Per gli animali selvatici che vivono sulle Orobie l’inverno è da sempre una stagione difficile, sia per il freddo, anche se si adattano bene alle variazioni delle temperature delle alte quote, sia per la carenza di cibo del periodo.
Cambiare o migrare: così la fauna selvatica sopravvive alla stagione
L’inverno è una stagione difficile per gli animali selvatici (sulle Orobie) e per affrontarlo serve una strategia. Alcuni vanno in letargo, altri mutano il manto
Lettura 3 min.Per affrontare questi mesi, come osservano gli esperti, gli animali adottano delle strategie.
Alcuni adeguano la propria fisiologia, il proprio aspetto e i propri comportamenti alla nuova condizione; altri, invece, migrano lontano. Ma ci sono anche situazioni intermedie, che prevedono brevi spostamenti in zone più favorevoli: i cervi e i gracchi alpini, per esempio, scendono a valle dalle alte quote. Chi ne ha l’opportunità lascia il freddo delle montagne per migrare a sud, verso zone più calde, soprattutto gli uccelli come le rondini, i balestrucci, i succiacapre, i , i nibbi bruni, gli usignoli, i cuculi e altri. L’aquila reale, il merlo, il tordo, la cincia e il fringuello rimangono, invece, sul nostro territorio. Alcuni animali, come le marmotte, i tassi, i ricci e i ghiri, diminuiscono l’attività vitale e si mettono a dormire al riparo del maltempo nelle tane sottoterra o nelle cavità degli alberi.
Meno visibili con la neve
L’inverno, per gli animali selvatici che rimangono svegli, è il periodo durante il quale cambiano anche aspetto, per non essere troppo visibili in presenza della neve, e utilizzano strategie ben precise. Gli scoiattoli si vedono meno rispetto all’estate e si confinano nelle proprie tane, sfruttando le scorte di cibo messe da parte. C’è poi chi lotta sempre per la propria sopravvivenza, come le volpi e i lupi.
Uno degli adattamenti al clima invernale è ottenuto con la muta, cioè la sostituzione del manto estivo con un soffice e folto mantello invernale, dalla diversa colorazione allo scopo di renderlo il più possibile mimetico ai predatori: un requisito importante offerto dall’evoluzione delle specie per salvarsi. Tra gli animali specializzati nel mimetizzarsi con l’ambiente ci sono tre specie che, da una colorazione bruna o bruno-grigiastra in estate, diventano completamente bianche in inverno, così che individuarle nelle praterie alpine innevate è quasi impossibile per i predatori come l’aquila reale e altri rapaci diurni, la volpe, la martora e altri mustelidi, i rapaci notturni come la civetta capogrosso, la civetta nana e il gufo reale. In particolare, la pernice bianca è l’unico uccello alpino, delle dimensioni di un piccione, ad avere le ali interamente bianche: la specie, di cui è stata accertata la presenza in Valle Seriana qualche anno fa da censimenti eseguiti dal Comprensorio Alpino di Caccia, non è cacciabile. In estate il resto del corpo è grigio o brunastro, mentre in inverno la livrea è totalmente candida, con l’eccezione delle penne esterne della coda che sono nere. In inverno pernice bianca e gallo forcello adottano lo stesso accorgimento durante la notte: per ripararsi dal vento e dal freddo scavano spesso dei ricoveri sotterranei nella neve, detti «trune», dai quali escono al mattino. L’ermellino ha la caratteristica di cambiare il colore della sua pelliccia a seconda della stagione: in estate è bruno-rossastro nella parte superiore del corpo e bianco con sfumature giallastre e nere nella parte inferiore, mentre la punta della coda è nera. D’inverno, invece, la sua pelliccia diventa totalmente bianca, ad eccezione della punta della coda che rimane sempre nera. Anche le lepri variabili, dette anche lepri bianche, cambiano colore a seconda della stagione sotto lo stimolato della temperatura, passando dal bianco candido dell’inverno al bruno-rossiccio dell’estate.
Non spaventare gli animali
Gli ungulati come caprioli, cervi, camosci e stambecchi si adattano a mangiare quello che trovano, erba secca, ramoscelli di arbusti, licheni, talvolta anche la corteccia di giovani piante, cibo povero per avere un minimo di energie utili a sopravvivere all’inverno.
Tra i mammiferi l’unico a trascorrere l’inverno in quota scegliendo aree assolate, scoscese, con elevata pendenza, dove la neve non si accumula, è lo stambecco, il cui mantello cambia da beige o bruno chiaro in estate a un colore tendente al bruno scuro d’inverno. Anche il mantello del camoscio cambia e molto, da bruno-rossiccio in estate a bruno scuro-nerastro d’inverno, con pelo lungo, morbido e folto in grado di assorbire i raggi solari e garantire una preziosa fonte di calore. Il capriolo e il cervo passano dal rosso-bruno al bruno-grigiastro o bruno scuro, molto mimetico con i tronchi degli alberi.
Riguardo all’accumulo di scorte, la nocciolaia è la più brava: in autunno frequenta noccioleti e cembrete volando senza sosta per raccogliere grandi quantità di nocciole e semi. In ogni viaggio trasporta decine di semi, raccolti nel gozzo, per nasconderli all’interno di buche scavate nel terreno, almeno mille in autunno, e ricoprire accuratamente. La sua eccezionale memoria visiva l’aiuta a ricordare la maggior parte delle zone in cui ha sepolto i semi per sfamarsi d’inverno. Questa attività è importante anche per il pino cembro, che nasce grazie a scorte di semi dimenticati dalla nocciolaia anche in quota.
D’inverno è bene non disturbare gli animali, individuabili da tracce, orme, impronte: se spaventati, fuggirebbero, disperdendo energie. Durante escursioni invernali, in caso di incontri ravvicinati con la fauna selvatica, restare in silenzio e allontanarsi, osservando da lontano con un binocolo o un cannocchiale. Ricordiamoci anche che gli animali sono in perfetto equilibrio con l’ambiente in cui vivono: qualsiasi azione esterna non è necessaria, bensì si può rivelare addirittura pericolosa.
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