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Dalle prove di dialogo fra gli smartphone possiamo capire come sarà il futuro

Articolo. L’arrivo ufficiale di HarmonyOS 2 sul mercato – per chi non lo sapesse: il nuovo sistema operativo creato e sviluppato dal colosso cinese Huawei – dimostra come questo tipo di device, ritenuto “superato” da molti, stia in verità evolvendo continuamente. E diventeranno l’estensione del nostro braccio

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(Illustrazione GoodStudio)

Negli ultimi mesi era palpabile la sensazione che la rincorsa allo smartphone più evoluto e performante si fosse rallentata. Fino a qualche anno fa i marchi di cellulari si sfidavano ogni semestre a suon di fotocamera potenziata, audio perfezionato, display ad altissime prestazioni. Siamo arrivati a moltiplicare le fotocamere posteriori e anteriori montate sui singoli dispositivi, paragonando dimensioni e prestazioni che mettevano sul piatto più importante della bilancia sempre l’ultimo modello.

Da qualche anno invece i device sembrano tutti uguali. Lo si capisce, ad esempio, in una cena fra amici: tanti rettangoli, per lo più scuri, appoggiati sul tavolo. Identici o quasi. Tanto che occorre avviarli per riconoscere il proprio. Qualche pixel in più da una parte, qualche sprazzo di potenza in più dall’altra, ma ormai scegliere un telefono non è più un’impresa. In molti casi, sarebbe disonesto non ammetterlo, le prestazioni si equivalgono e la passione per un tipo per l’altro è dettato solo dal gusto personale.

Una trasformazione interiore

Eppure, in questa battaglia di finezze, particolari e dettagli, a inizio giugno è arrivata la novità più importante di tutte: un nuovo sistema operativo. Fino ad ora, infatti, il mondo era controllato da due fazioni, le uniche autorizzate a combattersi la fiducia e la predilezione dei consumatori come fra Guelfi e Ghibellini. Da una parte iOS, il sistema operativo di Apple, montato su tutti gli iPhone della mela rosicchiata; dall’altra il piccolo robot verde di Android, progettato e sviluppato da Google e montato su tutti gli altri cellulari esistenti sul mercato. Una spartizione non proprio paritaria ma, in qualche modo, equilibrata.

Di fronte a questo duopolio ormai consolidato l’arrivo di un terzo incomodo com’è il sistema operativo progettato negli ultimi due anni dal colosso cinese Huawei sembra ben poca cosa. Eppure la questione sta arrivando a pesare nella tasca delle persone come un problema di politica internazionale.

Huawei, infatti, non poteva fare altrimenti, perché le sanzioni imposte dagli Stati Uniti non le avrebbero più permesso di accedere ad Android, il sistema operativo con il quale era cresciuta partendo dal mercato degli smartphone low-cost per arrivare a essere uno dei marchi più importati della telefonia e non solo. Ecco come lo scontro fra potenze mondiali si traduce in qualcosa di concreto nella nostra più banale quotidianità. Nei fatti, probabilmente, il marchio cinese avrebbe lavorato a un proprio sistema operativo ugualmente, ma con tempi e ritmi differenti. Invece HarmonyOS 2 è già qui.

Quindi cambia qualcosa?

Chi usa il telefono per fare cose banali come chiamare, mandare un messaggio o controllare i social, probabilmente non sarà sconvolto dalla notizia. Ma chi, ad esempio, lo estrae dalla tasca per mandare una e-mail potrebbe esserne toccato. Una delle prove del nove a cui era chiamato HarmonyOS 2 era infatti quello di interagire con le altre app esistenti sul mercato, in particolare quelle di Google.

Una questione da informatici, viene da dire. In realtà stiamo parlando del problema con cui entrano in contatto tutti coloro che provano a far comunicare un iPhone con un pc e viceversa o, ancora più banalmente, le persone che tentano di usare dei programmi che funzionano in modo diverso su ogni dispositivo.

Sembra invece che HarmonyOS 2 sia riuscito, come vuole il suo nome, a creare armonia tra sé e le applicazioni del vecchio partner Android. Pare banale, ma se l’uso delle parole ha un valore, tutta la comunicazione relativa al nuovo prodotto lanciato dalla Cina punta proprio a farsi accogliere in modo amichevole nel mondo. Il suo approccio viene definito “liquido” e “olistico”, citando in maniera inequivocabile i concetti filosofici di Bauman e la tradizione spirituale orientale.

(Foto Illustrazione GoodStudio)

Al di là delle trovate di marketing, prima d’ora non esisteva aspetto più importante di questo. Il nuovo sistema operativo deve entrare in 300 milioni di dispositivi mobili ed era essenziale non creare nessuno scompiglio con i sistemi già esistenti e in uso. Nei prossimi giorni anche Honor e Mate potranno utilizzare (e sperimentare) il nuovo sistema operativo che, diciamolo chiaramente, continua ad avere un’interfaccia molto simile ad Android.

Telefoni come bacchette magiche

Non solo Huawei ha dimostrato che creare il proprio sistema operativo, ovvero il proprio insieme di app e funzioni specifiche, è possibile, ma ha anche aperto la strada al futuro degli smartphone dando spettacolo di sé durante le presentazioni ufficiali. L’esempio più eclatante di come rivoluzionerà il dialogo fra oggetti connessi – costringendo i concorrenti a fare altrettanto – è nell’immagine che mostra un dito trascinare un’icona dallo smartphone alla tv e con essa il relativo film in mostra. A rendere possibile questa integrazione è il “Multi-device Task Center”, un pannello di controllo che permette alle app scaricate di funzionare su diversi dispositivi senza che siano installate singolarmente su ognuno di essi. Potremmo dire che avere una bacchetta magica diventa quindi superfluo.

Dunque se lo smartphone è diventato negli anni uno strumento fondamentale e immancabile nella vita di ognuno, nell’immediato futuro sarà il telecomando con cui potremo controllare tutto ciò che utilizziamo, provando con mano cosa si intende quando si ripete senza sosta il termine IoT, ovvero internet delle cose. Trascinare un’app da un dispositivo all’altro ne dà un’idea, ma il colosso cinese promette anche di poter controllare forno e frigorifero appoggiandoci semplicemente sopra il telefono.

Le macchine hanno iniziato a parlare fra loro

Di conseguenza pensare che questo cambiamento sia solo una mossa di marketing è riduttivo. E lo stesso lo è pensare che sia una notizia limitata a chi ha quella particolare marca di smartphone. Il cellulare sarà sempre più lo strumento che condizionerà l’acquisto di altri oggetti tecnologicamente connessi e con esso compatibili. Il cuore del futuro tecnologico sta tutto qui.

(Foto Illustrazione di Elenabsl)

Negli Stati Uniti studiano batterie che riescono a ricaricare gli smartphone e i pc in soli 5 minuti, il 5G sta radicandosi nei territori e le infrastrutture tecnologiche si stanno potenziando un po’ ovunque. In questo ecosistema in cui tutto sarà funzionale alle nostre più piccole esigenze gli smartphone saranno l’estensione del nostro braccio, una sorta di “stanza dei bottoni” chiusa nel palmo della mano.

Sito Huawei

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