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Spegnere le luci per un’ora, per tornare (più consapevoli) a «riveder le stelle»

Articolo. Sabato 26 marzo, anche Bergamo aderirà a «L’Ora della Terra», iniziativa mondiale promossa dal WWF per richiamare l’attenzione sul cambiamento climatico e sull’interferenza dell’inquinamento luminoso sull’ecosistema urbano. Ne abbiamo parlato con Anna Maria Gibellini, referente dello Sportello pipistrelli della Riserva naturale Oasi WWF di Valpredina

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Chissà se Dante le vedrebbe ancora, le stelle, se camminasse oggi sotto i cieli fiorentini. Oltre un terzo dell’umanità, in questo momento storico, non riesce più a vedere la Via Lattea. E tra i paesi industrializzati, l’Italia e la Corea del Sud detengono il primato per il cielo più inquinato dal punto di vista luminoso. Lo riportava, nel 2016, l’atlante mondiale della luminosità del cielo notturno, pubblicato sulla rivista americana Science Advances.

Tralasciamo per un attimo il fascino dei cieli stellati, quei cieli che nei secoli hanno ispirato poeti ed artisti, da Dante a Van Gogh, Pascoli a Rilke. L’inquinamento luminoso è un problema dalle molte implicazioni ecologiche e sociali e dal forte impatto sulla vita degli esseri viventi.

Sabato 26 marzo tornerà «Earth Hour» («L’Ora della Terra»), una manifestazione promossa dal WWF che dal 2007 coinvolge persone da tutto il mondo in un gesto semplice e simbolico: lo spegnimento, per un’ora, delle luci di monumenti, edifici istituzionali e abitazioni private. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione sulle emergenze ambientali che caratterizzano il nostro tempo. L’anno appena passato, in particolare, è stato un anno allarmante per quanto riguarda il cambiamento climatico: nel dicembre 2021, l’Onu ha certificato una nuova temperatura massima nell’Artide, confermando il record registrato l’anno precedente in Siberia.

Bergamo illuminata

L’inquinamento luminoso è una problematica altrettanto urgente, che al cambiamento climatico si lega in modo stretto, eppure è forse meno percepita. Proprio per questo, sabato 26 marzo, lo Sportello pipistrelli (Life Gestire 2020) e la OA WWF Bergamo-Brescia proporranno un incontro divulgativo dal titolo «L’interferenza dell’inquinamento luminoso sull’ecosistema urbano». L’appuntamento è alle ore 20.15 in Città Alta, nella zona della cannoniera di San Giovanni, per assistere, dopo un’introduzione a cura di Marcello Fattori, Presidente del WWF Bergamo-Brescia, allo spegnimento simbolico delle mura di Bergamo. Si tenterà anche l’ascolto (con l’aiuto dei volontari del gruppo Chirotterologico Le Sgrignapole) delle vocalizzazioni dei pipistrelli.

Verso le 21 ci si sposterà poi a piedi verso la vicina Sala Curò in pazza della Cittadella n. 10. Qui, per tutta la serata, si alterneranno esperti che illustreranno come la luce artificiale abbia un forte impatto su alcune specie chiave dell’ecosistema urbano e come questo impatto si rifletta anche sulla qualità della vita di tutti i cittadini. Ci siamo fatti anticipare qualcosa sulla serata dalla dottoressa Anna Maria Gibellini, referente dello Sportello pipistrelli della Riserva naturale Oasi WWF di Valpredina (partner del progetto per la conservazione della biodiversità in Lombardia Life Gestire 2020) e Presidente del Gruppo Le Sgrignapole.

Anna Maria Gibellini insieme a Le Sgrignapole ad Azzano San Paolo

MM: Il titolo della serata bergamasca è «L’interferenza dell’inquinamento luminoso sull’ecosistema urbano». Come nasce questa serata e come si inserisce all’interno dell’iniziativa mondiale organizzata dal WWF?

AG: Abbiamo voluto andare oltre lo spegnimento simbolico delle luci, proponendo un momento divulgativo, di riflessione personale: quello che può essere uno spegnimento simbolico potrebbe essere spegnimento per “far partire altro”, un’azione, un cambiamento. In questo momento in cui si parla molto di risparmio energetico, sottolineiamo come spegnere le luci non sia solo una questione di risparmio economico ma sia anche una questione legata al benessere.

MM: In che senso?

AG: Se tu illumini male, troppo e laddove non serve, produci un inquinamento luminoso. Gli ecosistemi come noi li conosciamo derivano da un’evoluzione di milioni di anni in cui l’unica luce era quella naturale, la luce del sole: molte specie hanno abitudini notturne e chi ha abitudini diurne ha bisogno delle ore notturne per equilibrare le diurne. Anche noi esseri umani nel nostro equilibrio psicofisico abbiamo un ritmo base, il ritmo circadiano (sonno-veglia), che è determinato dalla luce.

Migrazione primaverile delle oche della neve

MM: Come si lega il problema dell’inquinamento luminoso al problema del cambiamento climatico?

