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Due weekend di aperture straordinarie, i musei di Bergamo fra visite slow e sicurezza

Articolo. Da venerdì 22 maggio. Per i luoghi museali il post-lockdown potrebbe essere un’opportunità per ripensare gli spazi, il rapporto con i visitatori e il proprio ruolo glocal

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Dopo aver subito l’emergenza sanitaria e il lockdown come uno tsunami, i musei del nostro territorio affrontano la fase della riapertura. Coscienti delle criticità e delle incognite che permarranno probabilmente per molti mesi a venire. Le difficoltà economiche – perché, non dimentichiamolo, il museo è pur sempre un’impresa, anche se ad alto tasso di immaterialità. Le modalità organizzative e le strategie di programmazione tutte da rivedere. Un pubblico – per ora di stampo locale – che non si sa quanto sia pronto a tonare al museo, mutando abitudini, comportamenti e percezioni.

Domani 22 maggio i musei civici di Bergamo riaprono i battenti, presentandosi compatti e con linee guida condivise alla nuova sfida della fase 2 della cultura. Un’occasione di pensare alla riapertura come una ripartenza, che potrebbe offrire nuove opportunità per i sistemi-museo, organismi dall’equilibrio delicato che facilmente manifestano scompensi e incongruenze.

Un lungo weekend per ricominciare

Dopo un articolato confronto avviato negli ultimi giorni dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo con i direttori di musei e istituzioni culturali della città, venerdì 22 maggio scatta dunque la fase 2 dei musei civici di Bergamo, secondo linee comuni e condivise. Accademia Carrara, GAMeC, Campanone, Palazzo del Podestà, Museo di Scienze, Museo Archeologico, Orto Botanico, Rocca, Convento di S. Francesco: riapertura per tutti, eccetto che per la Torre dei Caduti e il Museo Donizettiano. : riapertura per tutti, eccetto che per la Torre dei Caduti e il Museo Donizettiano. Prevista a breve anche la riapertura de Palazzo della Ragione con la mostra fotografica di Marco Mazzoleni “Segni e Sogni d’Alpe”.

Nei weekend delle prossime due settimane tutti i luoghi della cultura della città apriranno ai visitatori con un orario comune che asseconda il nuovo tempo urbano, necessariamente più dilatato, e si estende anche alla sera:

venerdì 22 e 29 maggio, dalle 15 alle 22
sabato 23 e domenica 24 maggio, sabato 30 e domenica 31 maggio dalle 10 alle 19
lunedì 1 giugno, dalle 15 alle 19
martedì 2 giugno, dalle 10 alle 19

Tutto è stato predisposto per garantire una fruizione sicura, seguendo le prescrizioni governative e regionali: sanificazione degli ambienti, sistemi di controllo dei flussi d’entrata e d’uscita, contingentamento della presenza nelle sale, dispenser con liquido igienizzante a disposizione del pubblico.

È una fase di sperimentazione prima di procedere ad aperture più ampie – sottolinea l’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti che ci consentirà di valutare sia il comportamento del pubblico che l’adeguatezza delle procedure di sicurezza che abbiamo messo a punto. Si tratta anche di inventare una programmazione nuova, destinata a un pubblico di prossimità, che dunque deve essere invogliato a rientrare nei suoi musei”. Alcune iniziative speciali esordiscono già nel primo weekend di apertura.

Accademia Carrara

Punta sulla sicurezza l’Accademia Carrara – che ha ridisegnato il percorso espositivo con una nuova segnaletica a terra – e sulla possibilità per il visitatore di evitare le eventuali code generate dagli ingressi necessariamente contingentati. La visita è infatti prenotabile (tel. 328.1721727) o è possibile acquistare il biglietto in prevendita su ticketlandia.it. All’accesso, poi, ogni visitatore sarà munito del braccialetto tecnologico Fidelitas Distance (primo museo in Italia ad adottare questa tecnologia) per la gestione del distanziamento sociale, che ci avverte con una vibrazione nel caso non venga rispettata la distanza minima.
Inoltre grazie alla concessione del Metropolitan Museum of Art di New York, la Carrara continuerà ad avere in prestito “I musici” di Caravaggio sino a fine estate.

GAMeC

La GAMeC riapre la bella mostra fotografica di Antonio RovaldiIl suono del becco del picchio”, allestita nell’Ala Vitali dell’Accademia Carrara, e lancia l’ultima settimana della fortunata esperienza di Radio GAMeC che, dopo due mesi di dirette quotidiane, si prepara ad accogliere gli ultimi ospiti di questa prima fase di live streaming sulla piattaforma Instagram del museo, in attesa delle nuove evoluzioni che la porteranno presto “on air”.

Museo delle Storie

Spesso è dalla semplicità che nascono le proposte più concretamente apprezzate: il Museo delle Storie non solo propone un biglietto “one day” che, al costo di 10 euro, consente per 48 ore di accedere a tutti i “suoi” luoghi, ma sul proprio sito web suggerisce itinerari all’aria aperta dalla Rocca al Campanone, ai margini delle vie più affollate e punteggiati di punti panoramici.

