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Nella valle di Saturno, il dio della natura, della potenza e dell’abbondanza

Guida. Il percorso per raggiungere la val Sedornia, laterale della valle Seriana, racconta di antiche incisioni druide, inaspettati passaggi di cardinali, bramiti di cervi in amore, camosci e lo splendido Laghetto Spigorel

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Primi raggi di sole al lago Spigorel

Da quando l’amico, nonché ex alunno, Simone ha deciso di abbandonare le polveri sottili della periferia cittadina per andare a vivere con la moglie Giulia tra i boschi dell’alta valle Seriana, mi ritrovo spesso a fare di Gandellino il punto di partenza di numerose escursioni. In pochi anni Simone ha acquisito grande dimestichezza con l’ambiente alpino e riesce ogni volta a sorprendermi, proponendo nuovi percorsi e luoghi molto interessanti. L’itinerario di oggi ci porta in val Sedornia, laterale della valle Seriana, seguendo un itinerario classico ma assai avvincente alla scoperta di una valle ancora integra e poco frequentata.

Lasciamo l’auto a Tezzi Alti (969m), frazione di Gandellino, e ci incamminiamo per la strada forestale (segnavia CAI n° 309) che ben presto abbandona i prati per entrare in un fitto bosco di abeti. Le pendenze favoriscono un cammino spedito e in poco si arriva ad una radura chiamata Spiàz de la Martisola, al centro della quale è presente un grande masso erratico di verrucano lombardo. All’apparenza si tratta solo di un grande sasso, ma se lo osserviamo attentamente scopriamo che su due lati e sulla sommità sono presenti alcune incisioni circolari di diverso diametro che, secondo gli studiosi, rappresentano delle coppelle votive; su un altro lato si notano alcuni gradini scavati nella pietra per accedere alla parte superiore. Ci troviamo di fronte ad un altare destinato a culti sacrificali precristiani, databile tra il terzo e il primo millennio a.C.

Alcuni chiamano questo masso altare dei druidi. Il sole accarezza le cime degli alberi e alcuni raggi filtrano tra i rami illuminando il masso. Sono improvvisamente catturato da un’atmosfera magica e mi trovo a immaginare un anziano druido assorto nel rito di preghiera che batte ripetutamente il masso con una pietra appuntita implorando benevolenza alla divinità: che questa valle sia stata oggetto di culti arcaici è testimoniato anche dal nome che porta, Sedornia, una storpiatura popolare del nome Saturnia (che si riferisce al dio Saturnus), con cui era appellato dai romani il Pagus (territorio rurale accentrato su un luogo di culto pagano) dell’alta valle Seriana. Saturno impersonificava il dio della natura, della potenza e dell’abbondanza.

Torniamo alla realtà proseguendo il cammino lungo la carrareccia. In pochi minuti raggiungiamo un’altra testimonianza della vocazione religiosa di questa vallata: la cappella di S. Carlo (1163m), dedicata al Cardinale Borromeo che si fermò in questi luoghi durante una visita pastorale nel 1575. Pare alquanto insolito che un cardinale si trovasse a passare attraverso questi luoghi solitari quasi cinquecento anni fa, ma dobbiamo sapere che per molti secoli questo sentiero ha rappresentato un’importante via di collegamento tra Gandellino e gli Spiazzi di Gromo, Lizzola e Colere (in val di Scalve).

Riempiamo le borracce presso la sorgente d’acqua freschissima che sgorga vicino alla cappella e riprendiamo il cammino buttando l’occhio qua e là nella speranza, spesso ben riposta, di scorgere qualche bell’esemplare di porcino. Quando la strada ammorbidisce le pendenze sbuchiamo improvvisamente in un’altra grande radura a fianco del torrente Sedornia: siamo agli Spiàz de l’acqua (1210m), luogo ideale per i pic-nic reso ancor più accogliente da una tettoia con tavolini riparati e da una griglia per il barbecue. Molti escursionisti nelle calde giornate estive concludono qui la propria gita, sedotti dalla frescura del luogo e dalla quiete dei boschi.

