Raggiungiamo Lovere all’alba. Lasciamo l’auto all’inizio del paese, in viale Dante, presso il posteggio pubblico che non presenta restrizioni di orario. Iniziamo a camminare sul lungolago (187m) accolti dalla brezza camuna che risveglia i volti e scompiglia i capelli. Siamo rinchiusi accuratamente nel bavero della giacca, ma non appena solleviamo il capo il cuore si apre alla vista delle cime imbiancate dell’Adamello. Lovere sonnecchia ancora e i rari passanti scompaiono frettolosi come se stessero giocando a nascondino.
I nostri zaini sono osservati speciali: in effetti poco c’entrano con l’eleganza della piazza centrale e le acque increspate del lago. I bar alzano le saracinesche e ci intrufoliamo in quello che pare aperto da più tempo: «Ecco dove sono tutti i loveresi!». Un buon caffè è quel che ci vuole. Riscaldati e ben colazionati, ci concediamo un giretto per le vie del centro storico: l’atmosfera del mattino loverese è morbidamente intrigante: palazzi signorili, torri massicce, antichi portali, chiese silenziose e scorci improvvisi sul lago, tutto ciò mette quiete nell’animo.
Giovanni da Lezze così descriveva Lovere nel 1596: «Questa terra è bella, grande et deliciosa, bagnata dal lago Ise con case et in gran parte palazzi n. 375». Poche parole che rendono bene l’idea. In effetti per un paese che a quei tempi contava poco più di duemila abitanti, un così alto numero di palazzi testimonia la ricchezza e l’importanza del borgo lacustre. La fortuna di Lovere si ebbe soprattutto sotto la dominazione veneziana quando, oltre al trasporto delle mercanzie attraverso il lago, iniziò una cospicua produzione di panni di lana, che da qui, attraverso la valle Camonica, raggiungevano il cuore dell’Europa. Due secoli più tardi, nel 1819 anche il Maironi da Ponte sottolineava la rilevanza di questo paese: «Lovere, nelle antiche carte Lauceris, è luogo assai considerabile e pel suo fabbricato, e per la sua popolazione, al quale anziché il nome di villaggio, converrebbe quello di città».
I monti e i borghi sopra Lovere sono già illuminati dal sole, un buon motivo per affrettare il cammino. Imbocchiamo via Davine e via Celeri che si inerpicano verso Qualino, prima contrada sul nostro cammino. Da Qualino si segue la vecchia ampia mulattiera che in più occasioni intercetta la strada provinciale. In questo tratto ci troviamo sulle tracce del «Cammino dei Tre laghi», un percorso di recente ideazione che in sei tappe tocca tre laghi orobici: Endine, Piangaiano e Sebino.
In rapida sequenza raggiungiamo le contrade Qualino, Flaccanico e Ceratello che, pur essendo geograficamente sulla costiera che sovrasta Lovere, amministrativamente risultano frazioni di Costa Volpino. Queste borgate si caratterizzano per la posizione esposta al sole e i panorami incantevoli, avvalorati da una quiete soave. In particolare le rispettive chiese, che meritano una sbirciatina, si accomunano per struttura e stile. Tutte e tre sorgono nei punti più elevati e scenografici dell’abitato, con ampie scalinate, sagrati ariosi e una vista invidiabile. Nella fattispecie quelle di Qualino e di Ceratello sorgono sui ruderi di antichi castelli. Non conservano opere d’arte particolarmente significative, ma non ce n’è bisogno. Di artistico c’è il panorama, dinamico e mutevole, in ogni stagione e in ogni istante della giornata.
Come detto i borghi di Qualino e Ceratello, insieme a Volpino, nel periodo medievale vantavano l’esistenza di tre castelli. Il possesso di questi fortilizi fu causa di numerose discordie tra bresciani e bergamaschi che culminarono nella battaglia di «Grumore», (località presso Palosco), nell’anno 1156, che vide la vittoria dei bresciani. Dopo la riconciliazione avvenuta tra le città lombarde per fronteggiare, coalizzate, la minaccia perpetrata da Federico Barbarossa, conclusasi con la vittoria nella battaglia di Legnano (1176), le dispute tra Bergamo e Brescia ripresero forza e nel 1191 si ebbe una seconda cruenta battaglia, detta della «Malamorte», per il possesso dei territori prossimi al fiume Oglio, nelle vicinanze di Palazzolo. Anche in questo caso la vittoria arrise a Brescia. Ecco spiegata l’atavica rivalità tra le due cittadine, oggi fortunatamente ridimensionata solo all’ambito sportivo.
A Ceratello (790m), dopo esserci affacciati dal sagrato della chiesa, ci portiamo in via della Resistenza a metà della quale, sulla destra, spicca la «cappella del Pendolèr », una chiesetta eretta nel 1634 in suffragio dei morti di peste del 1630. Saliamo la ripida scalinata. Oltre al bel panorama, vale la pena soffermarsi per osservare, dipinti sui due pilastri laterali, due grandi scheletri che, con una clessidra in mano e un ghigno inquietante, ammoniscono: «Oggi a me…domani a te». Dopo questo doveroso bagno d’umiltà, riprendiamo il cammino su via della Resistenza per poi deviare, a destra, sulla ripida strada che porta alle case più alte del borgo. Poco prima del termine della via, sempre sulla destra, principia un sentiero che sale in località «Stramazzano» (920m) dove si connette alla strada forestale diretta al Monte di Lovere.
