Restituire speranza al mondo
Incontro con una testimone della diaspora russa in seguito all'invasione dell'Ucraina. Un'occasione di ascolto e dialogo per confrontarsi sulle conseguenze della guerra.
Dopo l’aggressione russa all’Ucraina, Svetlana Panič ha scelto la via dell’esilio e vive attualmente a Toronto. Formata come filologa, ha collaborato a lungo con il Centro Solženicyn di Mosca, dedicato alla memoria storica e culturale della Russia del XX secolo.
Incontro con una testimone che dalla diaspora russa ci invita a trovare “ciò che inferno non è”. Nel desiderio di offrire un’occasione di ascolto e dialogo di fronte alle domande che le guerre di oggi riaprono nel cuore di ciascuno: come guardare il male senza soccombere alla disperazione? quale bene è possibile, concretamente, qui e ora?
Come ricorda Charles Péguy:
C’era la cattiveria dei tempi anche sotto i romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere e interpellare la cattiveria dei tempi. Egli tagliò corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo. (da Véronique) Chi, in mezzo alla tragedia, compie un piccolo gesto di bene, restituisce speranza al mondo.
Negli ultimi anni la rivista La Nuova Europa ha pubblicato numerosi suoi contributi, tra cui “C’era chi ammazzava e chi salvava” (2025), “Kyiv, Teheran, Gerusalemme, Dio tace” (2025), “Posso solo pregare...” e “Perché non è giusto arrendersi”, nei quali riflette sul dolore della guerra, la responsabilità personale e il compito di custodire il bene anche in condizioni estreme.
Attualmente Panič è ospite presso la Fondazione Russia Cristiana, dove sta lavorando nella biblioteca Betty Ambiveri.
