Tra i palazzi e le vie della città, dietro cancelli di ferro o tra muri decorati di murales, si aprono spazi che raccontano una storia antica: il desiderio dell’uomo di tornare alla terra. A Bergamo oggi si contano 13 orti collettivi e 169 orti urbani, isole verdi diffuse nei quartieri dove si coltivano non solo piante ma anche relazioni, memoria e senso di comunità. Questi orti — sociali, collettivi, didattici, co-housing verde — sono molto più di terra da lavorare: sono laboratori di poesia e cittadinanza attiva e in questo articolo scopriremo qualche esempio virtuoso.
Il significato degli orti urbani
L’uomo coltiva da sempre non solo piante, ma significati. Nell’antichità gli orti circondavano le città come fasce difensive e riserve alimentari. Nel Medioevo i monasteri custodivano sementi preziose e conoscenze botaniche, diventando veri laboratori di medicina e scienza. Con l’industrializzazione e l’urbanizzazione molti orti furono cancellati, ma la loro essenza resistette, adattandosi a nuove forme: orti di sussistenza, orti comunitari. Nel dopoguerra, soprattutto nei quartieri popolari, gli orti urbani divennero strumenti di giustizia sociale: la scarsità di cibo e la povertà si trasformavano in collaborazione e cura reciproca. Oggi, nel contesto di crisi ambientale e mutamenti sociali, gli orti si affermano come nodi di ecologia urbana, inclusione e partecipazione civica: microcosmi in cui natura e cultura, uomo e comunità si intrecciano.
Nel verde silenzio di una zolla si cela una trama antica come il desiderio umano di tornare alla terra. Gli orti urbani, sparsi tra le vie, le mura e i cortili, sono frammenti di natura che resistono al cemento, spazi dell’umano bisogno di coltivare, condividere e osservare le stagioni.
LORTO, Città Alta
Nel cuore di Città Alta, tra le antiche mura che respirano secoli di storia, LORTO nasce nel 2004 grazie alla Cooperativa Sociale L’Impronta, con l’obiettivo di creare uno spazio di inclusione per persone con disabilità. Un ex rimessaggio comunale di 240 metri quadrati si è così trasformato in un giardino vivo e pulsante: il verde dei meli si mescola al giallo dei fiori di calendula, al profumo delle aromatiche e al rosso brillante dei pomodori appena maturi. I trapianti diventano gesti di cura, ogni zolla scavata un piccolo atto di resilienza. Nel vivaio le mani impastano la terra tra piante ornamentali e fiori aromatici, mentre nel frutteto meli, peri e piccoli arbusti da frutto raccontano i cicli stagionali. Il viale centrale di ortaggi diventa aula a cielo aperto, dove i laboratori di ortoterapia e le visite guidate trasformano l’apprendimento in esperienza condivisa. Qui ogni germoglio è una promessa di inclusione, ogni fiore un legame che unisce comunità e fragilità.
Orti dell’Azzanella, Colognola
All’Azzanella, un tempo area degradata e dimenticata, la Rete Sociale di Colognola e il Comune di Bergamo hanno creato un laboratorio di rinascita urbana. Camminando tra le aiuole ordinate, si percepisce la gioia di chi coltiva: bambini con mani sporche di terra, anziani che raccontano storie di giardini antichi, persone con pene alternative che ritrovano dignità. Gli orti didattici diventano palcoscenico di esperimenti botanici e scoperte scientifiche: si osservano le api impollinare fiori di zucca, si ascolta il fruscio delle foglie di insalata e basilico. Progetti culturali e incontri intergenerazionali rafforzano i legami tra vicini, trasformando uno spazio un tempo abbandonato in cuore pulsante di comunità. «Vedere bambini e adulti lavorare fianco a fianco nella terra restituisce dignità e speranza a tutti», racconta Adele Donini, coordinatrice delle attività, ricordando che qui la terra diventa strumento di inclusione e laboratorio di vita.
Orti nel Parco del Quintino, Monterosso
Collocato ai piedi della Maresana, il Parco del Quintino rappresenta un punto d’incontro tra i quartieri di Monterosso e Valtesse, unendo natura e comunità in un unico spazio verde rigenerato grazie all’impegno congiunto dell’associazione ProPolis e del Comune di Bergamo. In una porzione del parco un tempo poco frequentata, sono nati gli orti condivisi, che oggi restituiscono vitalità al luogo attraverso la cura quotidiana dei soci coltivatori. Siepi, arbusti e piccoli alberi da frutto definiscono con armonia i confini degli orti, arricchendo il paesaggio e promuovendo la biodiversità.
