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Cosa ha da insegnarci una fiaba africana sul nostro rapporto con l’acqua

Articolo. In occasione della «Giornata mondiale dell’acqua», vogliamo raccontarvi la storia di Kirikù che riportò l’acqua al villaggio sconfiggendo la strega Karabà (e poi sposandola). Un esempio per capire come andare davvero alla radice dei «problemi»

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Un frame dal film «Kirikù e la strega Karabà», tratto dal libro (Foto MUBI)

Quando ero piccola c’era un libro, tra le mie fiabe illustrate preferite: si chiamava «Kirikù e la strega Karabà». Non c’erano principesse né principi, neppure mostri o incantesimi, tantomeno animali parlanti o oggetti animati. Era una storia diversa da quelle a cui ero abituata, e forse me la ricordo per quello.

Raccontava di Kirikù, un bambino prodigioso che fin dai primi istanti di vita è totalmente autonomo e indipendente. Il suo villaggio è vessato dalla strega Karabà, che ha sottratto l’acqua dalla fonte e ha divorato tutti gli uomini che hanno tentato di affrontarla. Kirikù riesce a sventare i piani della strega, restituendo l’acqua alla tribù, e scopre che non era la strega la colpevole, ma un animale che, assetato, era entrato nella fonte quando era piccolo ed era poi diventato enorme a furia di bere, bloccando il passaggio dell’acqua.

Alle riserve idriche bergamasche mancano due miliardi e 200 milioni di metri cubi di acqua, ma non c’è nessun enorme animale a bloccare il passaggio. Tantomeno, una strega cattiva che ha deciso di prendersela con la nostra tribù. I fiumi Brembo e Serio hanno una disponibilità di acqua che ammonta a circa un quinto rispetto al 2021. Nei pozzi di pianura per trovare l’acqua bisogna attingere a tre metri, mentre in condizioni normali ci si ferma a un metro.

Kirikù, per scoprire cos’era successo alla fonte di acqua della sua tribù, ha fatto tutto il percorso dell’acqua al contrario, fino a raggiungere la sorgente. È qui che ha trovato l’animale che ostruiva il passaggio dell’acqua: una volta trovato, è stato semplice eliminarlo. Nel nostro caso, non esiste un grosso corpo ostruente né un modo veloce per eliminarlo. Ci sono diverse dimensioni che si sovrappongono alla mancanza di acqua e nessuna può essere eliminata in modo semplice e veloce.

Le perdite della rete idrica

A livello nazionale quello delle perdite idriche è un argomento spinoso, che, come riportato dall’Istat, comporta attualmente una perdita media del 42,2% dell’acqua immessa in rete. A livello locale la cifra si discosta poco, con un obiettivo per il 2023 di ridurre le perdite al 41,86% sulla rete gestita da Uniacque, principalmente attraverso la sostituzione dei tratti di rete problematici.

«Le perdite sono difficili da trovare – spiega Pierangelo Bertocchi, Amministratore delegato di Uniacquece ne accorgiamo per lo più di notte, cioè nelle fasce orarie in cui mediamente l’acqua non è utilizzata, perché notiamo un calo di pressione. Con i finanziamenti del PNRR porteremo avanti un lavoro di distrettualizzazione in 40 comuni tra i più critici della provincia: zona per zona, andiamo a verificare ed eventualmente ritarare le pressioni. Seguirà il lavoro di modellazione e intervento sulla perdita. Infine, il monitoraggio della rete, per rendere le ispezioni più semplici in futuro. In totale, interverremo a riparare 50 km di rete e ad abbattere dal 30 al 35% delle attuali perdite nelle zone interessate».

Sorgenti rallentate per la siccità

I miliardi di metri cubi di acqua mancanti all’appello non sono quelli dispersi nella rete idrica. Bisogna tornare indietro, molto più indietro, nel ciclo dell’acqua. Scopriamo così che Uniacque ha chiesto a sei comuni (Albino, Alzano Lombardo, Gandellino, Nembro, Oneta e Val Brembilla) di emettere ordinanze di contenimento dell’utilizzo di acqua in alcune vie o località del territorio, alimentate da piccole sorgenti che davano segni di affanno. Altri 36 comuni sono monitorati con un livello di attenzione «elevato» per «possibili criticità a breve».

Le maggiori criticità si registrano per le sorgenti montane: si tratta spesso di piccoli bacini, che non hanno un grandissimo accumulo e che ricavano l’acqua dai fenomeni atmosferici naturali, scarsi in questo periodo. A soffrire sono anche le sorgenti maggiori. Dalla Nossana, la principale del territorio, si prelevano oggi circa 600 litri al secondo. Fino a due anni fa si raggiungeva il massimo autorizzato, 800 litri al secondo. Idem per Algua, passata dai 430 litri al secondo del 2020 ai 320 attuali, e Costone, che rende disponibili 176 litri al secondo, a fronte dei 257 di tre anni fa. Non si tratta di cali particolarmente drammatici, ma fatto sta che in Uniacque si ragiona sull’ipotesi di nuove sorgenti da utilizzare in emergenza, oltre alle 502 già collegate.

