Dall’1 all’11 ottobre Bergamo torna a fare della scienza uno spazio aperto a tutti. È la XXIV edizione di «BergamoScienza», il festival che anche quest’anno porta in città ricercatori e ricercatrici, studiosi e studiose, studenti, famiglie e curiosi di ogni età, con un programma che attraversa discipline e linguaggi diversi. Oltre 200 gli appuntamenti gratuiti in calendario, tra conferenze, laboratori, mostre, spettacoli, concerti ed esperienze interattive.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è «Convergenze», una parola che racconta bene la vocazione del festival: mettere in dialogo conoscenze differenti e mostrare come la ricerca scientifica possa superare i confini tra discipline, Paesi e prospettive. Dalla fisica alla medicina, dall’astronomia alle scienze ambientali, dall’intelligenza artificiale alle scienze umane, «BergamoScienza» invita così il pubblico a guardare alle grandi questioni del presente attraverso punti di vista diversi.
E proprio la collaborazione è uno dei temi che attraverseranno simbolicamente il Festival. L’inaugurazione del primo ottobre sarà dedicata alla capacità della scienza di costruire ponti e mantenere aperto il dialogo anche quando, in altri ambiti, prevalgono divisioni e contrapposizioni. Il festival si chiuderà invece con un incontro tra il fumettista Leo Ortolani e l’astronauta Paolo Nespoli, a partire dall’esperienza della Stazione Spaziale Internazionale e dalla collaborazione scientifica internazionale che la rende possibile.
Dall’Universo alle nostre cellule
Il programma offre moltissimi motivi per seguire il festival anche oltre gli appuntamenti più attesi. Ci saranno il Premio Nobel per la Chimica 2025 Susumu Kitagawa (7 ottobre), l’astrofisica Jocelyn Bell, scopritrice delle pulsar, la fisica e astronoma Giovanna Tinetti (10 ottobre), impegnata nello studio degli esopianeti, e il geofisico del MIT Daniel Rothman (10 ottobre), che parlerà delle grandi crisi climatiche del passato e di ciò che possono raccontarci sul cambiamento climatico attuale.
Ampio spazio sarà dedicato anche alla medicina e alle neuroscienze, con temi che vanno dalle cellule staminali ai modelli embrionali sintetici, fino al rapporto tra mente, corpo e sistema immunitario. Sul fronte della tecnologia si parlerà invece di Intelligenza Artificiale, Big Data e del lavoro invisibile che alimenta gli algoritmi, mentre non mancheranno gli appuntamenti dedicati alle scienze umane e sociali.
A completare l’offerta ci saranno concerti e iniziative legate a «Contaminazioni Contemporanee» (l’1 e il 2 ottobre), la rassegna internazionale di musica contemporanea che quest’anno raggiunge la ventesima edizione, oltre a mostre come «Codebreakers. Dai codici segreti alle chat di WhatsApp», dedicata alla storia della crittografia e ai sistemi che oggi proteggono le nostre comunicazioni digitali.
Ma tra un programma così ricco, tre appuntamenti permettono in particolare di seguire tre domande diverse e profondamente attuali: dove finisce il nostro corpo? Come possiamo osservare l’Universo attraverso particelle quasi impossibili da catturare? E come fa la scienza a riconoscere e correggere i propri errori?
Dove finisci tu e inizia il mondo?
Sabato 3 ottobre alle 15, il neuroscienziato Andrea Serino, dell’Università di Losanna, sarà protagonista dell’incontro «Dove finisci tu e inizia il mondo?» introdotto da Paola Zaratin della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e moderato dal neuroscienziato Gianvito Martino, socio fondatore di «BergamoScienza». La domanda iniziale sembra semplice: dove finisce il nostro corpo? Istintivamente la risposta è altrettanto semplice: sulla pelle. Ma per il cervello i confini possono essere molto più mobili.
L’incontro partirà infatti dal concetto di spazio peripersonale, quella porzione di spazio che percepiamo come vicina al nostro corpo e che può modificarsi in relazione alle interazioni con l’ambiente e con le altre persone. Il nostro “spazio corporeo”, dunque, non è necessariamente un confine rigido: può espandersi o restringersi a seconda di ciò che facciamo e delle relazioni che instauriamo. Le ricerche raccontate da Serino aprono poi una prospettiva ancora più sorprendente: l’interazione con gli altri potrebbe avere conseguenze che coinvolgono persino il sistema immunitario. Secondo gli studi citati nel programma, osservare una persona malata può essere sufficiente ad attivare una prima risposta immunitaria preparatoria. È un terreno di ricerca che porta direttamente verso alcuni dei fenomeni più difficili da comprendere nel rapporto tra mente e corpo, come l’effetto placebo e il suo opposto, il nocebo. Un incontro, quindi, in cui le neuroscienze diventano anche uno strumento per interrogarsi su quanto siano davvero separati il nostro corpo, la nostra mente e il mondo che ci circonda.
