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Non solo in città: la Basilica di Santa Maria in Valvendra a Lovere, una “gigantessa” del Rinascimento lombardo sulle rive del lago

Guida. Una delle chiese più grandi e belle del Rinascimento Lombardo”, la definì Guido Piovene in uno scritto degli anni Sessanta. Per erigerla fu addirittura necessario deviare il corso del torrente Valvendra e per costruirla le famiglie che si erano arricchite con il commercio del noto panno di Lovere sborsarono una fortuna

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La Basilica di Santa Maria in Valvendra (G. Bonomelli e A. Cadei)

Santa Maria in Valvendra è la chiesa più grande della Diocesi di Brescia. Eppure l’imponente, quasi spropositata, Basilica che domina il borgo storico di Lovere, nei secoli si era piano piano eclissata. L’impegnativa campagna di restauro condotta nel 2013-2014 l’ha certamente riportata nel cuore dei loveresi e all’attenzione degli addetti ai lavori, ma per molta parte del pubblico e degli itinerari del turismo, è ancora un luogo da scoprire.

Segreti, simboli e tracce di storia

Ancor meno conosciuti sono i segreti che si intrecciano nell’architettura e nella decorazione pittorica della chiesa, alla scoperta dei quali ci guida lo storico dell’arte Francesco Nezosi, che vive proprio a Lovere e che nei suoi studi si è più volte occupato della Basilica: “Non abbiamo notizie dell’architetto che ha progettato la chiesa ma è interessante svelarne la struttura simbolica. La pianta dell’edificio è costruita secondo il modulo rinascimentale del rettangolo aureo e tutta l’architettura risponde a una suggestiva numerologia che si accompagna alla progressione narrativa del programma iconografico della decorazione affrescata: 33 gradini, come gli anni di Cristo, fanno da raccordo scenografico scendendo dal livello della strada verso il grande portone di ingresso, oltrepassato il quale 12 scalini, come il numero degli Apostoli, guidano verso una galleria di 12 colonne. Non è dunque un caso che nei pennacchi tra le colonne siano raffigurati i 12 apostoli, presentati dal punto vista simbolico come le colonne della chiesa, e che poi nel fregio continuo della navata compaiano i Padri e i Dottori della chiesa, in una progressiva ascensione che culmina nella grande Annunciazione affrescata sull’arco trionfale”.

Inoltre, nella Basilica di Valvendra storia, arte ed economia, così come ne hanno determinato la nascita, nei secoli continuano a incrociarsi: “La chiesa – prosegue Nezosi – sorge grazie alle famiglie che si erano arricchite commerciando panno soprattutto a Nord, da Trento a Bolzano. E, come spesso accade, le dinamiche commerciali portano con sé anche una contaminazione di manufatti e maestranze. Ecco spiegate le inconsuete presenze ‘straniere’ nella Basilica, come il portale sul lato destro ornato da modanature intrecciate realizzato da maestranze di provenienza tirolese, oppure la splendida statua riconducibile all’ambito di Narciso da Bolzano e anche l’affresco di Andrea da Manerbio che si lega al culto del Beato Simonino da Trento”.

Da non perdere in una visita a Valvendra è l’organo: “Realizzato nel 1518 per il Duomo Vecchio di Brescia e poi trasferito a Lovere nella seconda metà del XVII secolo, è un capolavoro della pittura bresciana del primo Cinquecento che si caratterizza per le ante dipinte all’esterno da Floriano Ferramola con l’Annunciazione e all’interno da Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, con i Santi Faustino e Giovita, patroni di Brescia. Vi si ritrova per immagini il passaggio tra due stagioni dell’arte: osservi il mondo arcaizzante del Ferramola, poi apri le ante e dentro trovi la modernità del Moretto”.

