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Tra volti incisi nella pietra e muri ciclopici, tutti i segreti della Strada Taverna

Articolo. Una via di traffici e transumanza, storia e leggenda. Oggi, è difficile non emozionarsi percorrendo quest’antica strada di comunicazione tra la pianura e la media valle Brembana, immaginando il via vai di un tempo

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La chiesa di S. Gaetano in autunno (Camillo Fumagalli)

Dedichiamo oggi la nostra attenzione all’antica strada Taverna, una delle quattro storiche arterie di comunicazione della valle Brembana (insieme a via Mercatorum, via Priula e via del Ferro). La strada Taverna permetteva di collegare i territori di Almenno (l’antica Lemine, sede della Corte e del potere centrale) con i nuclei più importanti della val Brembana e con la val Brembilla. Strategica via di traffici commerciali e di transumanza, con la costruzione della via Priula (alla fine del XVI secolo), perse lentamente di importanza divenendo, nel tempo, solamente una via per collegare i nuclei abitativi locali. Andiamo a oggi a scoprirne il tracciato e i segreti.

Siamo in località Ponti di Sedrina, pochi metri dopo l’inizio della strada provinciale della valle Brembilla. Un cartello indica chiaramente il sentiero CAI n° 592 «Strada Taverna». Prima di iniziare l’escursione consiglio vivamente di portarsi pochi metri più avanti. In corrispondenza della curva della provinciale si trova infatti un piccolo slargo che può ospitare al massimo tre auto e un cartellone informativo che illustra le quattro strade storiche della valle Brembana.

Guardando in basso verso il fiume spicca il bellissimo ponte del Cappello. Questo manufatto a schiena d’asino attraversa il torrente Brembilla poco prima delle gole, alla confluenza nel fiume Brembo. Non si conosce con certezza la data della sua costruzione, ma la sua esistenza è già documentata nel XII-XIII secolo. Sulle mappe ottocentesche viene riportato come ponte di Ubiale. Il nome attuale è da far risalire al cognome di una delle ultime famiglie che viveva in una casa vicino al ponte (demolita vari decenni orsono). La veste attuale è frutto di un tribolatissimo restauro dei primi anni dell’Ottocento, dopo il crollo avvenuto nel 1795 a causa di una violenta alluvione. Anticamente il ponte veniva utilizzato da chi, provenendo da Almenno, attraversati Clanezzo e Ubiale, voleva imboccare la strada Taverna aggirando le profonde gole scavate dal Brembo sotto i ponti di Sedrina.

In corrispondenza di uno dei pilastri di sostegno del ponte, in posizione nascosta, si trova una misteriosa incisione nella pietra raffigurante un volto con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta. Osservandolo da vicino, il volto ha un’espressione davvero poco rassicurante. La fantasia popolare attribuiva quel viso a un uomo spiritato, forse al diavolo. I bambini più turbolenti venivano minacciati di essere portati davanti a quel volto e lasciati lì in balia dello spirito maligno. Sull’origine e la natura di tale incisione si sono arrovellati numerosi studiosi, lasciando sempre un alone di mistero. Studi recenti identificano quell’incisione con il volto di un leone, facendolo risalire con ogni probabilità al periodo della dominazione veneta.

La curiosità mi spinge alla ricerca del volto misterioso. Posso garantire che percorrere il ponte suscita emozione, soprattutto se si immagina il via vai di un tempo. Attualmente, al di là del ponte non esiste alcuna possibilità di proseguire oltre. Con un po’ di accortezza scendo alla base del pilastro ed approfittando del prolungato periodo di siccità riesco ad avvicinarmi e ad osservare l’incisione. Decisamente insolita e particolare. Subito mi immedesimo in uno di quei bimbi irrequieti portati al suo cospetto e confesso che qualche brivido l’ho provato!

Torniamo sui nostri passi all’imbocco della strada Taverna (285m). La mulattiera conserva ancora, in buono stato, l’antico sedime e i tipici muretti a secco. Si sale subito con decisione a tornanti nel bosco per raggiungere in pochi minuti la contrada di Cà Meneghina. A tale località si deve il nome più antico della via che in origine veniva chiamata, per l’appunto, Strada Meneghina. Successivamente, sulle carte catastali Lombardo-Venete viene indicata con il nome attuale, probabilmente in virtù di un importante luogo di sosta lungo il tragitto.

Uno dei muraglioni di Ca’ Marta
(Foto Camillo Fumagalli)

Poco oltre, fuoriusciti dal bosco, si raggiunge la località Cà Marta. Subito balzano all’occhio i giganteschi muri di terrazzamento di questa località. Eccoci di fronte ad un altro enigma della strada Taverna: si tratta di una serie di ciclopici muri con scalinate laterali troppo sovradimensionati e ben scalpellati per essere muri di terrazzamento. I muri sono composti da massi di notevole grandezza, pietre squadrate a mano, ognuna molto pesante (fino a diversi quintali), ma perfettamente incastrate e sovrapposte. Questo ha stuzzicato la fantasia degli abitanti della zona: per molto tempo si è tramandata una storia secondo la quale a realizzare le misteriose costruzioni sarebbe stato un solo fortissimo gigante. Secondo l’ipotesi più plausibile ed accreditata i muri costituirebbero le fondamenta di una fortificazione degli inizi del 1400, costruita dai ghibellini brembillesi per difendere l’entrata della valle dall’avanzata dei guelfi veneti. Un’altra teoria indicherebbe un’origine molto più antica, forse correlata con le grotte preistoriche presenti nella vicina contrada di Carnito. Il mistero aleggia ancora nell’aria….

