< Home

Il costo del mismatch nelle imprese: senza competenze a Bergamo 21 mila posti scoperti

Articolo. Risuona fra le aziende ormai come una vera emergenza. Non poter ricoprire funzioni in azienda con competenze adeguate compromette la crescita dell’Industria 4.0. Ecco quanto pesa anche a Bergamo il gap di know-how

Lettura 5 min.

La rincorsa continua per avere le giuste competenze

Un gap fra domanda e offerta di competenze digitali, di profili specialistici, di professioni tecnico-commerciali che si allarga sempre più, ma il vuoto cresce anche intorno a profili più generici. Nel mercato del lavoro le due variabili, competenze e posti, fanno sempre più fatica a incontrarsi. La mancata corrispondenza, il mismatch, è un fenomeno da emergenza anche nel territorio bergamasco e sta creando un vuoto importante a imprese e lavoratori: ogni 100 disoccupati ci sono almeno 82 ,8 posti di lavoro nelle aziende che non si riescono a occupare . Un tasso di disoccupazione al 4,9% in Bergamasca significa almeno 25.000 persone in cerca di lavoro. E, fatta la proporzione, vuol dire che in tutta la provincia sono almeno 21mila i posti di lavoro dentro le imprese che non si riescono a coprire per mancanza di profili professionali coerenti con le competenze richieste . Tutti posti che restano scoperti. E intanto aumenta anche la disoccupazione per via di una forza lavoro con competenze in obsolescenza.

Fra i nuovi limiti anche quello di luoghi di lavoro forse ancora poco attrattivi per i talenti più giovani

Ma quali sono, in una fase di trasformazione digitale delle imprese, i profili più richiesti e che le aziende non riescono a intercettare? I dati dell’ultimo Rapporto Excelsior 2020 sulle assunzioni stimate e indicate a gennaio dalle imprese per l’anno in corso, indicano che la domanda coinvolge in modo trasversale sia le professioni altamente qualificate e specialistiche, sia, ma in misura più contenuta, gli impieghi non qualificati. Dei complessivi 11.090 posti attesi di coprire già dal primo mese dell’anno, 3.230 si riferiscono a figure di dirigenti e manager con competenze legate alla trasformazione digitale dell’impresa , a professioni con elevata specializzazione in campo informatico o ingegneristico e ai tecnici della produzione sempre più automatizzata. Si aggiungono 2.740 profili richiesti tra impiegati, professioni commerciali e nei servizi con una forte attitudine per le nuove tecnologie digitali. Altre 4.040 entrate nel mondo del lavoro interessano, invece, gli operai specializzati e conduttori di impianti e sistemi meccanici . Infine, spiccano anche almeno 1.080 professioni non qualificate, come operai generici.

Leggi altri articoli
Le soft skill che danno forza alle aziende
Ci sono aziende che sono state distrutte dal Coronavirus, altre invece non solo hanno resistito, ma, terminato il primo lockdown, sono ripartite con un’accelerazione …

E-learning, realtà virtuale, IoT, connettività: i modelli della ripartenza
Formazione a distanza, assistenza ai clienti da remoto, tecnologie digitali per l’installazione degli impianti: ecco come le imprese hanno ridisegnato le loro attività aziendali …

Cresce il digitale e genera big data. Così cambiano servizi e prodotti
L’emergenza Covid-19 ha trasformato comportamenti, abitudini e modalità di consumo, ricorrendo sempre più al digitale Le aziende devono ripartire anche da qui. Dalla capacità …

Lo smart working è qui per restarci: come gestirlo
L’emergenza Coronavirus ha dimostrato la validità organizzativa di questo strumento. Ma anche i ritardi per molte aziende che si sono dovute fermare per non …