La geopolitica è sempre di più una variabile di business che impatta sull’operatività e sulle scelte d’investimento delle imprese. Ciononostante, le imprese non sono ancora attrezzate per gestire gli shock dell’attuale caos dell’ordine internazionale: solo una su quattro prevede dei piani di crisi per gestire gli impatti di crisi geopolitiche sulla loro operatività. Le imprese, peraltro, si dimostrano cautamente ottimiste sul futuro e prevedono largamente di mantenere stabili gli investimenti per i prossimi anni. Sono questi alcuni dei principali risultati che emergono dal report KPMG «Competere nell’era del caos: gli impatti della geopolitica sulle strategie delle imprese» , uno studio che si basa sui risultati di un sondaggio, condotto in collaborazione con IPSOS, che ha coinvolto 150 grandi aziende attive in Italia.
La geopolitica orienta lo sviluppo
La ricerca di KPMG, condotta insieme a IPSOS, fa emergere gli impatti della geopolitica sulla competitività delle imprese, che non sono ancora pronte per gestire gli shock dell’attuale caos internazionale
Dai risultati della ricerca KPMG, emerge una fotografia in chiaroscuro: da un lato le imprese sono sempre più consapevoli degli impatti della geopolitica sul business; ma dall’altro si dimostrano impreparate ad affrontare le conseguenze non avendo ancora elaborato modelli evoluti di risk management geopolitico.
Le aziende italiane tra incertezza e adattamento
Le evidenze emerse dalla survey mostrano con chiarezza che l’instabilità geopolitica è un tema sempre più percepito dalle aziende italiane. Il 55% delle grandi imprese riconosce un impatto diretto della geopolitica sulle proprie strategie, percentuale che sale al 65% tra quelle con attività negli Stati Uniti. Eppure, solo un’azienda su quattro è dotata di un vero piano di crisi, mentre il 63% non ne ravvisa la necessità o ritiene troppo difficile prevedere scenari alternativi. È una sorta di “attendismo rassegnato”: non per superficialità, ma per la difficoltà di interpretare un contesto dove le variabili cambiano rapidamente.
Le aziende intervistate nella survey KPMG-IPSOS hanno individuato una serie di sfide che derivano dalle tensioni geopolitiche: l’aumento dei costi dell’energia (41%), l’inflazione (34%), i dazi e le barriere commerciali (30%), l’instabilità dei mercati per via dei conflitti armati (20%). In particolare, la guerra commerciale riaccesa da Trump rappresenta un punto critico: per il 50% delle aziende che operano negli USA, i dazi statunitensi hanno un impatto significativo sul fatturato e il 29% sta già cercando mercati alternativi, in particolare Sud America, Canada, Medio Oriente ed Emirati/Arabia Saudita.
Internazionalizzazione prudenza e opportunità
Proprio il tema dell’internazionalizzazione rimane centrale per le imprese italiane. Secondo quanto emerge dallo studio KPMG, la metà delle aziende intervistate opera solo in Italia, mentre il restante 49% è attivo anche all’estero, soprattutto in Europa (44%) e America (33%). Le aziende più internazionalizzate sono anche quelle più ottimiste riguardo al futuro: il 27% prevede un miglioramento nel breve termine, il 43% nel medio periodo, contro percentuali inferiori tra chi opera solo sul mercato domestico.
Nonostante le tensioni, l’internazionalizzazione non è un tema messo in discussione, anzi, rappresenta la principale leva di resilienza. Ma deve essere ripensata: non più come una semplice espansione geografica, bensì come elemento di trasformazione dell’intero modello di business, puntando su una attenta selezione dei mercati di sbocco, una logistica robusta e scalabile, alleanze strategiche e filiere integrate, nonché su un management con solide competenze globali per favorire una cultura più aperta al cambiamento.
Affrontare l’incertezza: la risposta delle aziende
Di fronte alla volatilità globale, le aziende stanno adottando diverse strategie di mitigazione.
Diversificazione
Per mettersi al riparo dagli effetti negativi che l’attuale contesto geopolitico potrebbe avere sul business aziendale, il 46% dei rispondenti indica come strumento la diversificazione (il 36% la diversificazione dei mercati di sbocco e il 26% dei fornitori). Si tratta di un approccio ritenuto particolarmente cruciale per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina e costruire supply chain più resilienti.
Il 29% delle aziende punta a rafforzare reti e collaborazioni, sia in Italia sia in Europa. Il futuro sarà sempre più fatto di piattaforme condivise, ecosistemi industriali, reti logistiche integrate e filiere capaci di reagire collettivamente.
Revisione delle strategie
Il 60% delle aziende intervistate ha già rivisto o prevede di rivedere il proprio piano di business alla luce dell’incertezza dello scenario geopolitico, una percentuale che sale al 72% tra le imprese che operano anche all’estero e all’84% tra le organizzazioni che operano negli Stati Uniti. La consapevolezza sta crescendo: le aziende che percepiscono un impatto geopolitico elevato sono anche quelle più attive nel ricalibrare le strategie.
Strumenti per mitigare il rischio
Tra gli strumenti per valutare e mitigare il rischio geopolitico, il 44% delle aziende intervistate effettua analisi previsionali di scenario, il 25% pianifica strategie differenziate in risposta ai possibili cambiamenti futuri, mentre il 23% elabora piani per garantire la continuità a fronte dell’identificazione dei diversi rischi. Un dato preoccupante è che un quarto delle aziende non utilizza strumenti di mitigazione
Nonostante l’instabilità dello scenario, le aspettative per la crescita futura sono cautamente positive
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Uno dei risultati più sorprendenti che emerge dallo studio KPMG è la relativa fiducia delle imprese italiane, anche in una situazione di caos come quella odierna. Il 65% delle aziende prevede che il fatturato rimarrà stabile nei prossimi due anni, mentre il 12% ipotizza una crescita grazie a nuovi mercati. Il 75% delle organizzazioni ritiene stabili o in aumento gli investimenti nel breve periodo e il 60% delle aziende continua a investire nella doppia transizione digitale e green, nonostante le incertezze. Questo equilibrio tra cautela e positività dimostra che molte imprese hanno una struttura solida e una forte capacità di adattamento.
Nel caos globale le aziende italiane non sono immobili
Il report KPMG dipinge un mondo in cui la volatilità non è più un’anomalia, ma un elemento strutturale del contesto economico. Eppure, emerge un tratto distintivo delle imprese italiane: la capacità di reagire con pragmatismo, ripensando mercati, supply chain e piani strategici per rispondere ad una situazione in continua evoluzione.
È probabile che anche nei prossimi mesi l’incertezza sarà una delle costanti dello scenario e il futuro geopolitico resta ad oggi ricco di incognite. Ma tra diversificazione, investimenti nella transizione digitale e green, e un crescente ricorso a strumenti di analisi e mitigazione, il tessuto produttivo italiano mostra di avere gli strumenti per navigare in un contesto instabile.
In un mondo sempre più interconnesso, ma al contempo frammentato, la capacità di comprendere e anticipare le dinamiche geopolitiche, di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di diversificare mercati e fornitori è diventata un elemento strategico fondamentale per la resilienza e la competitività aziendale. Il caos è la nuova normalità, ma non per questo le imprese devono smettere di guardare avanti.
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