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La cultura in quarantena – Franz Barcella (Edoné): “abbiamo costruito tutto dal nulla, e possiamo rifarlo”

Articolo. Fondatore di un’agenzia di booking e di un’etichetta indipendente, musicista a tempo perso e dj: “La situazione è complicata, ed i sogni di gloria (o perlomeno uno stipendio decoroso) sono sicuramente lontani. Tuttavia lo spirito è intatto, e se ci sarà da lottare e fare dei sacrifici, lo faremo”

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Sembra ieri. Due mesi fa, finivamo di programmare festival, rassegne, sagre. Con la sensazione che, stavolta, eravamo riusciti a muoverci con l’anticipo giusto, e che tutti i pezzi del puzzle erano finalmente a posto. Ne ero certo: sarebbe stato l’estivo di Edonè più bello di sempre.

Ora, sono bardato di mascherina e guanti mentre, impacciato, rispondo al telefono per Pony Burger, il nostro servizio di consegna a domicilio di panini e drink.

Nonostante in fondo al cuore continui a crederci, le speranze ed i piani per Punk Rock Raduno, Bergamo Reggae Sunfest e tutto il resto, si sono consumate più velocemente dell’unico pennarello con cui cerco di personalizzare le scatole per le consegne.
Ironicamente, devo ammettere che mi diverto anche molto in questo nuovo ruolo, soprattutto dopo settimane di malattia e susseguente isolamento.

Mi chiamo Franz Barcella, ho molti più anni di quelli che sento, sono socio di Nutopia Srl (Edonè, Goisis, Co.So…), socio e fondatore di Otis Tours (agenzia internazionale di concerti, in campo da 12 anni), a tempo perso musicista, DJ e boss dell’etichetta indipendente Wild Honey Records.
Qualcuno direbbe che faccio tante cose, tutte un po’ così così. Ma ci metto molto cuore, ve l’assicuro.

Come stiamo vivendo questo periodo? Ce la faremo? Quali sono le prospettive? Sono onesto: non so rispondere a nulla.
Tuttavia, posso cercare di spiegarvi cosa, negli ultimi mesi, ci ha animati e tenuti a galla, soprattutto emotivamente.

Si dice che in tempi bui bisogna aggrapparsi alle certezze. Queste sono le nostre:

Il dovere sociale

Come diffondere cultura, e piantare il seme della passione, se non possiamo più agire nelle modalità a noi più consuete? La nostra prima sfida.

Fra tante cose negative dell’ultimo periodo, ne sono sorte alcune preziose.
L’esperienza di Bergamo Diffonde, ad esempio, che ha fortificato un’amicizia coi ragazzi di Ink Club, sia sotto l’aspetto professionale, che umano. Due locali diversi, ma stessa attitudine e stessi sogni.

Personalmente, dopo infinite ore di diretta nel cercare di dare spazio ai vari agenti culturali cittadini, andavo a letto col sorriso stampato in faccia e pensavo a quanto fossi felice di aver trovato Dimitri (Sonzogni, di Ink Club, ndr) e gli altri ragazzi e di poter lavorare con loro.

Come soci di Nutopia, ci siamo imposti dei pilastri guida da seguire per la società. Uno di questi è la nostra attenzione al sociale.
Proprio per questo, abbiamo concentrato tutti gli sforzi nel salvaguardare i nostri lavoratori cercando, al contempo, di portar del bene alla comunità a cui tanto dobbiamo.

Abbiamo potenziato il nostro servizio di delivery e ci siamo messi in prima linea. Un po’ per dare l’esempio, un po’ per risparmiare e donare le nostre ore di lavoro ai ragazzi. Mance e ricavati sono state devoluti all’ospedale.

In contrasto al parere di alcuni, che auspicavano “un passo indietro per la musica”, la mia etichetta ha fatto il contrario. Abbiamo pubblicato una compilation di canzoni inedite donate da 19 band da tutto il mondo, al fine di raccogliere fondi per la costruzione del nuovo ospedale da campo. La risposta è stata stupefacente, sia in termini di ricavato, che di attenzione.

La musica, l’etichetta di questo circuito “underground”, mi ha sempre dato tanto. Anche in queste settimane, ascoltare dischi mi ha aiutato a contrastare il suono delle sirene e, occuparmi dell’etichetta, ha riempito le mie giornate e mi ha reso felice, nonostante tutto. Abbiamo uno strumento potente, e non potevamo che utilizzarlo nel modo che riteniamo più costruttivo e sensato. È quello che abbiamo sempre fatto, è quello che faremo e siamo felici che tutti i nostri artisti, passati o presenti, la pensino come noi.

Il miglioramento

Per quanto crudele possa essere, non vivo il virus come un’ingiustizia.
Piuttosto, penso non fossimo preparati, su vari livelli.
Sebbene non facile, questo stop forzato, ha dato a molti il tempo e la possibilità di migliorarsi.

Da tempo avevamo deciso che il tema dell’estivo di Edonè 2020 sarebbe stato l’innovazione.
Per cercare di migliorare la qualità dell’esperienza nel nostro locale, abbiamo puntato sullo sviluppo di un gestionale più all’avanguardia, che permette ai clienti di ordinare e pagare bevande e cibo direttamente dal proprio tavolo, evitando noiose attese in coda davanti alla cassa.

Questa e tante altre idee ora possono anche esser viste come una reazione obbligata all’emergenza, ma più in là, di sicuro, saranno solo un miglioramento.

