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Silvia Ballestra, c’era una volta la prima scrittrice

Articolo. Marchigiana di origine, classe 1969, Silvia Ballestra è autrice di numerosi romanzi tradotti in varie lingue, raccolte di racconti, saggi e traduzioni, pubblicati per i maggiori editori italiani. Collabora regolarmente con giornali e riviste

Lettura 4 min.
Illustrazione di Rita Petruccioli

Continuano gli appuntamenti in avvicinamento a “Ballata per Sante, Streghe e Belle Dame”, l’evento di Sesaab – L’Eco di Bergamo ed Eppen che verrà trasmesso in prima serata su Bergamo Tv e sui social de L’Eco di Bergamo e di Eppen (canale 17 del digitale terrestre) il 6 marzo alle ore 21 (replica il 7 marzo alle 14.30).

Lo spettacolo, ideato e scritto da Silvia Barbieri e Daniela Taiocchi per la Festa della Donna, si sviluppa in un videoracconto da una prospettiva tutta al femminile. Una narrazione interamente dedicata alle donne virtuose dei nostri anni, ispirata al Trattato Rinascimentale “La Città delle Dame” di Christine de Pizan. A contribuire all’evento più di cinquanta donne provenienti da tutta Europa, tra le quali Silvia Ballestra, autrice di “Christine e la città delle dame”, Editori Laterza, una biografia per giovani lettori sulla prima donna a definirsi scrittrice di professione.

La storia di Christine de Pizan è straordinaria e stupisce che non sia proporzionale alla sua popolarità. Silvia Ballestra ci racconta chi era l’autrice nata a Venezia nel 1365, che all’età di quattro anni si trasferì a Parigi con il padre Tommasi da Pizzano, medico ed astrologo al servizio di re Carlo V. Oggi sappiamo che il padre è ricordato negli annali dell’università di Bologna dove ha insegnato, mentre di Christine si parla ancora poco, nonostante sia riconosciuta come la prima scrittrice di professione e la prima storica laica francese. Siamo in pieno medioevo e la giovane Christine di Pizan è una delle poche donne ad avere la fortuna di poter accedere liberamente alla Biblioteca Reale del Louvre.

Silvia Ballestra

Dopo aver letto numerose opere espressamente misogine, Christine decide di rispondere allo stereotipo smentendolo e nel 1405 consegna alla regina Isabella il manoscritto de “La Città delle Dame” (“Livre de la Cité des dames”). Nell’opera, l’autrice viene messa in guardia da tre figure: Donna Ragione, Donna Rettitudine e Donna Giustizia; così inizia la descrizione di un luogo immaginario, popolato e governato da donne virtuose, libere di avere uno spazio di autonomia ed autodeterminazione. Silvia Ballestra ci racconta come Christine de Pizan non si limitò alla scrittura – quella citata non è l’unica opera dell’autrice – ma fondò un vero e proprio laboratorio di editoria, tra copisti, autori ed autrici (di Christine abbiamo parlato ieri qui nel dettaglio).

CD: Perché un libro per ragazzi?

SB: Il tentativo è proprio quello di riportare a galla storie sommerse. L’editoria per bambini e bambine non è il mio campo, io scrivo per adulti, la città delle Dame credo rimarrà il mio unico lavoro in questo settore, al quale mi sono avvicinata con molto rispetto. La proposta è partita da Giovanni Carletti per Laterza editore, che si occupa prevalentemente di storia, l’idea era appunto quella di inserire all’interno della collana per ragazzi la vita di Christine de Pizan, prima scrittrice di professione di cui abbiamo notizia. Essendo previste anche delle illustrazioni, abbiamo poi coinvolto Rita Petruccioli, che oltre ad essere molto brava nel suo lavoro, ha un percorso nell’attivismo femminista, quindi era la persona giusta sia sul versante iconografico, che nell’attenzione ai valori.

CD: Senza il tuo libro, difficilmente una bambina avrebbe potuto incontrare questa storia medievale di riscatto femminile. Qual è il messaggio?

SB: Ci sono testimonianze su di lei, oltre ai suoi libri, compare anche molte miniature e nel libro racconto come non fosse solo una scrittrice, ma anche un’editrice. Aveva una bottega dove c’erano persone che lavoravano per lei alla copiatura dei testi ed alle miniature che li accompagnavano. A distanza di tanti secoli, “Città delle Dame” continua ad essere un testo straordinario, il suo valore secondo me risiede proprio nella volontà di trasmettere la conoscenza della storia delle donne agli altri, non solo ad altre donne, ma anche gli uomini. Christine de Pizan fu costretta ad agire, per rispondere a degli attacchi dei detrattori. La mancanza di riconoscimento nel lavoro delle donne, del valore e del ruolo nella società, è un problema che viene da molto lontano e che persiste, continuano ad esserci poche donne nei libri di storia della letteratura e in generale.

CD: Credi sarebbe necessario incentivare e favorire l’avvicinamento alla letteratura femminile?

SB: È un problema su diversi piani, non solo quello letterario. Io e Rita Petruccioli abbiamo fatto dei laboratori nelle scuole elementari, accompagnando il libro. Lei aveva creato delle casette in carta sulle quali veniva chiesto ai bambini ed alle bambine di scrivere nomi di donne famose, conosciute, l’insieme avrebbe creato una sorta di attuale Città delle Dame. Ciò che ci ha fatto riflettere, durante il percorso, è stata una gran fatica da parte dei bambini nell’individuare donne che non fossero appartenenti al panorama televisivo. Del resto, i riferimenti sono quelli, nessuno ha mai visto una donna Presidente del consiglio, persino nella toponomastica, o nelle statue, quasi niente è dedicato e intitolato alle donne.

Il libro edito da Laterza

CD: Si definisce spesso Christine De Pizan una donna “forte”, non trovi che l’aggettivo si rifaccia al modello maschile, in cui per ottenere approvazione, nonostante tutto l’operato, sia necessario aderire ad uno stereotipo?

SB: Il concetto di forza che io ho sempre inteso nel suo caso è quello più vicino di autorevolezza, si riferisce alla capacità di imporsi e di trovare un proprio spazio, la propria identità, non la spavalderia o la prepotenza. Personalmente, detesto la dicitura sesso debole, debole rispetto a cosa? La lezione di Christine è quella di lavorare per valorizzare sempre le altre donne, non ha pensato alla sua singola affermazione, certo l’ha ottenuta, ma il suo slancio ci ricorda come non basti una sola, ma sia necessario aprire strade per tutte, trasmettendo più storie possibile e non solo la propria.

CD: Da scrittrice, credi che il divario di genere sia tutt’ora attuale nel settore dell’editoria?

SB: Fortunatamente ci sono molte scrittrici che pubblicano regolarmente, sono stati fatti molti passi avanti anche solo rispetto a cinquant’anni fa, considerando anche che il pubblico è prevalentemente femminile. Le statistiche dicono siano le donne a leggere narrativa, ad andare in libreria, si tratta quindi di un ambito molto femminilizzato. Dal punto di vista del potere culturale, delle posizioni decisionali, però, l’editoria è ancora molto saldamente in mano agli uomini, basti vedere la storia della letteratura, i critici letterari, ma soprattutto i premi, dove il divario nelle percentuali dei premi assegnati è impressionante.

CD: Le tre figure di Christine: Donna Ragione, Donna Rettitudine e Donna Giustizia; sono attuali?

SB: Credo di sì, soprattutto la prima, ce ne sarebbe davvero molto bisogno, di un po’ ragione.

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