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Fra Orobie e Valtellina, i laghi di Porcile: la purezza in alta val Tartano

Articolo. Un percorso in alta valle Brembana – adatto anche ai bambini – per raggiungere la località di San Simone, un tempo meta sciistica. Camminando lungo la mulattiera di accesso alle trincee della Linea Cadorna presso il passo Tartano

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I laghi di Porcile dal Passo Tartano

Oggi torniamo in alta valle Brembana per un itinerario classico, semplice e alla portata di tutti (ben si adatta anche ai bambini). Nonostante la sua brevità (in meno di un’ora e mezza si possono tranquillamente raggiungere i laghi di Porcile) esso racchiude numerosi spunti che vanno oltre le semplici suggestioni escursionistiche.

Raggiunta la località San Simone (1690m) lasciamo l’auto presso il posteggio degli impianti sciistici (da qualche anno non più in funzione). La bellezza del paesaggio montano contrasta non poco con il senso di trascuratezza e disordine in cui versano la strada di accesso e molte costruzioni del luogo. Un vero peccato.

Al termine del posteggio imbocchiamo la strada sterrata che in un paio di tornanti conduce alla baita del Camoscio (1760m). Qui partivano gli impianti sciistici più alti. Il tratto iniziale segue il sentiero CAI n° 116 procedendo in direzione nord. Dopo aver superato una prima casera, si raggiunge la baita Belvedere (1824 m). Queste casere ospitano sempre, in piena estate, alcune mandrie di brune alpine al pascolo, dal cui latte si produce l’apprezzatissimo formai de mut.

Famiglie con bimbi (oggi grandi) al lago alto di Porcile

La strada si stringe fino a divenire una mulattiera. La pendenza, molto dolce, consente di camminare concedendosi numerosi sguardi d’intorno. Superiamo un paio di deviazioni sulla sinistra e scopriamo di esserci innestati sul sentiero delle Orobie Occidentali (segnavia CAI n° 101). Stiamo percorrendo la mulattiera di accesso alle trincee della Linea Cadorna presso il passo Tartano. Il sentiero taglia a mezzacosta il versante sud della Cima di Lemma attraversando zone di bosco e pascoli. Entrati nel vallone che immette al passo di Tartano, notiamo i numerosi recinti in pietra costruiti dai pastori per custodire il bestiame. Vengono chiamati bàrèch e la loro realizzazione serviva anche a dissodare il terreno dalle pietre per rendere il pascolo più rigoglioso.

Ormai il passo è raggiungibile con poche svolte. Il valico (2102m) è caratteristico per la sua crus, una croce di metallo visibile da entrambe le vallate. Fatto abbastanza inconsueto se si considera che tale privilegio, generalmente, viene riservato alle vette dei monti. Ci troviamo sulla linea di confine tra Bergamasca e Valtellina.

È curiosa l’etimologia del nome Tartano (Tàrten in dialetto): pare che derivi dal celtico tar(an), tuonare e ten, dignità; per cui il suo significato potrebbe essere colui che tuona o tuonante. Più che all’evento meteorologico in sé, tipico di questi luoghi, si preferisce riferirlo alla divinità celtica Taranis , il dio del tuono, venerato anche dai Galli e dai Britanni. In effetti Plinio il Vecchio racconta che alla fine del secolo V a.C. i Celti, signori dei metalli e buoni allevatori di bovini e suini, attraversate le Alpi, scesero in Italia. Questa annotazione storica ci aiuta a comprendere la secolare vocazione mineraria e pastorizia delle popolazioni che nei secoli hanno abitato le Orobie.

Splash al lago grande di Porcile

Presso il passo sono ancora evidenti i resti delle trincee militari della linea Cadorna, opera difensiva realizzata nella Prima guerra mondiale, mai divenuta oggetto di dispute belliche. Seguiamo il filo di cresta verso Est per pochi metri e finalmente arriviamo a scorgere nella loro pienezza i laghi di Porcile. Anche questo nome, secondo gli esperti, non deriverebbe dal suo classico significato italiano, bensì dall’arcaico purscil , che significa purezza, restituendo una meritata nota di nobiltà a questi splendidi laghi. Non si sa, tuttavia, se tale purezza sia da riferire alle acque cristalline dei laghi, o alla particolare purezza del minerale ferroso presente in grande concentrazione nelle rocce della zona e oggetto di secolare opera estrattiva.