Non rinunciamo, invece, alle sorprese che ancora cela la splendida la valle di Saturno! Perciò attraversiamo il torrente sul ponticello che reca evidenti i danni provocati dalle piene impetuose, e proseguiamo lungo la stradella che in questo punto interseca la carrozzabile proveniente dagli Spiazzi di Gromo. Serpeggiando tra slanciati abeti e sassi ricoperti di muschio, riusciamo a rifiatare grazie all’andamento pianeggiante del percorso fino alla vista dei rigogliosi pascoli delle stalle Prato di Vigna. Siamo nell’habitat ideale del cervo. Non è raro, tra la metà di settembre e i primi giorni di ottobre, quando la giornata volge al tramonto, udire il bramito dei cervi in amore. È un suono penetrante, quasi straziante, di un’intensità sorprendente. Posso garantire che quando mi è capitato di udire il bramito di un cervo il cuore ha iniziato a pulsare fortissimo e l’animo è stato pervaso da uno strano sentimento di eccitazione e insieme di timore…

In prossimità delle stalle le pendenze si fanno più impegnative e, superate le baite, svoltiamo a destra abbandonando la strada sterrata. Il sentiero (seguiamo sempre il segnavia n°309 e i cartelli indicatori per il Lago Spigorel) salendo tra boschi e radure, raggiunge dapprima la baita Bassa Vigna Vaga (1507 m) e di seguito la baita di Mezzo Vigna Vaga (1660 m), sovrastata dalla suggestiva mole rocciosa del CornoSpigorel. Attraversiamo il ruscello e continuiamo a salire in ambiente sempre più aperto. Al culmine di una valletta quasi spoglia da alberi si presenta ai nostri occhi un vero gioiellino delle Orobie: il Laghetto Spigorel (1821 m). Un piccolo specchio d’acqua incastonato in una conca naturale ai piedi del Corno Spigorel. Il lago è armonicamente circondato da pascoli incolti, qualche larice solitario e ripide pietraie.

Nelle sue limpide acque si riflettono le cime dal monte Barbarossa e dal Pizzo di Petto. È un lago di origine glaciale e, non avendo un torrente che lo alimenta, è facilmente soggetto a variazioni di livello delle sue acque. A inizio estate e in autunno è generalmente ricolmo, mentre in piena estate può capitare di trovarlo ridotto a poco più di una pozza d’acqua. Il silenzio regna sovrano e nella quiete dei pendii pratosi vicini al lago mi è spesso capitato di scorgere alcuni splendidi esemplari di camoscio. Anche in pieno inverno la neve regala al luogo suggestioni impagabili.

La sosta è d’obbligo e uno spuntino giunge molto gradito (stiamo camminando da circa un’ora e mezza). Un luogo così ameno ma circondato dai monti invita la nostra curiosità ad una vista più ampia e così proseguiamo il cammino in direzione nord est sul sentiero principale. A questo punto le possibilità sono molteplici. Possiamo salire fino ad intersecare il sentiero delle Orobie (CAI n° 401): se pieghiamo a destra con un ampio giro il percorso sfiora la cima del Pizzo di Petto, taglia il versante est del monte Vigna Vaga e, giunto al passo di Fontanamora, ridiscende alle stalle Prato di Vigna; se invece svoltiamo a sinistra raggiungiamo il rifugio Mirtillo (1950m) al culmine degli impianti sciistici di Lizzola.

Dal rifugio Mirtillo il panorama sulle cime più alte delle Orobie è spettacolare. Possiamo rientrare seguendo il sentiero che ridiscende in val Sedornia seguendo la sponda orografica destra del fiume. Il sentiero tocca alcune baite ai piedi del monte Vigna Soliva per ricongiungersi al percorso di salita presso gli Spiàz de l’acqua. Una alternativa decisamente più breve consente di rientrare effettuando il periplo del Corno Spigorèl. Pochi minuti oltre il lago abbandoniamo il sentiero CAI n°309 per seguire un evidente sentiero che si stacca sulla sinistra in direzione di un’ampia sella posta tra il corno Spigorel e il più elevato monte Barbarossa.

Raggiunta la sella ci affacciamo alla vista degli impianti sciistici di Lizzola. Scendiamo quindi a raggiungere la evidentissima pista da sci (chiamata pista del sole) che percorriamo in discesa fino alla stazione bassa dell’impianto di seggiovia. Dalla stazione bassa un sentiero in pochi minuti ci riconduce alla baita di Mezzo di Vigna dove possiamo seguire a ritroso l’itinerario di salita. Le due varianti alte si snodano in un ambiente con scorci sicuramente spettacolari, ma richiedono almeno un’ora in più di cammino rispetto al semplice periplo del Corno Spigorel.

P.S. l’unico punto di appoggio nella zona è il rifugio Mirtillo, raggiungibile in quaranta minuti di cammino dal Laghetto Spigorel.

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