93FE310D-CB37-4670-9E7A-E60EDBE81DAD Created with sketchtool.
< Home

Sempre più fenomeni meteo estremi in bergamasca: cosa aspettarsi in futuro

Articolo. Intense precipitazioni, alluvioni, grandinate, siccità, picchi di temperature estreme sia calde che fredde sono ormai parte della nostra percezione di normalità. Com’è davvero la situazione in Italia e nel mondo e come possiamo prevedere che si sviluppi a Bergamo

Lettura 4 min.
Freddo record che congela le piantagioni (foto Ger Pouwels)

G li eventi meteorologici estremi sono ormai una presenza costante nella cronaca mondiale, nazionale e perfino locale. Da sempre presenti tra i fenomeni ricorrenti a seconda della stagione, la loro frequenza è aumentata vertiginosamente negli ultimi decenni . I recenti accordi internazionali legati alla Cop26 hanno fatto qualche passo avanti per mitigare i cambiamenti climatici, causa profonda di questi fenomeni, ma molto ancora rimane da fare per innescare un vero cambiamento.

La situazione a livello globale

Il Rapporto 2021 dell’osservatorio di Legambiente CittàClima riporta alcuni dati significativi del NOAA ( National Oceanic and Atmospheric Administration ), secondo il quale il 2020 è stato l’anno più caldo in Europa e nel mondo , pari solo al record del 2016. E le prospettive non sono delle più rosee: c’è una probabilità del 40% che nei prossimi cinque anni si raggiunga un aumento di 1,5 °C.

Si tratta di poco più di un grado, ma comporterebbe conseguenze disastrose : vasti incendi in tutto il mondo e specialmente nel Mediterraneo; temperature anomale persistenti; assenza di precipitazioni; lunghi periodi di siccità.

Incendio in Australia
(Foto Toa55)

Secondo il rapporto CLIMATE CHANGE 2021 – Le basi fisico-scientifiche ” di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), le precipitazioni globali medie sulla terraferma sono aumentate significativamente dal 1950, con una ripida accelerata a partire dagli anni ’80. E non solo le precipitazioni: sono diversi gli eventi meteorologici estremi che colpiscono sempre più regolarmente la superficie terrestre.

Gli estremi di caldo sono diventati più frequenti e più intensi . Simile andamento per gli eventi di precipitazione violenta, aumentati a partire dagli anni ’50 sulla maggior parte delle terre emerse.

E nazionale

Il rapporto di Legambiente ha osservato in particolare la situazione italiana, rilevando come negli ultimi 11 anni nella Penisola siano stati 1118 gli eventi estremi registrati sulla mappa del rischio climatico , con 133 segnalazioni solo nell’ultimo anno. Si tratta di un aumento del 17,2% rispetto alla passata edizione del rapporto. Crescono anche le aree colpite: gli impatti più rilevanti si sono registrati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno (quasi +18%).

Tra i fenomeni rilevati da Legambiente rientrano: allagamenti da piogge intense, spesso collegati a frane, danni al patrimonio storico e stop alle infrastrutture, alle metropolitane e ai treni urbani; trombe d’aria; esondazioni fluviali; prolungati periodi di siccità e temperature estreme. Per la prima volta, inoltre, sono state prese in considerazione le grandinate estreme , che colpiscono con sempre maggiore intensità e frequenza sia campagne che centri urbani.

L’analisi di Legambiente non si basa solo sulla raccolta di segnalazioni, ma anche sullo studio di diversi indicatori che sono il primo segnale di allarme quando si intendono studiare le conseguenze del cambiamento climatico. Innanzitutto il monitoraggio della temperatura del mare : per quanto riguarda il Mediterraneo, si parla già di 3-4 gradi più della media storica. Con tutte le conseguenze per la fauna marina: Ispra, come riporta Legambiente, ha rilevato nel Mediterraneo 243 specie aliene , che competono per l’approvvigionamento di cibo con le specie autoctone e favoriscono l’insorgenza e la diffusione di malattie infettive.

Un altro indicatore è anche la temperatura media cittadina, che, secondo il XVI rapporto Snpa/Ispra “Gli indicatori del clima in Italia” , citato da Legambiente, ha avuto uno dei maggiori incrementi in Europa, con +1,54 °C rispetto alla media del periodo 1961-1990 e un ritmo di crescita più serrato rispetto alla media globale.