AG: Diciamo che è legato dal punto di vista della produzione di elettricità. Se devi produrre elettricità e devi spendere in campi solari, pannelli solari o in altre fonti, ma poi la sprechi illuminando verso l’alto con delle lampade che disperdono la luce (e che peraltro non sono neanche conformi alle normative del Green Deal europeo), ti trovi ad usare le risorse naturali per avere poi elettricità che sprechi. Noi parleremo sia di illuminazione artificiale che di inquinamento luminoso, che altro non è che lo spreco totale. La base su cui andare a ragionare è l’illuminazione artificiale: quando mi serve avere la luce? Quanta me ne serve?
Dal momento che i led producono luce in maniera economica, c’è spesso una sovrabbondanza di luce per cui, se abbiamo un lampione led a luce bianca vicino a casa nostra, siamo talmente abbagliati che non dormiamo più! In più la luce bianca è quella che va a risvegliare il nostro cervello e ci tiene svegli. Non per niente non dovremmo guardare i cellulari prima di andare a letto…

MM: In cosa consisterà il suo intervento all’interno del convegno?

AG: Io parlerò in particolare dei pipistrelli, perché i pipistrelli tra i mammiferi sono le prime “sentinelle”. Ci sono specie lucifughe che, qualora ci fosse troppa luce, non frequentano una certa zona. Quindi un’analisi della presenza dei pipistrelli in una città potrebbe darci un’indicazione sul suo stato di salute: i pipistrelli sono indicatori biologici della qualità ambientale; in base alle specie che ci sono ci dicono se una città è troppo illuminata o altro. Sottolineerò anche la parte del servizio eco-sistemico che i pipistrelli fanno per noi e che andiamo a perdere se illuminiamo troppo una città. Nelle zone tropicali, i pipistrelli sono impollinatori fondamentali, dispersori di semi. Sono insettivori, quindi difendono le colture agrarie, difendono dal proliferare di insetti che sono dannosi per le colture. Con i pipistrelli risparmiamo nell’uso di pesticidi. Se noi facciamo di tutto per illuminare le città, non li proteggiamo… perdiamo questo servizio eco-sistemico.

MM: La luce artificiale ha un forte impatto anche sugli uccelli…

AG: Esatto. Dopo di me, parleranno il dottor Alessandro Mazzoleni e il dottor Alberto Rota del Gruppo Ornitologico Bergamasco. Spiegheranno l’effetto dell’inquinamento luminoso sulla migrazione, con esempi di uccelli che hanno perso la loro rotta. Gli uccelli più di noi ci dimostreranno come il cielo buio serva: quando le città, i paesi, le piste da sci sono illuminate a giorno, gli uccelli si sbagliano, si disorientano, non si riposano, non si alimentano e muoiono in grande numero.

MM: Il buio non solo serve, è anche bello. Ci permette di vedere le stelle…

AG: L’intervento del dottor Davide Dal Prato del Parco Astronomico Torre del Sole verterà proprio su questo aspetto, l’aspetto culturale: il cielo stellato che ha avuto un ruolo culturale straordinario nella nostra civiltà, non lo vediamo più, perché l’abbiamo abbagliato e cancellato completamente. Non è un surplus: è parte di noi. Quante volte andiamo in montagna e raccontiamo agli amici, prima di tutto il resto, di aver visto un bel cielo stellato?

I campioni di guano che i cittadini Custodi di colonia inviano allo Sportello Pipistrelli
(Foto Anna Maria Gibellini)

MM: Sabato sera ci sarà anche un momento di ascolto, a cura del gruppo Sgrignapole…

AG: Uniremo all’osservazione dello spegnimento simbolico delle Mura un momento di tentativo di ascolto dei pipistrelli con il Bat Detector. I pipistrelli emettono ultrasuoni che non sentiamo, ma con questo strumento vengono resi udibili. E poi mostreremo dei campioni per fare vedere ai presenti come riconoscere il guano di pipistrello e racconteremo come fare a sapere di avere una colonia di pipistrelli vicina. Se uno trova la colonia, può segnalarla allo Sportello Pipistrelli, ricevere tutte le informazioni che servono, e soprattutto, se deve cambiare una lampadina o la grondaia, allora ci pensa un attimo. È una piccola cosa che ognuno può fare a casa che protegge specie tutelate a livello comunitario.

MM: Una delle tante piccole cose che ognuno di noi può fare…

AG: Esatto… Il problema dell’illuminazione non è solo stradale o cittadina: è la nostra luce sul terrazzo, quella che abbiamo a casa nostra. La call to action sarà sia per i cittadini – che inviteremo a segnalare le colonie di pipistrelli e a moderare la propria luce dove non sia serve – sia per gli Amministratori, nella scelta di tonalità, modalità e quantità di luce adatte. Ci sono sistemi di lampioni lungo le piste ciclabili che si illuminano al passaggio, quando serve. Basterebbe solo questo: un cambio di sensibilità!

Uso del bat detector a Mozzo
(Foto Anna Maria Gibellini)

Il Comune di Bergamo prenderà parte alla manifestazione spegnendo le luci delle mura veneziane dalle ore 20:30 alle ore 21:30. Anche la Fondazione MIA e il seminario vescovile Giovanni XXII aderiranno all’iniziativa con lo spegnimento dell’illuminazione esterna rispettivamente della basilica di Santa Maria Maggiore e della cupola della chiesa di San Giovanni. La serata è gratuita, con obbligo di prenotazione (all’indirizzo infomuseoscienze@comune.bg.it o telefonando al numero 035286011) e di Green Pass.