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Edoardo Prati sarà a Clusone: «I social? È una gara a chi la spara più grossa»

Articolo. Al Teatro Monsignor Tomasini il giovane divulgatore culturale dialogherà con i ragazzi su letteratura, social network e nuove generazioni

Lettura 3 min.
Edoardo Prati (Foto Laila Pozzo)

Sabato sera (7 marzo) a Clusone, le parole torneranno ad avere il giusto tempo. Non quello dei video da sessanta secondi, non quello dell’opinione immediata, ma il tempo più profondo del dialogo. Stiamo parlando dell’incontro «Parole di cura – Leggere noi stessi e il mondo attraverso i grandi classici» e a guidare questa serata sarà Edoardo Prati, classe 2004, nato a Rimini, tra le voci più seguite e riconoscibili della divulgazione culturale sui social. Studente, creator, lettore appassionato, Prati è diventato negli ultimi anni un punto di riferimento per migliaia di giovani che, attraverso TikTok e Instagram, hanno scoperto che i classici non sono volumi impolverati, ma storie che ci possono insegnare molto.

Il suo stile – basta vedere qualche video – è misurato, mai urlato. Le parole sono scelte, pesate. E forse proprio per questo spiccano in un panorama digitale, dove l’urgenza di dire tutto subito rischia di consumare il senso delle cose. «Quello di sabato sarà un dialogo – racconta Edoardo in vista della serata, che verrà moderata da Paolo Calegari, presidente dell’associazione culturale Il Testimone – quindi non avrò il pieno controllo di quello che succederà. Risponderò sicuramente a temi molto interessanti dal punto di vista culturale. Io credo e spero di avere lo spazio per raccontare che cosa siano davvero e a che cosa servano gli spazi culturali nelle città, anche nei luoghi meno centrali ». Clusone è una citta importante, ma non è una metropoli e forse proprio per questo la riflessione sarà importante. «Storicamente è molto interessante – continua il giovane divulgatore – perché è nel Medioevo che nasce quest’idea di portare la cultura in periferia e questa scelta ha da sempre un valore sociale fortissimo».

La cultura come presidio, come piazza, come occasione di incontro. Non a caso il titolo della serata parla di «cura». E Prati, quando parla, presta attenzione a tutte le parole che usa. Curare significa avere attenzione, custodire, scegliere di non essere superficiali. In un tempo che sembra premiare solo la velocità di pubblicazione, Edoardo ha scelto un’altra strada, anche se non ama parlare di «successo». « So di avere conquistato un piccolo spazio, ma non è come negli anni Settanta: una volta conquistato uno spazio, non è che poi resta tuo. Hai la pressione di doverlo confermare costantemente». Il riferimento è al mondo digitale, che conosce bene e che lo ha reso noto.

Il suo sguardo sui social è insieme grato e critico. « Io sono infinitamente grato ai social. È grazie a loro se posso fare il lavoro che faccio e addirittura chiamarlo lavoro. Ma ne sono anche dannatamente nauseato ». La sua è una posizione complessa, lontana tanto dall’entusiasmo ingenuo quanto dalla demonizzazione facile. «Non mi spaventa la banalizzazione – ammette Edoardo – perché in sessanta secondi banalizziamo tutti. A volte faccio video di quattro minuti che funzionano comunque. Mi spaventa però lo schema produttivo. Ci siamo abituati ad avere un’opinione ogni due giorni su qualsiasi fatto di cronaca, una spiegazione brillante ogni due giorni. Questo è a mio avviso pericoloso». Il punto, spiega, non è esprimere gusti o preferenze. «Il problema è che i gusti vengono spacciati per grandi riflessioni intellettuali. Oggi non si ricerca la validità di un contenuto, ma la sua parvenza di brillantezza. È una gara a chi la spara più grossa ».

E aggiunge: «Ci deve essere uno spazio di riflessione che oggi non è ammesso». Per questo, racconta, preferisce il silenzio alla produzione forzata. « Se non ho qualcosa che abbia senso comunicare dal punto di vista intellettuale o artistico, non riesco a fare un video. Ma sostenere questi scrupoli in una dinamica produttiva come quella del 2026 è complicato». La responsabilità verso chi lo segue la sente, eccome. Ma non vuole tradurla in una rincorsa all’algoritmo. «Non sono sicuro che il mio pensiero pagherà nel lungo periodo», confessa ancora il giovane divulgatore. «Dipende da quanto sarò bravo a dire le cose nel modo più fedele a me stesso possibile».

In questo c’è una lezione che supera i confini dei social. Essere fedeli alla propria voce, anche quando il sistema chiede altro. C’è poi un altro tema che Prati affronta nella nostra chiacchierata senza esitazioni: l’odio online. «Gli account che più mi hanno penalizzato o ridicolizzato sono stati spesso di persone più mature, sui cinquant’anni». Un dato che contraddice la narrazione dominante. «Siamo imbottiti di propaganda antigiovanile: l’idea che i social siano un problema dei giovani. Sono un problema di tutti, se gestiti male». Parole che invitano a non colpevolizzare una generazione, ma interrogarsi collettivamente sul modo in cui abitiamo gli spazi digitali.

E poi c’è il teatro. In questo momento Prati è in tournée con «Cantami d’amore», e quando gli si chiede dove si veda tra dieci anni non ha dubbi: «Spero in teatro. Io ci vivrei. Accamperei una tenda nei foyer di tutta Italia. Bisogna però sempre sperare che qualcuno venga a vederti». E se dovesse far innamorare i giovani di un autore soltanto, sceglierebbe Guido Gozzano. «È stato tanto frainteso. Lo abbiamo etichettato come poeta ironico. È vero, lo dice anche lui: “io sono quello delle buone cose di pessimo gusto”. Ma quando noi leggiamo ironia, spesso è la sua giovinezza. Gozzano muore giovanissimo. La freschezza dei suoi testi non è leggerezza: è tragedia». Ed ecco allora il senso dell’incontro «Parole di cura», che permetterà di rileggere i classici per lasciarsi interrogare e per capire che dietro una pagina scritta tempo fa può esserci una domanda ancora aperta.

L’appuntamento è per sabato 7 marzo alle 20.45 al Teatro Monsignor Tomasini di Clusone. L’incontro, a ingresso libero, e rientra nel progetto «Fare, sapere, crescere», finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del bando «La Lombardia è dei giovani 2025». Un’iniziativa dedicata ai ragazzi e ai giovani tra i 15 e i 34 anni, promossa dal Comune di Clusone insieme ai Comuni di Ardesio, Castione della Presolana, Onore, Piario, Parre, Rovetta, Villa d’Ogna e al Corpo Volontari Presolana.

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