Ancor meno noto è un secondo cameo: “Durante i recenti restauri alla Cappella della Sacra Famiglia, smontando l’altare ci si è resi conto che sulla volta era presente una raffigurazione pittorica precedente a quella attuale. Dal recupero è riemersa una decorazione di alta qualità, ricondotta alla mano di Tommaso Bona, lo stesso autore della grande pala dell’altar maggiore. Si tratta inoltre di episodi dell’Antico Testamento piuttosto rari, come i tre pozzi di Isacco, a suggerire che ci sia stato qualcuno ad elaborare un programma iconografico molto sottile anche dal punto di vista dottrinale”.

Alla Cappella si è potuta così restituire l’intitolazione originaria alla Trinità e se ne è potuta ricostruire la storia, che ancora una volta è ricca di intreccio e mistero: “Il committente del ciclo di affreschi e probabilmente colui che esercitava il patronato sulla cappella è curiosamente il mantovano Giovanni Battista Guerrieri Gonzaga. Non è dato sapere come sia giunto a Lovere, forse perché aveva legami con la locale famiglia Bazzini che poi rileverà la cappella e che, guarda caso, commissionerà di nuovo al pittore Bona la grande pala dell’altar maggiore”.

Valvendra in sintesi

La Basilica di Santa Maria in Valvendra sorge all’estremità nord di Lovere, all’esterno del Borgo sviluppatosi tra Quattro e Cinquecento al di fuori delle mura trecentesche. Voluta come santuario votivo dedicato alla Vergine delle Grazie, la costruzione della Basilica prese il via nel 1473, forse riprendendo qualche preesistenza, e la chiesa fu consacrata nel 1520. Già nel 1513-1514 vi furono annessi un convento di Francescani Osservanti, che già officiavano la chiesa almeno dagli anni Ottanta del Quattrocento, con un lanificio per la produzione del panno monachino, soppresso nel 1779.

La costruzione iniziò in forme tardogotiche e continuò poi in forme rinascimentali di gusto lombardo-veneto. Alla facciata piuttosto spoglia – impreziosita tuttavia dal portale di forme classicheggianti realizzato dallo scultore milanese Damiano Benzoni nel 1519, con la lunetta affrescata nel Cinquecento con “L’Annunciazione” – fa da contrappunto la ricchezza delle decorazioni dell’interno, a cominciare dagli affreschi del bresciano Floriano Ferramola che rivestono completamente la navata centrale. Sul lato sinistro si aprono nove cappelle che racchiudono una piccola galleria di affreschi, dipinti e sculture.

Chiuso da una maestosa cancellata, il presbiterio è rivestito di affreschi da Ottavio Viviani e Bernardino Gandino, tra fantasiose architetture dipinte e scene mariane. Oltre all’organo, alle pareti spiccano tre grandi tele seicentesche con episodi della vita di Cristo, opera di Bernardino Gandino, Domenico Carpinoni e Gian Giacomo Barbelli. L’altare maggiore in marmo (1719-1720) è opera di Andrea Fantoni, mentre sul fondo troneggia la “Pala dell’Assunta” eseguita da Tommaso Bona, incastonata in una grandiosa cornice cinquecentesca in legno. A Clemente Zamara, infine, si deve il coro ligneo intarsiato cinquecentesco.

Iniziative e info

Oggi la Basilica è anche sede di iniziative, a partire dal programma del Festival Onde Musicali sul Lago d’Iseo (in corso). A settembre, inoltre, il Comune di Lovere con l’Accademia Tadini riattiveranno il ciclo di incontri “Santa Maria per Lovere, Lovere per Santa Maria 1520-2020”, organizzati in occasione del cinquecentenario della consacrazione della Basilica che cadeva nel 2020, poi sospeso a causa dell’emergenza sanitaria (info su lovereeventi.it). Gli interventi vedranno studiosi di diverse discipline a confronto su sulla storia della Basilica e del suo contesto, e sulle nuove scoperte.

La Basilica si può visitare nei seguenti orari: lun-sab 10.00-13.00 e 14.30 – 17.30, dom 14.30-17.30.

Info sul sito visitlakeiseo.info


Sito Comune di Lovere

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