Parallelamente, il Comune ha avviato un ampio intervento di riqualificazione, ripristinando strutture, arredi e spazi pubblici, e restituendo al parco un aspetto ordinato, accogliente e vissuto. «Ogni pianta racconta una storia, ogni siepe delimita un mondo da condividere», ricorda il referente Paolo Crippa, sottolineando come qui l’orto diventi protagonista di un ecosistema urbano, dove la natura si intreccia alla vita comunitaria in un equilibrio di bellezza e partecipazione.
Villaggio degli Sposi, via Muraschi
Gli orti di via Muraschi, situati nel quartiere Villaggio degli Sposi, nella zona Sud di Bergamo, raccontano la lunga e preziosa storia della Cooperativa Biplano, nata nel 1999 in seguito alla chiusura del manicomio, con l’obiettivo di accompagnare pazienti psichiatrici verso una nuova vita comunitaria. Ai piedi dei colli bergamaschi, nella comunità «Casa de Bosco» di Longuelo, i primi operatori e ospiti della cooperativa hanno ritrovato identità, dignità e legami umani autentici, coltivando insieme un piccolo appezzamento di terra. Da quel terreno sono nati non solo ortaggi genuini, ma anche una nuova idea di cura fondata sulla condivisione, sulla semplicità e sul valore del fare quotidiano.
Gli orti di Via Muraschi, nati nell’ambito del progetto comunale «Green Stop», si estendono in un’area che un tempo era degradata e oggi è stata rigenerata. Tra case popolari, piste ciclabili e giardini di quartiere, la Cooperativa Biplano ha trasformato terreni incolti in orti di comunità aperti e accoglienti: aiuole di ortaggi, fiori e piante aromatiche convivono con aree di sosta e percorsi naturali, dove cittadini, volontari e persone fragili coltivano insieme la terra e le relazioni. «Ogni germoglio è una promessa: la promessa di vivere insieme», racconta Licia della Cooperativa Biplano, ricordando come anche piccoli appezzamenti possano generare grandi trasformazioni, sociali e individuali, diventando un ponte verde tra la città e la cura reciproca.
«CAPACITyES», Borgo Palazzo
Nel quartiere di Borgo Palazzo, il progetto «CAPACITyES» unisce cohousing e orti urbani in un’esperienza di inclusione sociale e vita condivisa. Nato per favorire l’integrazione tra famiglie italiane e straniere, persone in situazioni di fragilità e cittadini del quartiere, il progetto trasforma gli spazi comuni in luoghi di incontro, apprendimento e collaborazione. Negli orti condivisi, famiglie con bambini coltivano insieme ortaggi e fiori, imparando a conoscere la terra, i suoi ritmi e il valore del prendersi cura, non solo delle piante, ma anche degli altri.
L’odore fresco del terreno appena zappato, i colori variopinti degli ortaggi e la danza delle foglie diventano strumenti educativi e simboli di rinascita, insegnando la lentezza, la pazienza e la cooperazione. «Coltivare insieme insegna il valore della lentezza, del radicarsi, del germogliare», spiega la referente Angela Pavesi, sottolineando come questi orti rappresentino un modello di comunità solidale, in cui il verde diventa occasione di crescita, dialogo e inclusione.
Orti Storici di San Tomaso
A conferma di una città che continua a fiorire, quest’estate sono rinati gli Orti Storici di San Tommaso, nell’area verde alle spalle del Parco Suardi: un luogo da sempre privato, recentemente acquisito dal Comune a seguito dell’operazione urbanistica dell’Ex Canossiane. Anche qui, come altrove, la terra ritorna a essere spazio pubblico, memoria condivisa e laboratorio di cittadinanza attiva.
Gli orti urbani di Bergamo sono mondi in miniatura dove la vita pulsa tra germogli, sorrisi e gesti di cura. «Gli orti non sono solo spazi verdi: sono promesse, radici, memoria», ricorda Oriana Ruzzini, assessora alla Transizione Ecologica del Comune di Bergamo, sottolineando che la cura del verde è anche cura della città e delle relazioni che la abitano. Passando accanto a un orto fermatevi, annusate la terra, ascoltate il fruscio delle foglie e osservate chi coltiva, chi racconta, chi sogna. Non è solo orto: è promessa, cura, futuro condiviso.