A caccia di neutrini nel ghiaccio del Polo Sud
Domenica 4 ottobre alle 11 sarà invece il momento di spostare lo sguardo molto più lontano, fino ai confini dell’Universo. Protagonista sarà il fisico belga-americano Francis Halzen, che racconterà la storia di IceCube, il gigantesco rilevatore di neutrini realizzato sotto la calotta glaciale del Polo Sud. A moderare l’incontro sarà Guido Tonelli, fisico del CERN e presidente onorario del Comitato Scientifico di «BergamoScienza».
IceCube è un’impresa scientifica e ingegneristica fuori dall’ordinario: il rilevatore sfrutta un chilometro cubo di ghiaccio antartico, a oltre due chilometri di profondità, per intercettare una delle particelle più sfuggenti che conosciamo, il neutrino. I neutrini hanno una caratteristica che li rende preziosissimi per chi studia il cosmo: interagiscono pochissimo con la materia. Possono quindi attraversare enormi quantità di spazio e persino interi pianeti senza essere facilmente fermati o assorbiti. Proprio questa loro natura schiva permette di utilizzarli come messaggeri di fenomeni cosmici altrimenti difficili da osservare. Il pubblico sarà così accompagnato dentro uno degli esperimenti più ambiziosi della fisica contemporanea, in un viaggio che parte da un ambiente estremo come il ghiaccio del Polo Sud e arriva alle domande più profonde sull’Universo. Un esempio perfetto di quella convergenza tra ricerca fondamentale, tecnologia e capacità ingegneristica che caratterizza il festival.
Quando la scienza sbaglia
Sempre domenica 4 ottobre, alle 15, il festival cambierà completamente prospettiva. Al centro dell’incontro Quando la scienza sbaglia ci sarà infatti non una scoperta, ma il problema degli errori nella ricerca scientifica. A parlarne sarà Nicholas J. L. Brown, ricercatore della Linnaeus University in Svezia, in dialogo con Igor Sotgiu dell’Università degli Studi di Bergamo. Ogni anno la comunità scientifica produce una quantità enorme di nuove ricerche. Ma pubblicare uno studio non significa automaticamente che i suoi risultati siano corretti o definitivi. Errori statistici, metodologie inappropriate, risultati difficili da replicare e, nei casi più gravi, vere e proprie frodi possono condurre alla pubblicazione di studi che vengono messi in discussione soltanto in un secondo momento.
È proprio qui che l’incontro affronta una delle caratteristiche fondamentali della scienza: la possibilità di correggersi. Come si riconosce una ricerca poco affidabile? Perché alcuni risultati resistono per anni prima di essere smentiti? Quali sono i meccanismi attraverso cui la comunità scientifica individua gli errori e aggiorna le proprie conoscenze? Sono domande particolarmente importanti anche fuori dai laboratori e dalle università, in un’epoca in cui risultati scientifici, presunti tali e titoli sensazionalistici circolano rapidamente attraverso i media e il web. Brown si concentrerà proprio sugli strumenti necessari per distinguere gli errori metodologici, le frodi e quella che viene definita “falsa scienza”.
Una città che torna a parlare di scienza
Naturalmente, i tre appuntamenti raccontati sono soltanto una parte di un programma molto più ampio. «BergamoScienza» riunisce anche quest’anno una straordinaria varietà di personalità, temi e linguaggi, con oltre 200 eventi che attraversano le principali frontiere della ricerca, dalla fisica alla medicina, dall’ambiente all’intelligenza artificiale, senza dimenticare musica, spettacoli, mostre ed esperienze interattive. Per scoprire tutte le proposte e orientarsi in un’offerta così ricca, vale quindi la pena consultare il programma completo del Festival: tra grandi nomi della comunità scientifica internazionale e temi meno prevedibili, le occasioni per lasciarsi incuriosire non mancano.
Dalle profondità del ghiaccio antartico al funzionamento del cervello, dai meccanismi con cui la scienza corregge i propri errori alle grandi questioni ambientali e tecnologiche, «BergamoScienza» costruisce ancora una volta un percorso capace di attraversare discipline e prospettive diverse. Ed è proprio qui che il tema di questa XXIV edizione, «Convergenze», trova la sua espressione più concreta: nella possibilità di mettere in relazione saperi, persone e punti di vista, mostrando come una stessa domanda possa essere affrontata da angolazioni differenti.
Per undici giorni Bergamo torna così a essere un luogo in cui la scienza non viene soltanto raccontata, ma ascoltata, discussa e vissuta direttamente. Un’occasione per avvicinarsi alla ricerca, confrontarsi con chi la fa e, soprattutto, continuare a porsi domande: perché è spesso da una buona domanda che nasce la curiosità di capire qualcosa in più.
