Tutti abbiamo invitato un amico a dormire a casa quando eravamo piccoli, ma solo Emanuele Benedetti puรฒ dire di aver diviso la sua stanza con un cucciolo di pantera di 45 chili, che ha riposato per mesi nel letto accanto al suo. โLโabbiamo allevata in casa nutrendola con il biberon per un annoโ ricorda il responsabile del Parco Faunistico delle Cornelle, dove ogni bambino o bambina di cittร e provincia negli ultimi quarantโanni รจ stato almeno una volta per vedere una giraffa o un ippopotamo a distanza ravvicinata.
Quello che si vede da fuori รจ un giardino zoologico con oltre mille esemplari divisi in centoventi specie, compresi i rarissimi rinoceronti bianchi o la coppia di elefanti indiani, Rupa e Inda di 40 e 42 anni, i preferiti di Emanuele, che รจ cresciuto insieme a questi storici ospiti del parco. A questi si aggiungono Kitale e Narok, una coppia di gnu provenienti dalla Germania, neoresidente del parco, oltre a una cucciola di pinguino, un pulcino di gru dal collo bianco e due piccoli gufi, tutti nati allo zoo bergamasco. Dietro le quinte perรฒ cโรจ molto altro: un luogo di ricerca e tutela della biodiversitร , un fondamentale nodo di una rete internazionale di zoo e soprattutto un progetto in costante crescita, nato da un sogno di una coppia innamorata degli animali.
Sono i genitori di Emanuele, che nel 1979 hanno deciso di abbandonare la loro attivitร di import export di esotici di piccola taglia (come i pappagallini) e hanno comprato un terreno in riva al Brembo per trasformare in realtร la loro passione. La zona si chiamava giร Cornelle, termine utilizzato per indicare le pietre di fiume che si trovavano pochi centimetri sotto la superficie del terreno, che avrebbe poi dato il nome al parco. โI miei sono partiti con pochi soldi โ ricorda il responsabile del parco โ non era facile ottenere credito dalle banche con un progetto cosรฌ strano, ma si sono impuntati, ci hanno creduto tantissimo e ce lโhanno fatta. Cosรฌ, ottenuta la terra, abbiamo cominciato a costruire i primi ricoveri e le casette per gli animali, poi un poco alla volta รจ cresciuto tuttoโ.
Allโinizio non รจ stato semplice per Emanuele e le sorelle accettare la scelta dei genitori: โsapevo giร di cosa si sarebbe trattato a livello di impegno, eravamo giร abituati con lโattivitร precedente alla cura costante e totale che richiedono gli animali โ ricorda โ anche se poi con lo zoo รจ esploso tutto allโennesima potenza, compresa la mole degli animali: siamo passati dai pappagallini ai leoni. Non cโera sabato o domenica che tenesse, eravamo sempre qua e io spesso non potevo andare in giro con gli amici perchรฉ dovevo far qualcosa allo zoo, ma alla fine dei conti la passione era tanta che abbiamo fatto nostro questo sacrificio e ora non potrei vedermi da unโaltra parteโ.
Prima sono arrivati i cammelli, le zebre e poi due giraffe da uno zoo inglese, poi negli anni lโaumento delle specie รจ stato costante. โLa svolta perรฒ รจ stata nel 1993 con lโarrivo delle tigri bianche dal giardino zoologico americano di Cincinnati: siamo passati dalla pura esposizione, allโavviare progetti di salvaguardia, come lo โSnow Leopardโ, il piรน importante ad oggi dedicato al leopardo delle nevi: siamo stati gli unici a fargli fare cuccioli, che poi sono andati in uno zoo francese e uno belga, mentre in Asia centrale continuiamo a sostenere lโacquisizione di terreni in cui gli esemplari in natura possano vivere liberi e al sicuro nel loro ambiente naturaleโ.
Alle Cornelle lโhabitat degli animali viene ricostruito in tutto, clima compreso: โi rinoceronti hanno un riscaldamento doppio, ad aria e a pavimento, che mantiene la temperatura ideale, cosรฌ gli elefanti. Pinguini e foche hanno una vasca refrigerata che garantisce la giusta climatizzazione anche dโestate e in generale ognuno ha le sue specifiche necessitร โ. Davanti ai dubbi etici sugli zoo e allโidea diffusa dellโanimale in gabbia a cui viene tolta la libertร Emanuele propone il suo punto di vista: โbisogna considerare che zebre, tigri e ippopotami vivono da generazioni negli zoo, lasciarli liberi nel loro habitat equivarrebbe a condannarli. Inoltre la presenza di alcuni esemplari nei giardini fa sรฌ che molti piรน animali possano vivere nelle riserve nelle zone dโorigine grazie ai programmi di conservazione che sosteniamoโ.
Oltre alla famiglia Benedetti, oggi alle Cornelle sono impegnati quattro veterinari e venti keeper, persone specializzate che si occupano dei diversi esemplari, ma anche di divulgazione ed educazione, oltre ai tirocinanti e ai ricercatori delle universitร , che vengono a fare studi sui comportamenti animali. Si aggiungono poi tutti gli addetti ai servizi. โEppure quando il parco รจ stato aperto cโeravamo solo noi di famiglia โ ricorda โ tutti si occupavano di tutto, dal dar da mangiare agli animali, a pulire, a costruire i recinti. Non avevamo grandi disponibilitร finanziarie, per cui non si poteva fare altrimenti. A me piaceva moltissimo realizzare le diverse aree tematizzandole, oltre a occuparmi dei grossi felini che seguo da sempreโ.
Come da sempre ogni giorno Emanuele attacca zoo alle 6 del mattino e non se ne va prima delle 21. Non abita piรน dentro le Cornelle, diversamente dalla madre, che รจ rimasta a vivere nella cascina interna al parco, ma non รจ andato lontano, vive a un chilometro dal cancello di ingresso. โIo lโho visto nascere e crescere e per me cโรจ un prima e un dopo โ spiega โ ma per i miei figli avere in giardino lโelefante รจ sempre stato normale, loro sono nati qua. Meno normale รจ stato per i loro amichetti e compagni di scuola venire a dormire da noi. Molti di loro hanno passato la notte in bianco perchรฉ non erano abituati: di notte alle Cornelle si sentono i versi dei felini, gli uccelli e un sacco di altri rumori, ma noi non ci facciamo piรน caso. Cโรจ chi vive sotto le campane, noi vicino agli elefantiโ.
