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6 app e un sito per abbattere gli sprechi alimentari

Guida. La nuova nata a Bergamo è ZeroSprechi, app cittadina per combattere lo spreco alimentare, ma le applicazioni che creano meccanismi virtuosi di ridistribuzione del cibo sono tante e conoscerle può fare bene sia alla coscienza che al portafogli

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(Pearl PhotoPix)

Basta pensare a questo: 4 euro e 90 centesimi. Non si tratta del valore dell’offerta di oggi su biscotti o bevande, ma è la cifra settimanale dello spreco alimentare di una famiglia italiana. In totale i 4 euro e 90 di ogni famiglia porta il Paese Italia a buttare ogni anno 6,5 miliardi di euro in cibo sprecato, anche se il costo complessivo dello spreco, includendo ciò che butta la filiera di produzione e distribuzione, è di circa 10 miliardi di euro l’anno. Impressionante, ma c’è una nota positiva. Questi valori, riferiti all’anno 2020 e ottenuti da una ricerca dell’osservatorio Waste Watcher , per la prima volta, mostrano un’inversione di tendenza e c’è un calo del 25% rispetto allo spreco del cibo. Erano infatti 6 euro e 60 centesimi, nel 2019, ad essere spesi settimanalmente dalle famiglie in cibo che veniva poi buttato.

La ricerca riporta inoltre che:Il 66% degli italiani ritiene ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo e, al momento di acquistare il cibo, l’attenzione agli aspetti specifici del suo impatto sulla salute sono determinanti per 1 italiano su 3 – e ancora – 7 italiani su 10 si scoprono in piena consonanza con il ‘green new deal’ e ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo. Il 40% degli intervistati (ben 4 italiani su 10) dichiara di sentirsi vigile e sensibile rispetto alle esigenze dell’ambiente anche senza le sollecitazioni di movimenti come ‘Fridays for future’. Mentre il 33%, un italiano su 3, si sente ‘raggiunto’ dalla sensibilizzazione di questo movimento, che lo ha portato ad aumentare l’attenzione verso la sostenibilità nel quotidiano (16%) o perlomeno ad avviare una riflessione in merito (17%). Ma il 9% degli italiani si dichiara scettico sul tema”.

(Foto KaliAntye)

Bene la consapevolezza, ma nella pratica come si può non sprecare cibo? Per questo arriva in aiuto la tecnologia, attraverso applicazione che aiutano a creare circoli virtuosi di domanda e offerta, riuscendo a interrompere la catena dello spreco con interventi spesso last minute. Ne segnaliamo alcune, fra nuove e note, sottolineando che il loro successo, in tutti i casi, è dato proprio dalla partecipazione, perché più persone le usano, meno cibo viene sprecato.

ZeroSprechi, ridurre lo spreco a Bergamo

ZeroSprechi è la nuovissima app del Comune di Bergamo sviluppata con il supporto strategico di NT Next - Evolving Communication con l’obiettivo di rafforzare la cultura del cibo e ridurre lo spreco alimentare a partire dalla comunità bergamasca. La App permette di donare e ritirare cibo gratuitamente mettendolo a disposizione tramite una foto e una breve descrizione sulla bacheca comune.

Per questo suo funzionamento ZeroSprechi non può prescindere dall’idea di creare una rete di utenti realmente sensibili alla causa in cui chi prende è ancora più virtuoso di chi dà proprio perché, nel raccogliere l’offerta di cibo attraverso il passaggio di casa in casa o quello presso il centro di deposito, mostra di fare proprio l’obiettivo culturale di abbattere lo spreco prima ancora di raggiungere quello concreto dell’aiuto alimentare.
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Too Good To Go, troppo buono per essere buttato

L’app di Too Good To Go permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto secondo il messaggio positivo: troppo buono per essere buttato. Gli utenti non devono fare altro che geolocalizzarsi e scegliere l’offerta, possono prenotare e pagare la Magic Box sulla app e poi passare semplicemente a ritirarla al punto vendita nella fascia oraria specificata.

