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Curiosando ai piedi del pizzo Badile (Brembano)

Articolo. Il nome Pizzo Badile richiama alla mente la bellissima vetta granitica della val Masino teatro di storiche imprese alpinistiche. La nostra attenzione oggi è invece rivolta all’omonima cima brembana, molto più modesta per quota e prestigio che, tuttavia, vanta anch’essa la forma a pala tipica di un badile e riserva interessanti spunti escursionistici

Lettura 5 min.
Il pizzo Badile dal passo di Monte Colle

Percorrendo la strada che da Branzi sale verso Foppolo il mio sguardo spesso è stato incuriosito dalla vista di una strada forestale che corre sul lato opposto della valle e dai bei pascoli soprastanti che fanno da contorno al pizzo Badile. Più volte mi sono riproposto di recarmi lassù per una sbirciatina ma il richiamo di vette altisonanti ha sempre relegato questa gita nel cassetto. L’occasione si è presentata qualche settimana fa quando una mezza giornata di libertà suggeriva un itinerario in uno scenario nuovo.

Una rapida occhiata alle cartine, una lettura del geoportale del CAI di Bergamo e senza indugi ci ritroviamo a Branzi presso il posteggio adiacente la stazione dei carabinieri (825m). L’escursione potrebbe iniziare anche più in alto, dalla frazione Vendullo di Valleve (1156m) ma preferiamo percorrere integralmente il sentiero CAI n° 117A così da raggiungere quella stradella che tante volte ha attirato la mia curiosità. Affrontiamo la gita in assetto superleggero per velocizzare il cammino: due barrette energetiche, una piccola borraccia (vuota perché si trova acqua lungo il percorso), una giacchetta antivento e uno zainetto da trail. Nulla più.

Il sentiero comincia nei pressi della curva della strada provinciale, poche decine di metri più a valle del posteggio. Si sale inizialmente tra le abitazioni ma ben presto ci si ritrova immersi nel bosco a percorrere l’antica mulattiera che collega il paese di Branzi a Valleve ed agli alpeggi di Foppolo e San Simone. Il tracciato è ampio e in buone condizioni. I segni di usura dei ciottoli lascia intuire il grande utilizzo del passato, lo testimonia anche la graziosa cappelletta dedicata alla Madonna che incontriamo lungo il percorso: riporta la data del 1634. Raggiungiamo in rapida successione due evidenti biforcazioni sulla destra: in corrispondenza della prima notiamo l’indicazione Branzi centro (!) mentre la seconda è priva di segnalazioni ma cattura la nostra attenzione per una possibile variante al percorso di rientro. Qualche minuto ancora di piacevole salita e sbuchiamo sulla strada forestale sopra menzionata che da qui in poi ha soppiantato l’antica mulattiera.

Il sedime è ampio e le importanti opere di manutenzione rendono il percorso adattissimo anche alle mountain bike. In questo tratto la strada attraversa un versante che fino agli anni novanta era completamente ricoperto da un’abetaia mentre oggi appare spoglio di alberi. Una concomitanza di eventi ha impoverito questo tratto di valle: dapprima il famigerato bostrico ha costretto ad una importante opera di disboscamento, poi la tempesta Vaia del 2018 che ha sradicato centinaia di abeti ed ora una nuova aggressione dell’insidioso parassita che, dopo aver prolificato nelle cortecce degli alberi abbattuti dalla tempesta si è trasferito agli abeti sani che si trovano nelle vicinanze. La gravità della situazione purtroppo non consente alternative: l’unica soluzione possibile pare sia l’abbattimento e la repentina rimozione degli alberi ammalati.

Superata la zona spoglia la strada lambisce la bella frazione Prati (1105m) ove spiccano alcune dimore amabilmente ristrutturate. Poco oltre abbandoniamo la strada forestale per imboccare sulla sinistra l’evidente sentiero (segnavia CAI n°117) che conduce al forcolino di Torcola .

Si sale senza indugi in un bel bosco di abeti fino a raggiungere la pianeggiante radura di Fopa Redunda (1375m). Subito notiamo numerosi nidi di formica rufa riconoscibili dalla classica montagnetta di aghi di pino. Alcuni raggiungono il metro di altezza. La formica rufa svolge un ruolo fondamentale nel delicatissimo ecosistema silvestre: oltre a contribuire alla pulizia e all’ossigenazione del sottobosco esercita una indispensabile azione di contrasto alla diffusione dei parassiti delle piante. È interessante ricordare che negli anni cinquanta numerosi nidi di formica rufa vennero trapiantati dalla Lombardia negli Appennini per combattere la diffusione della processionaria del pino. Non sono un esperto ma mi è capitato di osservare che i boschi in cui sono presenti i nidi di formica rufa non esistono piante aggredite dal bostrico.

Proseguiamo la salita fino ad incontrare una ripida ampia radura pascoliva dominata dalla baita orrido (1520m) ove è presente una piccola fontana ricavata in un tronco. Si tratta di una baita rifugio in muratura, di proprietà del comune di Branzi, sempre aperta, che dispone di un tavolone con relative panche, un camino con legna da ardere e un lavandino con acqua corrente. Sul tavolato del soppalco, raggiungibile con una scala a pioli, ci sono alcuni materassi.