Neve, laghi e fiumi a secco

Al 12 marzo, le riserve idriche lombarde erano sotto del -60.2% rispetto alla media del periodo 2006-2020, secondo quanto riportato da ARPA Lombardia. Manca all’appello più di metà delle riserve idriche. La differenza maggiore è nel manto nevoso (detto «SWE» o «Snow Water Equivalent», ovvero la stima del contenuto idrico della neve): qui il gap è quasi al -70% ed è più basso addirittura della minima del periodo di riferimento.

Male anche i laghi, dove manca quasi la metà dell’acqua solitamente presente: dai 740 milioni di metri cubi presenti in media dal 2006 al 2020, siamo oggi a nemmeno 400 milioni di metri cubi. Il lago d’Iseo da 421 giorni è sotto la media degli ultimi novant’anni. Il rischio è che il record dello scorso anno (il 2022 è stato l’anno più caldo e più secco di sempre in Lombardia) venga superato.

La situazione non migliora nei fiumi: Adda, Brembo e Serio soffrono. Tutti e tre sono a livelli di parecchio inferiori alla media del periodo 2006-2020, con uno scarto che va dal -55,4% dell’Adda al -78,2% del Brembo.

Mancanza cronica di precipitazioni

Secondo ARPA Lombardia, pioggia e neve, ovvero ciò che riempie i bacini e le riserve idriche regionali, si assestano a febbraio 2023 su 4 millimetri al mese, un livello così basso che è paragonabile solo alla minima 2006-2020. Andando indietro di qualche mese per avere un quadro più complessivo, si nota come la precipitazione cumulata da settembre a febbraio si assesta a 392 mm, poco sopra la minima del 2017 (368 mm) e quasi 200 mm sotto la media 2006-2020.

Il mese di febbraio è esemplicativo di tanti fenomeni che hanno caratterizzato l’inverno in fase di conclusione. Come le anomalie di precipitazione negative (-60/-30 mm) su tutto il territorio regionale, più marcate (-90/-60 mm) sulla fascia prealpina (in cui è compresa la provincia di Bergamo). Le scarse nevicate di fine mese sono comunque insufficienti a riparare il danno, in quanto sono inferiori alla media e prossimi ai minimi del periodo di riferimento.

Un altro indice da valutare, sotto l’aspetto delle precipitazioni, è il bilancio idroclimatico, che valuta il contenuto idrico dei suoli: valori positivi indicano condizioni di surplus idrico mentre valori negativi rappresentano condizioni di deficit idrico. A febbraio 2023, in Lombardia, il bilancio idroclimatico è stato negativo su tutti i comprensori. Infine, le temperature medie del mese sono state caratterizzate da anomalie positive fino a +1°C/+3°C su tutta la regione.

Le previsioni

«È da dicembre 2021 che siamo sotto la media 2006-2020 di precipitazioni, con poche eccezioni» afferma Paola Parravicini, del Servizio Idro-Nivo-Meteo e Clima di ARPA Lombardia: «Veniamo da un inverno, una primavera e un’estate siccitosi, con l’inverno corrente che conferma la tendenza. Avremmo bisogno, per recuperare, che i prossimi mesi siano molto piovosi, con precipitazioni sopra la media».

Le previsioni nel medio-lungo termine sono solo parzialmente rassicuranti: «La prima decade di aprile vedrà precipitazioni leggermente al di sotto della norma, con un’inversione di tendenza nella seconda e terza decade che risulteranno più piovose della media, anche se le temperature resteranno sempre al di sopra della norma. I mesi di maggio, giugno e luglio potrebbero risultare più piovosi della media».

Karabà e Kirikù

Quello che più mi è rimasto impresso, della storia di Kirikù, era il fatto che non si sia limitato a risolvere il problema, riportando l’acqua al villaggio. È voluto poi tornare indietro, perché gli è rimasto un dubbio, che è poi la radice del problema: perché la strega è così cattiva? Suo nonno, il Saggio della Montagna, gli rivela che Karabà soffre giorno e notte a causa di una spina avvelenata che le è stata conficcata molto in profondità nella schiena da alcuni uomini e che non riesce a togliersi da sola.

Kirikù architetta un piano per liberare la strega dal suo dolore, strappandole la spina. Karabà cessa di soffrire e mostra finalmente il suo lato buono e gentile, fino ad accettare di sposare Kirikù, diventato improvvisamente adulto dopo averle strappato un bacio.

Chissà che per questa «Giornata internazionale dell’acqua» non si riesca, come Kirikù, ad andare alla radice dei problemi, intervenendo, sì, laddove serva porre un palliativo, ma anche scavando più in profondità e trovando una soluzione che sia davvero definitiva e faccia il bene di tutto il villaggio.

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