Laddove la via comincia ad impennarsi, ha inizio la «Via Crucis degli artisti», una via sacra di recente installazione (2022): in ogni stazione si possono ammirare opere di artisti contemporanei, pittori, scultori del legno e mastri ferrai che armonizzano le proprie creazioni con lo splendido sfondo del lago d’Iseo. La strada si inerpica fino a raggiungere il Monte di Lovere (1039m), lembo orientale estremo dell’altopiano di Bossico. Il paesaggio è idilliaco: assolate praterie cosparse di cascinali immersi in una cornice di boschetti di pecci.
Se la giornata è luminosa e le energie ancora integre, consiglio di guadagnare la cima del soprastante Monte Colombina, da qui raggiungibile in un’oretta di cammino (cartelli indicatori). I panorami ripagano abbondantemente lo sforzo profuso. A tal riguardo ci si può riferire ad un precedente itinerario effettuato però in senso inverso. Anche semplicemente gustarsi un giro in libertà per i sentieri dell’altopiano di Bossico e percorrere le assolate vie del borgo è un’esperienza avvincente.
Ci portiamo nella parte bassa di Bossico, presso il cimitero (838m), dove imbocchiamo la «via per Lovere», alias sentiero CAI 552. Consiglio di affacciarsi dal posteggio del cimitero…ne vale la pena! Il cammino procede danzando dolcemente tra pascoli e casolari bucolici per poi addentrarsi nel bosco e perdere quota repentinamente fino ai 550 metri del Passo delle Croci. D’innanzi a noi si eleva il Monte Cala (615m), la cui sommità accoglie il Santuario di San Giovanni.
La posizione del Monte Cala, crocevia strategico tra Val Cavallina, Val Borlezza e bassa Valle Camonica, lo ha reso fin dall’antichità un importante punto di presidio del territorio. Fu edificato un fortilizio la cui prima attestazione documentaria si ha solo nella seconda metà del XIII secolo ma la cui origine è sicuramente precedente. Oggi poco si può cogliere della struttura primitiva: restano solo alcuni resti di muraglie perimetrali, a nord della chiesa, e tracce di fondazioni intorno al piccolo promontorio. Sulle rovine del castello nel XVII secolo venne edificata la chiesa attuale, come ampliamento di una chiesetta precedente. L’aspetto attuale della chiesa e degli edifici limitrofi è frutto dell’encomiabile opera di recupero effettuato dagli Alpini di Lovere tra il 1964 e 1967, dopo un periodo di abbandono.
La storia della chiesa e della sua ristrutturazione sono scrupolosamente testimoniate da pannelli illustrati e documenti presenti sia sul sagrato e che lungo la via di accesso al Santuario. Nei locali sotto la chiesa, durante i fine settimana invernali, è attivo un punto di ristoro. Abbiamo trovato una cordiale accoglienza e una cucina deliziosa anche se l’ora del nostro arrivo era inevitabilmente scivolata nel pomeriggio. La vista che si gode dal Santuario è superlativa: Lovere, la Valle Camonica, il lago d’Iseo e la Val Cavallina sono lì, sotto di noi. Basta aggirarsi tra i terrazzamenti del Monte Cala per cogliere la pienezza del panorama.
Per il rientro a Lovere scendiamo lungo la strada selciata, classica via di accesso a San Giovanni (sentiero CAI 552). Dopo circa 700 metri, poco prima delle case della località «Carassone» (420m), consiglio di deviare a destra sul sentiero che, procedendo in direzione Sud-Ovest, transita sotto le Corne di San Giovanni, ardite guglie calcaree che vigilano su Lovere e si ergono come fedeli sentinelle del Santuario di San Giovanni. Proseguendo per questo sentiero passiamo a fianco dei ruderi della fortificazione del Castelliere: una serie di muretti a secco, ben ordinati e di notevole estensione, fan da contorno all’ingresso del sito archeologico. La datazione certa risale al XV secolo anche se la tipologia di costruzione lascia intuire qualcosa di più antico di cui però non esistono testimonianze scritte né reperti. Restiamo sorpresi in particolare da quella che sembra l’entrata di una stanza: è sormontata da un possente architrave monolitico appoggiato e incastrato nel resto della muratura a secco.
Tra scalette e tratti cittadini di strada asfaltata torniamo rapidamente al punto di partenza.
P.S. L’itinerario qui descritto, escludendo la salita al Monte Colombina, è lungo 16 chilometri con 1.000 metri di dislivello positivo. Non esistono difficoltà tecniche. Calcolare circa cinque ore di cammino. L’eventuale salita al Colombina richiede ulteriori 4 chilometri con 400 metri di dislivello. Per conoscere meglio Lovere consiglio la lettura di questo articolo curato dalla nostra redazione.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli.
