I giovani sono più conservatori dei boomer? Lo dicono i dati di una recentissima ricerca internazionale di cui si è molto parlato. Il 21% dei maschi Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che la propria mascolinità possa diminuire se si occupano dei figli o mostrano loro affetto. Secondo i ricercatori è il sintomo di come tra gli uomini più giovani sembra crescere l’ansia di non poter dare più per scontato un certo tipo di ruolo nella società e in famiglia. Un problema che non sembrano farsi i giovani bergamaschi delle nostre interviste, che hanno perlopiù interiorizzato come sia compito di entrambi i genitori occuparsi dei figli.
Certo: ci sono comunque delle differenze fra i sessi. C’è la ragazza che si immagina di essere perlopiù lei a prendersi cura dei figli e il ragazzo che si vede uomo in carriera sposato con prole, con sua moglie a occuparsi dei bambini. Ma la maggior parte parla di condivisione, organizzazione comune e suddivisione dei compiti. I ragazzi pongono l’attenzione sull’essere “partecipi”, le ragazze parlano di affetto, cuore, desiderio.
Mi colpisce in particolar modo Emma, che racconta di quanto le piaccia stare con i bambini, e che proprio per questo vorrebbe in un futuro un marito bravo e affettuoso per stare tutti insieme. Un concetto apparentemente semplice, ma che smonta una caterva di luoghi comuni: che prendersi cura dei piccoli sia solo un peso organizzativo e una fatica da cui smarcarsi il più possibile; che una donna con il desiderio di fare la mamma cerchi una suddivisione tradizionale dei ruoli di genere («un marito che la mantenga»); che un uomo amante dei bambini sia considerato poco attraente dalle donne. Grazie Emma.
Un altro aspetto significativo è che la quasi totalità dei giovani intervistati – maschi e femmine – si immagina di avere figli in futuro. Anche Christine, la ragazza bionda che sogna di vivere da sola, non esclude un giorno di cambiare idea. Ed è proprio qui che comincia il fertility gap (ne avevamo parlato), cioè il divario fra i figli desiderati e quelli che effettivamente questi giovani avranno dopo avere provato le gioie della vita adulta: i lavori precari, le relazioni difficili, lo scarso supporto alla genitorialità.
Se è difficile immaginarsi genitori, può esserlo ancora di più immaginarsi figli di genitori anziani. I nostri bravi ragazzi e ragazze si dicono pronti ad aiutare i loro genitori nel futuro, probabilmente senza immaginare le fatiche del prendersi cura di persone non autosufficienti o con malattie gravi o degenerative. Qui non c’è nessuna suddivisione di genere: le risposte sono uguali sia per i maschi sia per le femmine. La differenza sta nell’avere dei fratelli o delle sorelle con cui dividersi il carico, motivo per cui chi ne ha cinque è leggermente più tranquillo di chi è figlio unico.