Lo straordinario ritorno all’ordinario (e al glocal)

Parlare di “ritorno alla normalità” per i musei è inutile. Tutto è da ripensare. Si ricomincia da capo, perché lo scenario è completamente cambiato, le coordinate sono saltate e le incognite sono molte. Una situazione mai sperimentata prima e per la quale non esistono modelli e vademecum testati a cui fare riferimento. Ma in questo caso pensare che possa trattarsi anche di un’opportunità non è banalizzare.

Tanto per cominciare, a fronte degli effetti drammatici generati della pandemia, si è tuttavia rilevato un ritorno della cultura al centro del dibattito, dell’attenzione politica e dell’opinione pubblica: il pubblico si è schierato a favore della riapertura anticipata delle librerie riscoprendo i libri come beni di prima necessità; gli artisti si sono mobilitati in un esercizio di solidarietà a sostegno di chi è impegnato nella lotta contro il virus, e viceversa nell’agenda del Governo è entrato anche il tema della necessità del sostegno agli artisti.

Quella percezione (e comunicazione) ormai diffusa che negli ultimi anni assimilava pericolosamente i musei a luoghi di svago e tempo libero, ora lascia il posto alla nuova, chiara consapevolezza che quello della cultura è un importante settore economico, messo in crisi non solo dal lockdown ma anche dall’improvviso venire meno dell’orizzonte di affluenza del turismo internazionale (lo sanno bene i musei civici di Firenze che hanno infatti deciso di non riaprire).

Ora più che mai, dunque, in un momento in cui il mondo in qualche modo guarda all’Italia, e a Bergamo, come apripista nella lotta contro il Covid, gestire la ripresa in modo attento e innovativo può consentirci di riguadagnare quell’autorevolezza e quell’appeal internazionale che il nostro Paese sembrava aver perso per strada per tanti motivi, preparando il terreno ai flussi turistici del futuro.

In questo si inserisce anche quell’innovazione strutturale e tecnologica del museo che ora diventa una necessità, ma che fino a qualche mese fa era ancora un aspetto tutt’altro che centrale nella gestione dei musei, e non soltanto di quelli “minori”.

Non ci dispiace in questo senso nemmeno che i musei siano “costretti”, anche dalle prescrizioni pratiche imposte dall’emergenza sanitaria, a ripensare accessi e gestione dei visitatori in termini di accoglienza e di ospitalità organizzata. In fondo il visitatore vuole trovare nel museo uno spazio di benessere, una navigazione rilassante tra le opere e i percorsi. E ora, scandito da tempi, spazi e silenzi del distanziamento sociale, la visita slow potrà anche rivelarsi un’esperienza interessante.
Ma ciò che appare più lampante è che per i musei e il loro futuro prossimo si sono del tutto rovesciate due tendenze ormai consolidate e non del tutto prive di implicazioni negative.

È finita la corsa ormai fuori controllo ai grandi eventi eclatanti e acchiappa-folle (quelli che oggi ci siamo abituati a chiamare assembramenti): i musei sono costretti a rimettere al centro il loro patrimonio e il loro ruolo ordinario, le collezioni permanenti, le attività quotidiane e quelle educative. Perché l’emergenza Coronavirus chiede che a questo punto sia l’ordinario a diventare straordinario.

L’altra grande sfida per i musei è quella di dover motivare un visitatore completamente diverso. Ora il pubblico su cui ridisegnare percorsi e programmazioni sarà quello locale, “di casa”, che spesso deve essere invogliato a ritornare nei suoi musei, quelli che già conosce. L’orizzonte del pubblico non è più globale ma è locale, il museo torna ad essere luogo in cui il suo territorio vuole riconoscersi e il dialogo e lo scambio del museo con la sua geografia di riferimento diventa a questo punto prioritario. Un aspetto che, dobbiamo riconoscerlo, i musei di Bergamo, a differenza di altre realtà, non hanno mai trascurato.

Sull’altro fronte occorre tenere vivo il contatto con il pubblico internazionale e, volente o nolente, in questo senso la rete è la risorsa chiave. Abbiamo tutti apprezzato che i musei nei mesi di lockdown si siano attivati a tutto campo sul web, e che dopo quella che è stata una vera overdose di virtuale, si possa ritornare al dialogo fisico, a tu per tu, con le opere d’arte. Ma è importante non cancellare con un colpo di spugna quelle potenzialità complementari alla fruizione fisica che il virtuale ha in molti casi rivelato, soprattutto ai musei italiani (e bergamaschi) che sotto questo aspetto non erano certo all’avanguardia, per non dire in clamoroso ritardo.

Pagine Facebook:
Accademia Carrara - GAMeC - Palazzo del Podestà - Museo civico di scienze naturali - Museo archeologico - Orto Botanico - Museo delle Storie - Comune di Bergamo

(elaborazione immagini Luca Barachetti)

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