Nata nel 2015 in Danimarca con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare, l’applicazione Too Good To Go è presente oggi in 17 Paesi (Europa, Stati Uniti e Canada) e conta oltre 40 milioni di utenti. In Italia Too Good To Go è stata lanciata in oltre 65 città, conta più di 4 milioni e mezzo di utenti e ha permesso di salvare quasi 5 milioni di pasti e di non emettere in atmosfera 10 milioni di kg di CO2.
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My Foody, come svuotare al meglio gli scaffali dei supermercati

Lo scopo di My Foody è quello di diminuire lo spreco di cibo sugli scaffali dei supermercati segnalando i prodotti vicini alla scadenza che possono essere acquistati in sconto. Una volta acquistati i prodotti online a un prezzo vantaggioso e scontato, bisogna solo recarsi al punto vendita per ritirarli. “In missione per amore del cibo” questo è il payoff della app che promette un risparmio fino al 50% sulla spesa. Per funzionare raccoglie le segnalazioni dei supermercati che propongono a prezzi scontati, prodotti prossimi alla scadenza o con piccoli difetti nella confezione.

Si tratta di generi alimentari assolutamente commestibili, che per lievi vizi di forma rischierebbero di finire in discarica a fine giornata, invece grazie all’app possono arrivare direttamente sulle nostre tavole. Attraverso una mappa ben strutturata, i consumatori hanno modo di conoscere rapidamente le offerte presenti nei dintorni, a seconda del colore dei segnaposto: giallo se ci sono offerte in corso, bianco se al momento non ce ne sono. Per ora le catene della grande distribuzione aderenti sono Lidl, Coop e Carrefour, mentre la diffusione a livello nazionale è in continua evoluzione e ogni settimana vengono aggiunte nuove aree coperte dal servizio.
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Last Minute Sotto Casa, il social market

Si definisce come la più grande community digitale antispreco. LMSC funziona come My Foody ma con un’attenzione particolare ai piccoli commercianti che, in questo modo hanno anche la possibilità di far conoscere il proprio esercizio commerciale riducendo gli sprechi. Una notifica informa l’utente dell’offerta in corso e lo informa, in tempo reale, rispetto a dove si trovano i prodotti in offerta vicino a lui e proposti con uno sconto minimo del 40%.

Fin dal suo inizio, Last Minute Sotto Casa si è impegnata a fornire un aiuto concreto ai negozianti e nei supermercati in cui è attiva, fin dal primo mese, i titolari hanno riscontrato un calo degli invenduti tra il 40 e il 70% mentre i clienti fanno regolarmente la spesa con il 50% di sconto.
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UBO, una buona abitudine

Sulla consapevolezza alimentare lavora invece UBO, che aiuta i consumatori a fare la spesa in base al loro fabbisogno, a conservare correttamente gli alimenti, a consumarli per tempo, nonché a riutilizzare gli avanzi e le eccedenze di cibo. Attraverso funzioni come “Lista della spesa” e “Memo scadenze” l’app da informazioni su come, dove e per quanto tempo i vari alimenti (oltre 500 quelli presenti in archivio) possono essere conservati, quali sono le porzioni consigliate e quale è l’impronta idrica di questi alimenti.

Ci sono numerose ricette proposte, per invogliare le persone a preparare gustosi pasti con l’utilizzo di resti, scarti ed eccedenze alimentari e grazie al calcolatore di quantità integrato, è possibile creare una lista della spesa con le quantità richieste per un numero qualsiasi di persone, e persino inoltrarla ad altre persone.
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Bring, la spesa condivisa

L’app svizzera, rispetto alle altre app dedicate alla lista della spesa, permette di creare delle liste condivise fra più persone e quindi di unificare gli acquisti.

Con 10 milioni di utenti in tutta Europa l’applicazione permette di fare acquisti di gruppo, fra parenti, amici e vicini di casa, ottimizzando quantità e promozioni che vengono presentate dalla stessa app insieme a idee e ricette.
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ThinkAbout, la spesa in azienda

Non un’app ma un sito, che fa leva sulle aziende che vogliono attivare un welfare positivo per i propri dipendenti, mettendosi in contatto con produttori e distributori di generi alimentari che vogliono abbattere lo spreco di cibo.

La piattaforma di eCommerce, infatti, propone settimanalmente i prodotti ancora buoni ma con qualche difetto, che verrebbero scartati dai produttori perché inadatti alla vendita. Le aziende aderenti al servizio possono proporre ai loro dipendenti di acquistarle a metà prezzo e ricevere la spesa direttamente in azienda.
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