L’unione

Siamo un Paese che tende a polarizzare. Destra/sinistra, nord/sud, Atalanta/tutti gli altri. Spesso non riusciamo ad andare d’accordo nemmeno all’interno della nostra “parte”, e tendiamo ad andare alla ricerca del nemico anche tra le nostre fila. Si veda la recente caccia all’untore, o l’ossessivo puntare il dito contro persone, provvedimenti o istituzioni.

Giusto e doveroso criticare, soprattutto di fronte a comprovati errori (penso a ciò che è avvenuto in val Seriana), ma ad un livello più personale, penso dovremmo sviluppare un po’ più di empatia.
Non possiamo più permetterci battaglie fra poveri: dobbiamo uscire dal loop del combatterci e criticarci a vicenda, ed il tutto sta nel saper individuare il vero problema, o avere chiaro l’obiettivo.

Lame people blame people” si usa dire. O più semplicemente: se punti il dito verso qualcuno, ne stai puntando tre a te stesso.

Le sicurezze

Non si sa se, quando e come ripartiremo, né quando e se l’eventistica sarà consentita.
Per molti questa precarietà è come il terreno che viene a mancare sotto ai piedi. Ed è più che comprensibile, visto il grosso contraccolpo economico che questo stop prolungato comporterà.
Se mi mettessi a pensare a tutta la pianificazione persa, le ore di lavoro buttate all’aria, ai soldi bruciati, probabilmente mi lascerei andare alla sconforto.

Tuttavia, resto ancorato all’unica grande certezza: tutto quello che abbiamo raggiunto, tutti gli obiettivi, i traguardi, i successi, le cose che pensavamo ormai consolidate e non lo sono più, sono tutte frutto del nostro lavoro. E nient’altro.
Nessuno ci ha regalato niente, nessuno ci ha concesso una via preferenziale, non abbiamo vinto nessuna lotteria.

In pochi credevano che Edonè sarebbe diventato qualcosa di più di un piccolo centro giovanile di quartiere.
Ridevano quando due ragazzi di provincia sono partiti con un furgone scassato, presentandosi come agenzia di concerti europea.
Nessuno era interessato al Parco Goisis, prima che noi e gli amici di Tassino partecipassimo al bando per lo spazio estivo.

Abbiamo costruito tutto dal nulla, e possiamo rifarlo.
Non serve altra certezza, non credete?
E questo vale per molte delle realtà amiche, che vivono tempi molto difficili.

Per questo motivo, e forse per mia deformazione culturale, tendo a non condividere troppo gli accorati appelli allo Stato per salvare la cultura. Non perché non sia d’accordo, anzi. In un paese modello, investire nella cultura dovrebbe sempre essere una priorità, altresì in un momento d’emergenza.

Tuttavia, tendo a non aspettarmi aiuti dall’alto.
In economia, è quella che si definisce lo “Zero base budget approach”. Per me, semplicemente, “Do it yourself”.

Lo spirito

Non siamo supereroi. Abbiamo avuto molti momenti di scoramento.
Ho provato tante volte paura in questi mesi.
Per i miei cari, per mio papà in prima linea all’ospedale, per mio fratello e la sua compagna in sala parto. Paura di non poter più rivedere le mie nonne, o i miei amici.
Eppure, mai paura di perdere il mio lavoro.
Il che, devo ammettere, è del tutto irrazionale perché tutto quello che faccio è a rischio.

La mia personale salvezza sono stati i ragazzi più giovani di Edonè. Sempre ottimisti, sempre propositivi, costantemente entusiasti.
In giorni in cui sembrava crollarci il mondo addosso, loro riuscivano a conferirci energia come se nulla li potesse scalfire.
Molti di loro si sono adoperati come volontari per la distribuzione delle spese per l’Alveare Tamarindo, altri si sono iscritti ad associazioni di volontariato, spingendo gli amici a fare altrettanto. Le mance sono state sempre donate. Mai una polemica, mai un ripensamento.

I barman, smaniosi di ricominciare, si sono inventati il servizio di Pony Drink. E non avrei mai creduto avrebbe funzionato così bene.

I watch them grow, they’ll learn so much more, than I’ll ever know”, cantava Louis Amstrong. Non che io mi senta loro padre, ma la sensazione che possano fare le cose meglio di noi è quella.
La situazione è complicata, ed i sogni di gloria (o perlomeno uno stipendio decoroso) sono sicuramente lontani.
Tuttavia lo spirito è intatto, e se ci sarà da lottare e fare dei sacrifici, lo faremo.

Rieccomi qua, davanti al telefono delle prenotazioni. Con questi capisaldi nel cuore ed un pennarello scarico in mano, mentre cerco di inserire citazioni di canzoni che mi piacciono nei messaggi di buon appetito sulle scatole dei panini.

Magari qualcuno si incuriosisce, si appassiona.
E finisce che gli cambia la vita.

Franz Barcella, socio della Nutopia SRL, si occupa di programmazione e comunicazione per Edonè, Pony Burger, Goisis altri progetti della società. Fondatore dell’agenzia di booking e concerti Otis Tours, svolge spesso il lavoro di agente e tour manager per band internazionali nell’ambito alternativo e rock. Ha scritto per riviste musicali come Rumore, Sottoterra, Bassa Fedeltà, e lavorato come volontario a Radio Onda D’urto per 11 anni, dove teneva un suo programma settimanale. Gestisce un’etichetta di dischi indipendente, la Wild Honey Records, con la quale ha pubblicato più di 60 dischi di inediti.

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