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Il sentiero di Honio, dal Medioevo ai giorni nostri (passando accanto alla «Coston Beach»)

Articolo. Un itinerario in mtb, a cavallo tra la valle Seriana e la val del Riso. Per scoprire la storia della Confederazione di Honio, il santuario di San Patrizio, il «castello» vicino a Ünì , la chiesa di Barbata dedicata alla Madonna della Mercede e costruita dai Trinitari della Mercede. E il triste episodio dei «ventiquattro» avvenuto il 29 gennaio 1945 a Colzate

Lettura 6 min.
L’antico casolare (castello) in località Ünì

Il sentiero deve il suo nome alla Confederazione di Honio la cui nascita va fatta risalire al Medioevo centrale. Quando gli eserciti germanici iniziarono a scendere in Italia e ad occupare anche la valle Seriana intorno al XII secolo circa, i comuni della media valle (Rova, Gazzaniga, Orezzo, Fiorano, Semonte, Vertova, Colzate, Bondo e Barbata) iniziarono a riunirsi sull’altopiano di Honio (in località Ünì, cui si deve il nome Honio), dando origine ad una Confederazione sovracomunale con la funzione proteggere e gestire i beni indivisi (prati, pascoli, boschi).

La consociazione garantiva autonomia ai paesi ed era controllata da un feudatario, incaricato dal Vescovo di Bergamo a sua volta investito dall’imperatore. A Ünì sorse pure un edificio in muratura che fungeva da sede istituzionale e da fortezza ospitando anche le residenze dei contadini e gli alloggi delle guardie. Quando la sede della Confederazione venne portata a Vertova (Comune maior de Concilio Honii), il “castello” di Honio rimase un punto di osservazione a salvaguardia della strada che raggiungeva la valle del Riso e l’alta valle Seriana, via ritenuta più sicura rispetto alla strada del fondovalle. Il Consiglio di Honio venne sciolto nel 1263 ma mantenne ugualmente nel corso dei secoli successivi i suoi statuti. Come ente scomparirà solo nel 1827.

L’eredità di questa organizzazione è rappresentata da una ricca rete di percorsi, fatta di mulattiere e sentieri in larga parte percorribili nel tracciato originario che attraversa luoghi ricchi di storia, arte e cultura oltre ad offrire scorci impareggiabili sul paesaggio vallivo. Il sentiero di Honio, attraversati i comuni del fondovalle (Fiorano, Vertova e Colzate) raggiunge quelli più in quota (Rezzo, Bondo e Barbata) passando per luoghi significativi come il santuario di San Patrizio e Ünì per spingersi fino a Barbata e in val del Riso.

Le alte temperature di questi giorni e la lunghezza dell’itinerario ci hanno persuasi ad utilizzare le mountain bike. Con Gigi in veste elettrica e Fabrizio con piglio muscolare partiamo dalla zona industriale di Colzate (400m) in via Lombardia, a fianco della pista ciclabile della valle Seriana. Sopra le nostre teste appare maestoso il santuario di San Patrizio, prima meta di oggi. Le indicazioni del sentiero di Honio (piccoli cartelli rettangolari di colore marrone) invitano subito alla salita attraverso un ripido selciato storico. La presenza di alcuni gradini ci suggerisce di optare per la via stradale, più lunga ma decisamente agevole.

In corrispondenza delle ultime abitazioni di Colzate abbandoniamo l’asfalto per cimentarci sulle rampe di acciottolato che conducono al Santuario. L’unico a sorridere è Gigi che con la sua e-bike riesce a destreggiarsi disinvolto lungo la mulattiera. Vita decisamente più dura per i “muscolari” costretti a mettere a terra il piede ripetutamente. Tra sbuffi di fiato e stantuffate sui pedali riusciamo a raggiungere il Santuario di San Patrizio. Poco sotto le pareti vertiginose si trova la bella fonte di San Patrizio ornata da un fregio di pietra arenaria con l’effige del Santo. Una leggenda narra che San Patrizio fosse guarito miracolosamente dalla cecità quando era bambino. Come era consuetudine per i pellegrini di un tempo ci bagnamo gli occhi dopo aver asperso d’acqua quelli della statua. Il Santuario (610m) è un vero gioiello architettonico e artistico da non perdere. Nel periodo estivo è visitabile dalle 11 alle 17. Al suo interno è presente un bar ristoro che offre, tra l’altro, gustosi assaggi di prodotti delle aziende agricole del luogo. Rimando al seguente link gli approfondimenti relativi al Santuario.

Riprendiamo la pedalata per raggiungere il nuovo obiettivo, la località Ünì. Saliamo lungo la provinciale che conduce a Bondo. Il sentiero di Honio taglia i tornanti ma noi rimaniamo sul tragitto più scorrevole. Giunti a quota 710m circa abbandoniamo la strada per imboccare, sulla sinistra, via Case sparse (questa variante è decisamente più adatta alle mtb rispetto al sentiero di Honio che corre ripido sopra l’abitato di Rezzo). Dopo poche decine di metri e si giunge ad un trivio: manteniamoci sulla strada di mezzo. La carrozzabile si addentra nel bosco con alcuni tornanti salendo sempre con pendenze significative. L’ascesa termina in corrispondenza di un serbatoio dell’acquedotto a 950m di quota (aprendo lo sportello collocato a fianco del serbatoio si può gustare acqua freschissima!). Ignoriamo la strada privata che sale a sinistra e prendiamo lo sterrato che procede in leggera discesa.

