Una giovane donna dai capelli lunghi, rossi e luminosi emerge attorniata da luce morbida e si concretizza in una pittura fluida, veneziana, quasi liquida. Tiene in mano un vaso d’argento e lo stringe con naturalezza, come fosse un oggetto quotidiano e prezioso; lo sguardo è concentrato, assorto, quasi indecifrabile. È Maria Maddalena. O meglio: è la Maddalena secondo Domenico Carpinoni (1566-1658). La figura, sospesa tra sacro e umano, è così concreta da far pensare a un volto familiare, forse, chissà, quello della figlia del pittore, soprannominato «Rossì» proprio per il colore dei suoi capelli.
È proprio questa l’immagine scelta per invitare i visitatori alla prima mostra monografica dedicata all’artista bergamasco, al MAT - Museo Arte Tempo Città di Clusone , aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026.
Il ventennale del MAT e il percorso con Promoserio
La mostra, curata da Enrico De Pascale, vuole coronare il ventennale della sede del museo a Palazzo Marinoni Barca e rappresenta una tappa importante nel percorso di valorizzazione culturale avviato dal Comune di Clusone. «Questa iniziativa aggiunge un ulteriore tassello al percorso di valorizzazione degli artisti baradelli svolta dal museo nei suoi vent’anni di attività», dichiara il sindaco di Clusone, Massimo Morstabilini, che aggiunge: «La nostra città vanta una tradizione secolare che ha dato i natali a intere generazioni di maestri» e, in questo contesto, Carpinoni «brilla come uno dei massimi esponenti». Formatosi probabilmente nella bottega veneziana di Palma il Giovane, scelse di tornare a vivere e lavorare a Clusone, legando la propria vicenda artistica al territorio. Un gesto che oggi appare quasi programmatico: eccellenza maturata altrove, restituita poi alla comunità.
Negli ultimi anni Clusone ha costruito una progettualità culturale coerente, dedicando rassegne a figure come Giovanni Trussardi Volpi, Antonio Cifrondi, Clara Maffei e Giovanni Legrenzi. L’amministrazione ha scelto di investire nella riscoperta e reinterpretazione di figure centrali per la storia culturale della città – personalità clusonesi o protagonisti che con Clusone hanno intrattenuto legami significativi – riconoscendo in esse un potente dispositivo di lettura del territorio e della sua identità. Questo percorso ha inciso in modo significativo sul posizionamento di Clusone nel panorama turistico-culturale, rafforzandone l’immagine come destinazione attenta alla qualità delle proposte e alla valorizzazione del proprio patrimonio materiale e immateriale.
La mostra «Domenico Carpinoni (1566-1658). Arte, fede e devozione popolare» colma un’assenza sorprendente: infatti l’artista clusonese non aveva mai avuto prima una monografica interamente dedicata alla sua opera pittorica. In esposizione sono presenti tredici opere nelle sale del MAT, due incisioni e sei dipinti ancora conservati nelle chiese cittadine – la Basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa di San Luigi e il Santuario della Beata Vergine del Paradiso – in un itinerario che invita a uscire dal museo per ritrovare le opere nel loro contesto originario. Ciascuna opera è poi illustrata e analizzata sotto il profilo storico-artistico e iconografico nel catalogo edito per l’occasione da Lubrina Bramani Editore, a cura sempre di Enrico De Pascale con il prezioso aiuto di Chiara Bolis e con contributi di Angelo Loda e Mariolina Olivari, pioniera nello studio del pittore bergamasco negli anni Ottanta. La cultura è diventata così una leva strategica: non celebrazione isolata, ma strumento di dialogo tra memoria e contemporaneità, tra identità locale e apertura.
Un lavoro inedito
Per Enrico De Pascale, storico dell’arte e curatore della mostra, questa monografica si configura come un lavoro inedito: «Curiosamente Carpinoni non aveva mai avuto una mostra tutta per sé». Eppure, fu un artista longevo (visse fino a 92 anni, lavorando quasi fino alla fine) e assai prolifico. La sua pittura nasce da una solida formazione veneziana, con evidenti riferimenti a Jacopo Bassano e Paolo Veronese, ma si nutre anche della tradizione figurativa mitteleuropea diffusa attraverso le incisioni. «Non bisogna dimenticare che nel Seicento l’uso delle stampe era prassi comune: i grandi inventavano, ma molti pittori rielaboravano modelli incisori, costruendo nuove composizioni». Per questo in mostra compaiono anche due grandi incisioni, tra cui una di Agostino Carracci, utili a comprendere questo dialogo visivo.
