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Coding obbligatorio a scuola per combattere le mummie del digitale

Articolo. Grazie alla “programmazione informatica” (questo in italiano il coding) gli studenti imparano a fare team building, a concretizzare i passaggi di un pensiero astratto e a dialogare con le macchine. Ma c’è ancora chi nel digitale non ha fiducia e il traguardo del 2022 potrebbe trasformarsi in uno scontro degno dei migliori videogame

Lettura 2 min.

La data è ormai prossima, ancora un anno scolastico e poi sugli orari settimanali dei bambini della primaria dovrebbe arrivare la dicitura “ora di coding”. Diventerà infatti obbligatorio per tutti saper parlare con la tecnologia, conoscere i rudimenti della programmazione informatica e diventare dei nativi digitali, autentici e non solo sulla carta.

Il fatto di essere nati in un’epoca in cui tablet, pc e smartphone la fanno da padroni, ma ancora più in cui cloud, server, condivisioni e connessioni sono all’ordine del giorno, infatti, non fa dei ragazzi degli esperti digitali. Un po’ come saper disegnare una casa non li rende degli architetti. Ogni cosa va imparata e appresa, così come spiegano gli esperti del pensiero computazionale con cui avevamo parlato proprio di questo.

Più coding per tutti dunque, perché aiuterà le nuove generazioni a usare gli strumenti tecnologici meglio di noi e a padroneggiare – senza esserne schiacciati – la rivoluzione digitale in atto. Della bontà di questo apprendimento ne è convinto soprattutto chi insegna coding da anni e proprio con i bambini ha raccolto le soddisfazioni più grandi. Elena Vittoria Soffientini, sviluppatrice informatica della web e digital agency bergamasca Plat1 srl, realizza corsi sulla materia nelle scuole dal 2014. A lei abbiamo chiesto di spiegare come si svolgono le sue lezioni.

Elena Vittoria Soffientini

Il coding si impara stando al computer

Di fatto sono lezioni a terminale, con pc predisposti con software appositi per una programmazione semplificata e logica – spiega Elena – nel concreto si procede a blocchi, un po’ come se si stesse giocando coi Lego”. Come si usa il mouse, come si scrive sulla tastiera, come reagiscono i software dopo un comando sono tutte parti che vanno spiegate prima di iniziare le lezioni vere e proprie. Quello che succede dopo lo racconta ancora Elena: “ Durante le prime lezioni si crea un videogioco con un utente giocatore che si muove nello spazio attraverso le freccette della tastiera e poi si programma l’antagonista. Dopodiché ad ogni lezione viene approfondito questo meccanismo lasciando ampio margine alla sperimentazione”.
Alla base di tutto c’è l’astrazione di problemi concreti da codificare nel linguaggio di programmazione.

Ma si gioca per apprendere il “problem solving” con carta e penna

Il problema dato, come dicevamo, è la creazione di un videogioco. “C’è una grossa fase di progettazione. Devono partire da un problema banale come creare un gioco multiplayer e lo sviluppo dell’idea nasce ancora su un foglio di carta usando pennarelli e matite, solo dopo ci si mette sul terminale ”.

Al bando la solitudine, qui si lavora in squadra

Io ho sempre preferito far lavorare i ragazzi in coppia, così c’è più confronto, condividono il lavoro e si aiutano fra di loro. Insomma condividono il lavoro”. Sono gli stessi bambini a vuole condividere ciò che stanno apprendendo e le soluzioni che trovano e questo è ciò che – a volte – sbaraglia gli stessi insegnanti di coding, come conferma Elena: “All’inizio io non avevo minimamente pensato a far creare videogiochi nella modalità multiplayer, ma quasi tutti vogliono poter giocare insieme. Il gioco è un momento condiviso per questo l’esercitazione deve poterlo prevedere fin da subito”.

E si entra in relazione con le macchine

Lo scopo principale dei corsi di coding è quello di mostrare come queste apparecchiature funzionano, affinché non siano quella scatola magica che alcuni concepiscono come dotata di vita propria. Essere consapevoli della tecnologia, capire come crea ciò che poi noi utilizziamo, significa avere quelle competenze per saper ’leggere’ il digitale e non lo si fa perché dobbiamo diventare tutti programmatori informatici. Noi andiamo a scuola e impariamo la lingua italiana non per essere poeti e sceneggiatori, ma per essere in grado di leggere ed è la stessa cosa”.

Ma c’è ancora chi ha paura

Nel migliore dei mondi possibile il coding dovrebbe essere uno strumento trasversale e multidisciplinare per le materie tenendo presente che il pensiero computazionale non è scontato, occorre esercitarsi per svilupparlo. Le esercitazioni di coding potrebbero essere utilizzate per ricerche e approfondimenti, per esempio la Rivoluzione francese potrebbe essere reinterpreta con una videoanimazione o un video gioco. In teoria nel 2022 il coding dovrebbe diventare materia obbligatoria nelle scuole ma dalla mia esperienza personale c’è tanta strada da fare ancora. C’è uno zoccolo duro fra gli insegnanti molto refrattario”.

NB: vista la situazione Plat1 sta riorganizzando i corsi online.

Sito Plat1

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