Osservando la conformazione della conca di Porcile notiamo la natura glaciale del luogo: al tempo dell’ultima glaciazione (nel Pleistocene, 20.000 anni fa) la Valtellina e le Orobie erano ricoperte da immensi ghiacciai che lasciavano emergere solo le cime più alte dei monti. I ghiacciai si muovevano alla sorprendente velocità di circa 10-15 metri al giorno. Questa enorme massa di ghiaccio con i suoi movimenti ha levigato e modellato la superficie rocciosa sottostante, arrivando a creare dei caratteristici circhi glaciali, cioè pianori e conche semicircolari situati ad una quota superiore ai 1600-1700 metri (che corrispondeva allo spessore dei ghiacciai). Molti di questi circhi oggi ospitano i meravigliosi laghetti alpini, meta di numerose escursioni.

Raggiungiamo la piccola sella appena sopra il passo e scendiamo verso i laghi. È divertente andare a conoscerli tutti e tre: il lago di Sopra (2095m), più severo, è allungato verso il monte Cadelle e circondato quasi completamente da pietraie; il lago Grande (2030m), più ospitale, è un cerchio quasi perfetto dalle acque mooooolto invitanti; il lago Piccolo (2005m), più modesto, rivela la particolare presenza di un’alga alpina che ne occupa in gran parte la superficie.

Ritengo interessante riportare l’osservazione del dott. Paolo Pero, docente liceale di Scienze naturali a Sondrio, che nell’opera “I laghi alpini valtellinesi” pubblicata nel lontano 1894, riferendosi al lago Grande di Porcile, scrisse: “… le sue acque presentano un color verde chiaro, il VI della scala Forel. La temperatura esterna era 17° C, l’interna di 15° C alle 3 del pomeriggio del giorno 18 luglio 1893 ed il cielo perfettamente sereno…”. A distanza di più di un secolo il mio orologio da polso (con tutta l’approssimazione che tale misurazione può avere), in una giornata d’inizio agosto del 2019, aveva registrato una temperatura dell’acqua di 19° C, a conferma dell’aumento della temperatura sulle nostre vette.

Dal lago piccolo risaliamo al passo di Tartano seguendo il sentiero CAI n° 201. Una volta al passo si può rientrare a San Simone seguendo il percorso dell’andata. Tuttavia, a coloro che prediligono i percorsi ad anello, mi sento di consigliare la salita alla soprastante cima di Lemma. Seguiamo il sentiero che, senza indugi, sale in direzione Ovest mantenendosi a sinistra del crinale. Poche decine di minuti e siamo in vetta.

Dall’alto dei suoi 2348m riusciamo a gustare un panorama aereo sui laghi di Porcile e sulla conca di San Simone oltre a scorgere le principali vette delle Orobie e delle Alpi Retiche. Dalla cima il sentiero si abbassa gradatamente in direzione Sud Ovest seguendo l’evidente filo di cresta fino al passo di Lemma. In questo tratto si costeggia un ameno altipiano pratoso (che possiamo anche scegliere di percorrere in alternativa al sentiero), dimora di una vivace comunità di marmotte. Il passo di Lemma (2141m) è un pertugio scavato nella roccia e, da lontano, può incutere una certa soggezione. In realtà non presenta particolari difficoltà.

Marmottine nei pressi del passo di Lemma

Dal passo di Lemma si scende con decisione fino al ricongiungimento con il sentiero n° 101. Ci troviamo così nuovamente sul percorso d’andata che seguiamo a ritroso fino al posteggio. Lungo l’itinerario non si incontrano rifugi. Unica possibilità di ristoro è il bar ristorante “Lo scoiattolo” nelle immediate vicinanze del posteggio, rinomato per la qualità dei piatti della tradizione bergamasca.

P.S. prima di mettersi in viaggio consiglio sempre di leggere le dettagliate informazioni sentieristiche contenute nel Geoportale del CAI di Bergamo. Le descrizioni sono sempre corredate da una mappa dettagliata e da numerose immagini.

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