Riprendiamo il cammino iniziato quindici giorni orsono alla scoperta delle contrade di San Giovanni Bianco. Ci eravamo lasciati lungo la vecchia statale della valle Brembana allโaltezza della passerella sul fiume Brembo (440m), posta ai piedi della rupe su cui poggia il Cornello dei Tasso. Attraversare il fiume regala giร la prima emozione: lโacqua del Brembo scorre generosa, sfoggiando un inaspettato color smeraldo, mentre tuttโintorno trionfa il verde della vegetazione nel pieno vigore primaverile. Appena giunti sullโaltra sponda, il tracciato della via Mercatorum ritorna evidente e ci accompagna, passo dopo passo, nella quiete della natura.
Ci si addentra in una freschissima valletta carsica, dove il bianco delle rocce contrasta con il sottobosco muschioso. Lโantica mulattiera mostra un selciato ancora in ottime condizioni, รจ un piacere camminarci. Dopo aver sfiorato alcune cascine, eccoci sbucare in corrispondenza della contrada Grumo (620m): una manciata di case messe lรฌ quasi per caso sopra una selletta erbosa lontano dal mondo. Il nome deriva dal latino grumus cioรจ mucchio di terra, collinetta. In effetti una collina boscosa domina il borgo (il Pes del Grรถm) ponendolo al riparo dai venti di tramontana.
Ai tempi della via Mercatorum, Grumo conobbe un momento di massimo sviluppo e prosperitร . Il suo declino coincise con la costruzione, per volere della Serenissima, di una nuova via di comunicazione vallare piรน ampia e veloce, la via Priula, il cui percorso tagliรฒ fuori tanti piccoli paeselli come Grumo. Se la sponda destra del Brembo ci ha fatto conoscere nuclei abitativi di enorme valore storico e architettonico, questo versante della vallata si distingue per il carattere piรน intimo e sobrio dei borghi.
Grumo conserva case di impronta cinquecentesca con porticati di pietra e alcune lobbie antiche. ร apprezzabile lo sforzo dei residenti di ridare vita a una contrada che, fino a pochi decenni fa, versava in precarie condizioni di conservazione. Lโoperazione di recupero dei malandati edifici ha quasi sempre salvaguardato lโaspetto e lo stile architettonico originario. La piazzetta centrale ospita la chiesetta dedicata a S. Giacomo maggiore apostolo, originaria del XVI secolo ma oggetto di ripetuti rifacimenti nei secoli successivi. Nel 2016 un prezioso intervento di restauro ha restituito la voce alle tre campane bronzee del campanile. Proviamo a intrufolarci per le viuzze di Grumo, ma รจ talmente piccolo e accogliente che sembra di entrare in casa di altri.
Il cammino prosegue lungo il sentiero che costeggia la chiesa alla sua sinistra. Dopo aver superato lโedificio che un tempo ospitava la scuola, si entra in un prato e, subito dopo, si intercetta la strada asfaltata che seguiamo per pochi minuti fino a un bivio sentieristico ben indicato da un cartello. Svoltiamo a destra imboccando il sentiero che sale piuttosto deciso entro un piccolo canale, reso sdrucciolevole dal fogliame ancora presente sul fondo. In breve si approda in un prato con un bel casello, mentre dinnanzi a noi appare lโincantevole chiesetta di San Rocco (720m), la cui origine รจ quasi certamente da far risalire alla terribile pestilenza del 1630. La facciata sfoggia un bel porticato con archi a tutto sesto sostenuti da colonne di pietra.
Lโaffaccio dal porticato, con lโinconsueto pavimento di ciottoli, รจ sorprendente: protagonista indiscusso รจ il monte Cancervo, possente e severo a proteggere gli assolati borghi di Pianca e Camerata Cornello, poi i sinuosi meandri della val Taleggio sovrastati dal pizzo Grande e il monte Sornadello e, infine, il suggestivo colpo dโocchio sulla vallata. Mi piace utilizzare lโimmagine con cui lโamico Giovanni, artista indigeno innamorato del Cancervo, descrive il monte da questa prospettiva: ยซsembra il dorso di un bisonte con il muso infilato ad abbeverarsi nellโorrido della val Taleggioยปโฆ La fantasia non manca ma la suggestione รจ azzeccata!
Seguiamo la strada asfaltata per poche decine di metri oltre la chiesa fino a un bivio, sulla destra, dove inizia il sentiero diretto alla contrada Bosco (cartelli indicatori). Bosco รจ suddiviso in due nuclei entrambi rivolti verso sud e separati da una valletta, Bosco entro e Bosco fuori. La distinzione tra entro e fuori รจ quasi certamente legata alla posizione geografica: entro perchรฉ le sue case sono sulla costa che si spinge dentro la valletta, fuori perchรฉ le abitazioni sono su un poggio poco oltre la valle. Il sentiero attraversa ambedue i nuclei rivelando un curioso connubio tra ruralitร antica e moderna. Non passa inosservata, a Bosco entro, la vecchia casa del curato, con i suoi affreschi di Santi. Alcune dimore sembrano abitate, ma fatichiamo a trovare qualcuno disposto a scambiare due paroleโฆ La vita di montagna occupa lโuomo in ogni istante!