Superate le mura, si arriva alla contrada di Pratonovo con la bella chiesetta di San Gaetano, protettore della strada Taverna (480 m, 30’ dalla partenza). Pratonuovo si è formata durante lo sviluppo abitativo del 1700, attraverso una consistente operazione di disboscamento delle selve circostanti. Fino a non molti anni fa il borgo era molto conosciuto e, grazie all’influenza della potente famiglia dei Fustinoni, era il centro di una florida attività manifatturiera legata all’allevamento del baco da seta e alla tessitura dei filati.

La mulattiera prosegue in salita fino alla contrada Maroncella, bella e decadente, con l’antica taverna, la fontana, la casera, l’arco d’entrata alla piazzetta e l’essiccatoio delle castagne. Spicca sul muro dell’unica dimora restaurata un grande orologio, opera del 2007 di tal Mauro Sonzogni che riporta la scritta «molte volte ho provato a fermarti ma tu, in silenzio, m’inganni e te ne vai avanti». Fino agli anni Sessanta, il paesaggio di Maroncella era caratterizzato da grandi terrazzamenti coltivati a grano, frumento, canapa, vite e miglio, intercalati dai bei castagneti da frutto.

Oltre Maroncella, il percorso prosegue entrando nuovamente nel bosco. Il selciato è un po’ rovinato ma rimangono intatti i muretti a secco ai lati del sentiero. Si notano i numerosi terrazzamenti di un tempo, ormai inesorabilmente invasi dagli alberi. Siamo in un tratto piuttosto monotono del percorso che conviene superare a testa bassa finché si fuoriesce dal bosco in corrispondenza dei prati soprastanti la località Tigli. Ancora pochi minuti di salita e raggiungiamo la contrada Castignola di Là, naturale dirimpettaia di Castignola di Qua. A separare le due contrade è una piccola valletta.

La Taverna di Castignola di là
(Foto Camillo Fumagalli)

È uno dei più antichi insediamenti del comune di Brembilla. La località viene già citata nei censuari del Vescovato del 1250 per convenzioni e affitti dei terreni. L’attuale nucleo abitativo di Castignola di Là è di origini cinquecentesche. L’edificio più rappresentativo è l’antica taverna che una targa fa risalire al 1507. Probabilmente proprio a tale edificio si deve il nome dato alla strada. All’interno della taverna si incontravano i mercanti e gli scambi commerciali avvenivano proprio quassù.

La strada Taverna prosegue raggiungendo l’altra Castignola e la bellissima contrada di Catremerio, quindi, superato il passo del Crosnello, tocca le case di Sussia alta e scende in valle Brembana. Per non appesantire l’escursione oggi ci fermiamo proprio a Castignola. Saliamo a intersecare la strada asfaltata proveniente da Brembilla che seguiamo fina alla vicina parrocchiale di S. Antonio Abbandonato (987m). Dedicheremo la nostra attenzione alla prosecuzione di questo itinerario lungo la strada Taverna in un secondo momento, concedendoci un’escursione ad anello molto interessante che partirà proprio da S. Antonio.

Il ritorno può avvenire seguendo a ritroso l’itinerario di salita oppure, con percorso più lungo ma meritevole, partendo proprio dalla chiesa di S. Antonio e imboccando il sentiero CAI n° 505B in discesa. Incantevole il tratto iniziale della mulattiera, delimitata da caratteristici muri in pietra a secco ai margini dei prati. Si scende verso la contrada Zergnone dove bisogna prestare attenzione a non imboccare la variante A del sentiero. Rapidamente, si raggiunge la contrada Colle da dove lungo un tratto di strada asfaltata si raggiungono le case di Casarielli. All’altezza di una tribulina si riprende la vecchia mulattiera che scende nel bosco fino alla contrada Carubbo. Si attraversa il torrente con un ponticello in corrispondenza di una bella cascatella con una invitante pozza d’acqua, che d’estate ospita accaldati bagnanti. Nei prati molto curati sottostanti le case di Carubbo spiccano i curiosissimi “pimpoi”, isolate guglie rocciose di calcare, attrezzate per l’arrampicata dagli alpinisti locali negli anni ’80. Il sito è tanto incantevole da meritare l’appellativo “giardini di pietra”.

Il sentiero scende ancora nel bosco puntando il paese di Zogno. Una deviazione sulla destra, non segnalata, consente di abbreviare il percorso, ma per evitare pasticci consiglio di continuare sempre sul percorso principale. Scendiamo dapprima a Foppa alta e poi eccoci in paese all’altezza della ex manifatturiera. Nell’attesa che venga completata la ciclabile in questo tratto, siamo costretti a seguire per un chilometro la strada provinciale 470 in direzione di Bergamo fino alla galleria della Grotta delle Meraviglie dove imbocchiamo la ciclabile fino ai Ponti di Sedrina.

I Pimpoi di Carubbo
(Foto Camillo Fumagalli)

P.S. il percorso qui descritto è lungo circa 10 km e ha un dislivello di 700m. Non richiederebbe molto tempo (3 ore e mezza mediamente) ma le numerose e inevitabili soste allungano i tempi di percorrenza.

P.P.S. nel raccogliere informazioni relative alla Strada Taverna ho trovato molto interessanti gli approfondimenti storici curati dal dottor Giuseppe Pesenti nel suo sito internet “Storie nuove della valle Brembana”.

P.P.P.S. Le foto sono frutto di tre escursioni effettuate in stagioni diverse.

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