.

Protagonista, oltre al fuoco sacro, un albero sui cui rami le persone saranno invitate ad appendere le proprie preghiere, scritte su pezzi di stoffa di vari colori: anticipa Carcano che le preghiere «verranno bruciate l’ultimo giorno del festival, per poterci riconnettere con chi ci ha creato, in una cerimonia che unirà il potere del fuoco a quello dell’aria».

È evidente il legame che connette l’edizione 2022 de «Lo Spirito del Pianeta» alle precedenti attraverso il fil rouge delle tematiche ambientali. Il festival è da sempre attento all’ambiente e al rispetto per la Madre Terra, ma quest’anno avrà un focus tutto dedicato all’Amazzonia. «Saranno presenti tre popoli dell’Amazzonia», spiega Carcano, «per portare la propria testimonianza e fare luce sull’imminente decisione del governo brasiliano di espropriare i territori indigeni del grande polmone del Pianeta. Il problema non riguarda solo i popoli indigeni, ma ci riguarda tutti. Siamo tutti connessi: ciò che succede dall’altra parte del mondo finisce presto per toccare anche noi».

E continua: «Oltre a loro è stato invitato il primo tribunale indigeno riconosciuto dall’ONU, che lotta per i diritti degli indigeni di tutto il mondo contro le multinazionali e i politici che intendono usurpare i loro diritti. L’auspicio è che la loro azione diventi davvero globale e sia d’impatto per quante più persone possibile».

I tamburi del Burundi

Ma l’impegno ambientale de «Lo Spirito del Pianeta» non si limita a un’azione di awareness raising. Come per tutte le edizioni precedenti, è stata posta particolare attenzione affinché ci sia un’impronta a impatto zero sul territorio, a partire dall’impegno di molte associazioni che aiuteranno a raggiungere l’obiettivo dell’80% di raccolta differenziata. «Ricordiamoci che siamo ospiti di questo Pianeta», sottolinea Carcano: «il Pianeta può fare a meno di noi ma noi non possiamo fare a meno del Pianeta. La natura ha un impatto più che formativo sulla cultura: non possiamo parlare di cultura bergamasca senza pensare alle montagne e ai laghi che hanno forgiato le persone che l’hanno fondata».

Molteplici sono le esperienze offerte quest’anno dal festival. Si parte con l’enorme esposizione di artigianato proveniente da tutto il mondo per arrivare all’area ristoro di 4.000 m2 coperti, dove è possibile assaggiare specialità brasiliane, messicane, argentine, mediorientali, asiatiche, eritree e chi più ne ha più ne metta. Si passa per l’area massaggi, dove sarà possibile, con offerta libera, accedere a massaggi rilassanti, shiatsu e olistici per conoscere le pratiche che vanno oltre la fisioterapia tradizionale.

I Saor Patrol

E poi spettacoli, esibizioni, concerti e danze tradizionali, così come conferenze, seminari e cerimonie ancestrali «per tornare in equilibrio con noi stessi e con gli altri». La serata di apertura, domani a partire dalle 19:00, vedrà l’esclusiva esibizione dei Saor Patrol, una band di rock celtico scozzese in cui tamburi e cornamuse risuoneranno per tutta l’area fieristica. E inoltre: esibizioni dei gruppi Maya, Incas, Kariri Xoco, Aborigeni e Maoori, una conferenza sulla filosofia orientale I Ching e una sulla cultura scozzese. E per finire in bellezza, inaugurando la ricchezza del festival, un concerto di tamburi del Burundi.

L’ingresso al festival è libero ed è presente una struttura al coperto che garantirà la realizzazione degli spettacoli anche in caso di maltempo. L’area della manifestazione è aperta tutti i giorni feriali e il sabato dalle 19.00 alle 24.00, mentre la domenica dalle 12.00 alle 24.00.

«Il tema», conclude Carcano, «è cosa vogliamo essere e cosa vogliamo lasciare ai nostri figli. Saremo invitati a riflettere, durante e dopo questi 19 giorni, se il mondo che vogliamo vivere è quello sperimentato allo “Spirito del Pianeta” o quello che c’è fuori. E poi scegliere e agire compatti: o lo scateniamo insieme, il cambiamento, o non se ne fa niente».

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