Riserve idriche a picco e nei fiumi si alza la temperatura mettendo a rischio la fauna

L’inchiesta sull’acqua. Da domenica 12 marzo una serie di approfondimenti dedicati alla crisi di siccità che stiamo attraversando. Partiamo con i dati sulle riserve idriche legate ai grandi fiumi che attraversano la Bergamasca: Adda, Brembo, Serio e Oglio. E con uno studio universitario dedicato proprio al Serio, che immagina un futuro non troppo remoto con acque decisamente troppo calde.

Da domenica 12 marzo dedichiamo una serie di approfondimenti alla siccità. Cercheremo di capire i vari risvolti del problema, tentando di iscriverlo nel più ampio fenomeno del cambiamento climatico in atto: dalla neve che quest’inverno non si è quasi vista alla disponibilità di acqua potabile, dai costi dell’emergenza (se di emergenza si tratta, ormai) agli effetti sull’agricoltura, dal paesaggio che cambia ai possibili rimedi.

Partiamo con il crollo delle riserve idriche, ben visibile a chiunque. Il deficit rispetto alla media del periodo è di due miliardi e 200 milioni di metri cubi. Solo per Brembo e Serio, la disponibilità di acqua è di circa un quinto dispetto al 2021 e nei pozzi della pianura per trovare l’acqua bisogna attingere sempre più in profondità: tre metri, in condizioni normali si trova a un metro. Per il geologo Sergio Santambrogio «è urgente che vengano controllate tutte le opere di presa in corrispondenza delle sorgenti, affinché vada persa meno acqua possibile».

Politecnico e Università Bicocca hanno sottoposto il fiume Serio a uno studio specifico dal 2016. I ricercatori hanno scoperto un progressivo riscaldamento delle acque, sempre più scarse, del fiume. Un fenomeno conseguenza del riscaldamento globale, che mette a rischio la fauna ittica. Intervenire, attraverso un cambiamento della gestione idrica, ma occorre farlo al più presto.

Due pagine sull’argomento sulla copia digitale de L'Eco di Bergamo di domenica 12 marzo

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