Vista aerea da un drone del fiume Serio ingrossato dopo le forti piogge
(Foto MC MEDIASTUDIO)

In breve, Legambiente rileva in Italia quattro macrotendenze :

  • aumentano i fenomeni alluvionali con danni crescenti;
  • nelle città il caldo cresce di più e anche le conseguenze delle ondate di calore sulle persone;
  • aumentano i problemi di accesso e gestione della risorsa acqua in città ;
  • le aree urbane costiere rischiano di subire rilevanti danni e di scomparire con l’innalzamento del livello dei mari . Prospettive a dir poco preoccupanti.

Lo scenario si aggrava ancora di più se si considerano i dati raccolti da Coldiretti , che fa salire a 1787 i fenomeni estremi registrati in Italia da inizio anno. Rientrano, nei loro conteggi, nubifragi, grandinate, tornado, tempeste di vento e ondate di calore e di gelo estreme, che, complessivamente, hanno portato a un aumento dei fenomeni estremi del 548% e a perdite pari a 14 miliardi di euro in 10 anni .

Nel un mondo agricolo, le conseguenze di questa tendenza sono da molti vissute sulla propria pelle: “ Violenti temporali, grandinate, tornado e tempeste di vento che colpiscono le città e le campagne – sottolinea Coldiretti – si abbattono su un territorio duramente provato dalla siccità con i terreni che non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando allagamenti, frane e smottamenti ”. Quest’anno inoltre sono saliti a 7252 i comuni italiani che hanno parte del proprio territorio a rischio frane e/o alluvioni: il 91,3% del totale .

Secondo l’analisi Coldiretti su dati Isac CNR e ESWD, sono almeno 300 gli eventi estremi tra nubifragi, bombe d’acqua, trombe d’aria, grandinate e tempeste di fulmini che hanno colpito la Lombardia durante l’estate 2021.

Cosa succede a Bergamo

In particolare, la bergamasca è stata duramente colpita . Una perturbazione particolarmente intensa è stata registrata nella notte fra sabato 31 luglio e domenica 1 agosto di quest’anno. Diverse aree della Valle Brembana , Valle Imagna e Valle Seriana sono state colpite da violenti nubifragi e grandinate, che si sono tradotti in 22 richieste d’aiuto a Coldiretti .

Ad Averara e a Valtorta , in Valle Brembana, prati e pascoli sono stati imbiancati dalla grandine , con gravi problemi per il taglio dei prati e il pascolamento in alpeggio. A Sant’Omobono Terme i chicchi di ghiaccio hanno colpito gli alberi da frutta triturando completamente le foglie. Ad Ardesio la grandine ha distrutto orti e meleti e bucato coperture delle serre .

Grandinata ad Ardesio lo scorso 31 luglio
(Foto Emanuele Biava)

Lo scorso aprile era stato diramato un allarme siccità e gelo per tutta la provincia bergamasca, dove la prolungata assenza di pioggia stava causando molte difficoltà agli agricoltori. Tra queste ultime, la compromissione delle semine appena terminate e danni rilevanti agli alberi da frutto , che, dopo un periodo di caldo anomalo che aveva favorito il risveglio vegetativo, erano più vulnerabili.

A luglio una nuova ondata di grave maltempo , che ha visto campi di mais devastati, alberi da frutto danneggiati e ortaggi in campo distrutti. Il nubifragio, riportato da Coldiretti Bergamo, ha flagellato diverse aree dalla Valle Imagna alla Valle Seriana, ma anche la zona di Bolgare, Telgate, Grumello del Monte e Castelli Calepio .

Proiezioni future

La lista potrebbe continuare ancora, ma l’andamento è chiaro. Resta da chiedersi quali siano le prospettive per il futuro: cosa ha ancora in serbo il meteo estremo in bergamasca e nel mondo?

Secondo l’IPCC , c’è da aspettarsi che ogni ulteriore incremento del riscaldamento globale provochi aumenti chiaramente percepibili dell’intensità e della frequenza degli estremi di caldo , comprese le ondate di calore e le forti precipitazioni, nonché siccità agricola ed ecologica in alcune regioni. In particolare, si prevede che eventi di forte precipitazione si intensifichino e diventino più frequenti nella maggior parte delle regioni, con una stima di circa il 7% per ogni 1 °C di riscaldamento globale .

Nubifragio a Vilminore con le strade allagate
(Foto Alice Bassanesi))

Inoltre, come è già molto ben visibile sulle Orobie, è prevedibile che si amplifichi ulteriormente la perdita della copertura nevosa stagionale e del ghiaccio terrestre , oltre allo scioglimento del permafrost e del ghiaccio marino artico.

Ogni minuscolo spostamento della temperatura media conta e ha conseguenze tangibili e gravissime. È fondamentale che gli accordi internazionali prendano in considerazione obiettivi sempre più ambiziosi per contrastare efficacemente le tendenze in atto.

Approfondimenti