Dopo poche centinaia di metri, usciti dal bosco e attraversati i prati della località Gröéra, sbuchiamo nel suggestivo pianoro pascolivo di Ünì (890m), cuore della Confederazione di Honio. Il prato è stato appena tagliato e possiamo sbizzarrirci pedalando tra i covoni di fieno fino ad arrivare a sbirciare il magnifico panorama sulla vallata. Al margine del prato spicca un bel casolare che conserva ancora balconi e scale di legno dal sapore antico. A pochi metri di distanza è il nucleo di cascine di Ünì. All’ombra di un maestoso noce scorgiamo un signore seduto a godersi la frescura mattutina. Ci avviciniamo e scambiamo due parole.

Si chiama Marco ed ha 72 anni. Nativo di qui, è presto emigrato in Svizzera dove ha fatto il carpentiere per 41 anni. La nostalgia era tale che ogni fine settimana faceva ritorno nella sua casa di Ünì. Ancor oggi, trascorre la maggior parte dell’anno in questa splendida località, rinunciando alla moderna abitazione di Albino perché «in città non riesco a starci!». Notiamo che in mano regge un binocolo. Con gli occhi che iniziano a illuminarsi racconta che la mattina e la sera capita spesso di avvistare cervi, caprioli, lepri e cinghiali. Più volte lo sentiamo chiamare «castello» il bel casolare coi balconi di legno e ci conferma che proprio in quel punto un tempo sorgeva la fortezza sede della Confederazione. Vorremmo soffermarci a lungo in sua compagnia ma Barbata ci attende.

Torniamo sulla strada forestale e con percorso ondulato raggiungiamo la località Bornione, un nucleo di case rurali ben conservate dove sta avvenendo, freneticamente, il taglio dell’erba. A Bornione termina la strada asfaltata che sale da Bondo. Ne seguiamo un breve tratto in discesa fino al primo tornante dove un cartello posto all’inizio del sentiero vieta il transito alle moto. Noi moto non siamo ed il sentiero seguiamo. Il percorso rientra nel bosco salendo fino ad intercettare la strada asfaltata che conduce a Barbata. Una dolce discesa ci guida verso la bella contrada (909m) e la soprastante chiesetta. Siamo affacciati sulla valle del Riso, con i profili del Grem, del Menna e dell’Alben a catturare i nostri sguardi. Si intravede anche, seminascosta, la cima dell’Arera.

La chiesa di Barbata è dedicata alla Madonna della Mercede e risale al XVI secolo, eretta sui resti di una preesistente cappella. È stata realizzata ad opera dei Trinitari della Mercede. Ma chi sono i Trinitari? Partendo da una frase recitata dal teologo Lattanzio: «Grande opera di misericordia è riscattare i prigionieri al nemico» e ripresa da sant’Agostino: «Fa elemosina chi dà da mangiare all’affamato, chi riscatta il prigioniero…», nel Medioevo questi principi di misericordia divennero il programma di ordini religiosi fondati appunto per riscattare i cristiani caduti prigionieri dei saraceni, pirati che infestavano il Mediterraneo.

I monaci Trinitari si organizzarono per raccogliere le ingenti somme necessarie al riscatto dei prigionieri. Quanto ottenuto, veniva diviso in tre parti: una per sostenere la comunità, una per l’assistenza agli ammalati ed una per i riscatti. Sorsero poi confraternite, diffuse tra le parrocchie, per aiutare i Trinitari in un’opera che, allora, era molto sentita dalla gente. Nella fattispecie la chiesetta di Barbata venne costruita da religiosi Trinitari della Mercede nel 1571 per dare istruzione ed emancipazione sociale agli abitanti del luogo, oltre che offrire conforto e sollievo.

Dopo una breve pausa ristoratrice iniziamo la discesa in val del Riso. Dalla chiesetta seguiamo le evidenti indicazioni per il Cristo Redentore. Muovendoci su strade sterrate e tratti di sentiero in pochi minuti ci troviamo al cospetto della statua bronzea. È affacciata panoramicamente sulla vallata e con le mani aperte abbraccia tutti i paesi circostanti. Inevitabile giunge il paragone con la più celebre statua carioca e, nonostante le dimensioni decisamente più modeste, la scultura riesce a catturare i nostri clic. La discesa verso il fondovalle è ora su strada cementata ed in breve siamo a Riso (537m), frazione di Gorno, borgo dall’antica vocazione mineraria. Appena oltrepassato il torrente inizia una pista ciclabile, poco conosciuta, che in pochi chilometri di dolce discesa, confluisce nella ciclabile della valle Seriana, nei pressi di Ponte Nossa. Proseguiamo la planata verso Colzate.

Le pendenze favorevoli ci consentono di sfrecciare accanto ai bagnanti della «Coston Beach» mentre canticchiamo le note della celebre canzone del Bepi . Ancora pochi chilometri e siamo a Colzate. Giunti in prossimità delle auto notiamo una serie di pali colorati di rosso, ventiquattro, collocati su due file parallele. Un cartello racconta che si tratta di un monumento commemorativo di un tristissimo episodio avvenuto il 29 gennaio 1945 a Colzate. Quella mattina sul treno della valle Seriana partito dalla stazione di Bergamo alle 7.45 viaggiavano operai e minatori per raggiungere Ponte Nossa, mentre altre persone erano dirette al grande mercato settimanale di Clusone. Nel momento in cui il treno attraversava il territorio di Colzate, quattro cacciabombardieri americani, scambiandolo per un convoglio militare tedesco, mitragliarono le carrozze. Le vittime furono 24. Un brivido improvviso raggela i nostri animi.

Il monumento commemorativo della strage del treno della valle Seriana (29 gennaio 1945)

P.S. l’escursione qui descritta è lunga 22 chilometri con un dislivello positivo di circa 700m. Chi volesse partire da Bergamo percorrendo la ciclabile della valle Seriana, calcoli di pedalare per 70 chilometri.

(tutte le foto sono di Camillo Fumagalli)

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