Il sentiero riprende a salire con decisione nel bosco per sbucare nei prati della casera di Monte Colle (1730m). Vale la pena raggiungere la evidente croce lignea posta sopra un dosso erboso da cui si gode uno splendido panorama sui monti di Foppolo e Carona. Ai margini del prato gli abeti hanno lasciato il posto a splendidi larici che guidano lo sguardo fino al soprastante pizzo Badile. Rimango sempre affascinato dal larice: è un albero coraggioso che sa spingersi dove gli altri non osano arrivare; nobile ed elegante, non cresce proprio perfetto ma leggermente curvo eppure va su, molto in alto. La gente di montagna ama descriverlo come un albero onesto, generoso, tanto che grazie alle sue solide qualità realizzano tetti, solai, porte e finestre delle loro abitazioni. In tarda primavera il larice riesce a sorprenderci quando fiorisce (e ciò avviene solo ogni cinque/dieci anni) grazie ai fiori che assumono una suggestiva colorazione fucsia, mentre in autunno i suoi aghi si tingono di giallo creando un magico contrasto con le sfumature rossastre del tronco e l’azzurro del cielo.

I larici ci fanno piacevole compagnia in questo tratto finale di salita. Nei pressi della casera di Monte Colle il sentiero si biforca: il n° 117 prosegue in direzione sud verso il forcolino di Torcola (1853m) mentre il n° 118 sale in direzione ovest per raggiungere il passo di Monte Colle (1941m). Le due opzioni ci paiono interessanti e così decidiamo di andare a curiosare in entrambe le direzioni. Dapprima optiamo per il forcolino di Torcola: con percorso in leggera salita in pochi minuti si tocca la baita rifugio Baitei , ben ristrutturata dal comune di Branzi e riservata ad iniziative di tipo naturalistico-ambientale. Poco oltre raggiungiamo la baita Quedro e, subito dopo, un piccolo strappo ci consente di guadagnare il forcolino di Torcola. La vista spazia sui rinomati pascoli delle due Torcole (Soliva e Vaga) e, in secondo piano, sui monti di Valtorta, Cusio e Mezzoldo. Alla nostra destra fa bella mostra di sé il pizzo Badile che da qui risalta con la sua pala rocciosa. Successivamente il sentiero n° 117 prosegue scendendo verso Piazzatorre toccando il rifugio Gremei (1550m), ottimo punto di appoggio per assaporare gustosi piatti della tradizione bergamasca.

Dopo gli immancabili clic torniamo sui nostri passi fino alla casera di Monte Colle. Qui imbocchiamo il sentiero n°118 che sale con decisione verso il passo di Monte Colle. Anche da questo valico si può scendere a Piazzatorre ma con un itinerario diverso. Dal passo, seguendo il crinale, si può anche optare per l’ascesa alla cima del monte Secco (2293m), non è difficile ma richiede attenzione in un paio di passaggi in cresta. Anche la cima del pizzo Badile è raggiungibile ma non esiste sentiero e le pendenze da affrontare richiedono esperienza e passo fermo. I canaloni che scendono dal monte Secco e dai vicini Pegherolo e Cavallo rappresentano un vero e proprio paradiso per i camosci. Ogni volta che mi è capitato di raggiungere queste cime ho sempre incontrato camosci saltare su pareti rocciose quasi verticali con un’agilità e una naturalezza davvero strabilianti.

Ponte sul Brembo in località Belfiore
(Foto Camillo Fumagalli)
La croce di Monte Colle, in secondo piano la casera di Monte Colle e sullo sfondo il pizzo Badile
(Foto Camillo Fumagalli)
Piccolo orrido scavato dal fiume Brembo tra le case di Branzi
(Foto Camillo Fumagalli)

Le barrette energetiche giungono perfette per scongiurare il languorino allo stomaco che inizia a farsi sentire. È altresì giunta l’ora del rientro a Branzi che effettuiamo seguendo il medesimo tragitto dell’andata. Nell’ultimo tratto di mulattiera, poco prima del paese, prendiamo la variante che avevamo notato durante la salita. Il sentiero scende a stretti tornanti fino al fiume Brembo che attraversiamo su un bel ponticello. Di fronte a noi ecco la frazione Belfiore, poco conosciuta ma meritevole di una visita. Successivamente percorrendo un tratto di strada asfaltata raggiungiamo dapprima la frazione Ripe e poi ci intrufoliamo per le strette viuzze del borgo antico di Branzi che rivela alcune dimore storiche ben conservate, un ponticello sul piccolo orrido che il fiume Brembo ha scavato nei millenni levigando enormi massi e un parco pubblico in riva al fiume che nelle calde giornate estive ospita numerosi bagnanti alla ricerca di frescura. Oggi abbiamo camminato di buona lena. Non è ancora mezzogiorno e riusciamo a trovare il tempo per l’acquisto di una gustosissima fetta di formaggio Branzi.

P.S. Oltre a una passeggiata nel centro storico consiglio anche una visita al ponte romano che si trova nella zona chiamata Carbunì . Tale antichissimo manufatto è stato realizzato lungo la mulattiera che collegava Branzi alle miniere dell’alta valle.

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