Superate le case di Bosco fuori, ovviamente, ci addentriamo nelโฆ bosco. Oltrepassiamo una valletta e, mantenendoci sempre sul sentiero piรน evidente, iniziamo a perdere quota, dapprima seguendo una dorsale, poi infilandoci in unโaltra valletta fino a che il tracciato ridiventa pianeggiante. Raggiungiamo cosรฌ le case di San Pietro dโOrzio (600m). Curioso il termine Orzio che pare derivi dal nome personale Iorzi, ยซGiorgioยป.
Poco prima di entrare nella contrada notiamo, sulla sinistra, unโantica fontana di pietra: era la sorgente che riforniva dโacqua la contrada e fungeva da lavatoio e abbeveratoio per il bestiame. Questa fonte, scomparsa da decenni perchรฉ ricoperta da terra e detriti, รจ stata recuperata quattro anni fa da due contradaioli (Lucia e Flavio Boroni). Costoro, incuriositi dai racconti dei decani del paese, andarono alla ricerca dellโantica fontana. Scavando nella zona indicata, trovarono alcune pietre lavorate. Dopo una laboriosa operazione di sterro e recupero la fontana fa ora bella mostra di sรฉ lungo la via Mercatorum. Per il momento รจ priva dโacqua, ma presto verrร ripristinato il canale di collegamento con la sorgente nella valletta.
San Pietro fu un borgo importante, giร menzionato in documenti del XIII secolo, che conobbe prosperitร grazie al transito dei mercanti. Ad eccezione del breve periodo di regno napoleonico, fu sede comunale per molti secoli fino al tempo del fascismo, quando venne definitivamente accorpato a San Giovanni Bianco. Passeggiando per il borgo si intravedono in prevalenza dimore recenti, mentre sono rare le testimonianze del passato. Anche la chiesa stessa รจ molto recente, costruita nel luogo attuale nei primi anni del โ900 dopo che la minaccia di una frana obbligรฒ alla demolizione della vecchia parrocchiale. In essa sono state traslate alcune pregevoli tele del Ceresa e una pala del โ500 attribuita ad Andrea Busati.
Trovo molto curioso ciรฒ che Giovanni da Lezze nel 1596, inviato da Venezia per approfondire la conoscenza della provincia bergamasca, racconta di questo territorio: ยซSopra il monte detto la Porchera qual รจ per mezo la terra del Cornello si ritrova una miniera de arzento molto buona et perfetta, la quale mai รจ statta fabricata nรฉ conosciuta et รจ facilissima da farsi con poca spesa perchรฉ รจ vicina alla luce che poco cavamento gli andarร etโฆยป e si perde in considerazioni economiche sullo sfruttamento di tale giacimento. Di questa miniera non si conosce nulla ma รจ meglio non spargere troppo la voce...
Lโantico legame della gente di San Pietro dโOrzio con il mondo dei mercanti si puรฒ cogliere anche dalle parole del Maironi da Ponte (1819): ยซMolte famiglie traggono sussistenza dal porto franco di Genova, essendo proprietarj dโalcuni posti dโesercizio di carovana in quel postoยป.
A questo punto si potrebbe rientrare direttamente a San Giovanni, ma la nostra guida propone di allungare fino a Costa San Gallo (670m). Seguiamo i suoi consigli e procediamo sulla strada asfaltata per un chilometro fino al santuario della Beata Vergine della Costa, luogo di pellegrinaggio di moltissimi fedeli bergamaschi. Oggetto della devozione popolare รจ il sacro dipinto mariano che miracolosamente nel 1492 iniziรฒ a lacrimare sangue. Dal sagrato si gode di una bella prospettiva sulla media valle brembana.
Appena sotto il sagrato, passa la mulattiera che scende a San Giovanni Bianco. La prendiamo e in mezzoretta siamo in paese. Attraversiamo il Brembo sul bellissimo ponte Vecchio, un manufatto quattrocentesco con impronta ancora fortemente romanica. Attorno ad esso si svolgevano le attivitร legate al fiume e sono ancora visibili, al margine del corso dโacqua, i resti degli antichi mulini, di fucine e segherie.
Per il ponte Vecchio transitava la Via Mercatorum. Poco oltre ci ritroviamo a camminare su un altro manufatto storico: il ponte della Priula. Costruito alla fine del โ500 lungo la via Priula, attraversa il fiume Enna con unโarcata unica. In posizione strategica tra i due ponti si trova il quattrocentesco palazzo Boselli, signorile abitazione della famiglia Boselli, ricca di saloni affrescati. ร lโimbrunire, passeggiare sui ponti e sotto i porticati di San Giovanni รจ molto suggestivo. Risaliamo al livello della strada statale e torniamo al punto di partenza.
P.S. Il percorso integrale, cioรจ lโunione dei due itinerari, รจ lungo poco meno di 20km e ha un dislivello positivo di circa 900m. Calcolare 7 ore circa di cammino. Nel caso in cui si scegliesse di spezzare in due, lโitinerario vanno considerati i due chilometri di pista ciclabile da San Giovanni alla passerella sul Brembo.
Pur sviluppandosi a bassa quota รจ un itinerario che ben si adatta anche ai mesi estivi perchรฉ si cammina prevalentemente allโombra dei boschi. Un ultimo suggerimento: la prima parte รจ piรน indicata nelle ore mattutine in quanto rivolta verso oriente, la seconda invece dร il meglio di sรฉ nel pomeriggio essendo orientata a ovest.
(Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli eccetto dove diversamente indicato, il video รจ di Carlo Cella, @ormenellaneve)