La maggior parte delle opere non è firmata né datata, e tuttavia il percorso espositivo tenta di seguire un ordine cronologico sulla base delle considerazioni di carattere stilistico. «In Val Seriana Carpinoni era un artista molto conosciuto. In linea generale possiamo affermare che la firma sulle opere poteva essere utile quando la loro destinazione era un luogo lontano». Alcuni dipinti esposti in mostra sono inediti, provenienti da collezioni private e dal mercato antiquariale; altri arrivano da istituzioni museali prestigiose, come la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Ma il punto, per il curatore, è anche un altro: «Quando si organizza una mostra monografica non si considera mai il fatto che nemmeno l’artista ha potuto vedere le sue opere riunite, tutte insieme, in un unico luogo. In questo senso per i visitatori si tratta di un’esclusiva straordinaria». Inoltre, aggiunge il curatore, occorre considerare che: «La pittura sacra nasce essenzialmente per accendere la fede dei devoti. Normalmente le opere vengono progettate tenendo conto dei luoghi per cui sono destinate - cappelle, oratori, altari - e delle loro caratteristiche peculiari: valori architettonici, spazi, illuminazione, funzionalità liturgiche e cultuali. Spostandole dalla chiesa al museo necessariamente si perdono sia le finalità che i legami con il contesto originario». Per questo l’esposizione invita i visitatori a proseguire il percorso nelle chiese di Clusone, dove sono conservate, questa volta nel loro contesto, altre magnifiche opere del pittore.
La mostra è accompagnata da un ciclo di incontri gratuiti ad ingresso libero, pensati per approfondire il contesto storico, culturale e spirituale in cui Carpinoni operò. Sabato 21 febbraio, alle 15.30 (Sala Legrenzi, Clusone), Enrico De Pascale e lo storico Mino Scandella affronteranno il tema del ruolo delle confraternite nella committenza artistica, con l’incontro «Acqua e fuoco. Il ruolo delle Confraternite nella committenza delle opere d’arte». Un’occasione per riflettere su come gruppi come i Disciplini, spesso protagonisti nella raccolta di fondi e nelle commissioni per gli altari, abbiano inciso sulla produzione figurativa del territorio, partendo dal significato simbolico di acqua e fuoco.
Venerdì 27 marzo, alle 20.45 in Sala Legrenzi, lo storico dell’arte Angelo Loda guiderà invece una serata dal titolo suggestivo: «La morte appare al banchetto. Martinelli, Carpinoni e i macabri in terra bergamasca». A partire da una serie di dipinti legati al tema del macabro, tra cui opere attribuite anche a Carpinoni, si ripercorrerà la fortuna di queste iconografie in terra bergamasca, dalla «Danza Macabra» di Clusone fino all’Ottocento: una serata dal tema horror, ma al contempo, a suo modo, scanzonata. Infine, il ciclo di incontri si concluderà con un appuntamento a maggio (presso la Basilica di Santa Maria Assunta di Clusone, in data da definire), Chiara Bolis, laureata in Storia e critica d’arte, proporrà un approfondimento dal taglio quasi investigativo: «Il misterioso caso del pittore Tonino Novaero». La pala della «Madonna in gloria con santi» della Basilica – opera al centro di un complesso percorso attributivo, a lungo attribuita a Carpinoni – oggi è ricondotta al meno noto ma raffinato pittore clusonese Tonino Novaero.
Visite guidate nel museo diffuso
Il programma di eventi collaterali traduce un importante obiettivo che l’amministrazione comunale, in sinergia con Promoserio, sta portando avanti da anni: ampliare le pratiche di partecipazione culturale, intercettando pubblici differenti per età, provenienza e interessi, e contribuendo alla diffusione di contenuti culturali complessi attraverso linguaggi accessibili e forme di mediazione diversificate. La dimensione divulgativa si è così affiancata a un approccio critico, capace di stimolare nuove interpretazioni e di attivare processi di conoscenza condivisa all’interno della comunità locale e oltre i suoi confini. Al MAT sono previste due visite guidate gratuite alla mostra a cura della Cooperativa Origami: sabato 4 aprile e sabato 2 maggio 2026, entrambe alle 16.
Inoltre, tra le varie iniziative, spicca la visita guidata di sabato 14 marzo, alle 15.30, con ritrovo alla Chiesa del Paradiso. Mino Scandella accompagnerà i partecipanti in un percorso nelle tre principali chiese di Clusone – la Basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa di San Luigi e il Santuario della Beata Vergine del Paradiso – alla scoperta dei dipinti di Carpinoni ancora collocati nei loro spazi originari. Un itinerario che traduce in esperienza concreta una delle idee centrali della mostra: l’arte sacra non è nata per le pareti neutre di un museo, ma per dialogare con altari, cappelle, luce naturale e devozione popolare. La monografica al MAT diventa così il punto di partenza di un percorso che attraversa la città e restituisce Carpinoni al suo contesto vivo.
Per info sulla mostra e sulle attività in programma è possibile consultare il sito ufficiale del MAT.
Il progetto è realizzato dal Comune di Clusone, con il contributo di Regione Lombardia e Provincia di Bergamo e grazie al main sponsor CONAD SUPERSTORE Clusone.
