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«Addio alle armi». Hemingway in scena contro la guerra per Sant’Alessandro

Articolo. Un capolavoro della letteratura mondiale, riscoperto attraverso i 47 finali immaginati dall’autore per concluderlo. Un testo che andrà in scena nella Cattedrale di Città Alta il 27 agosto diretto da Paolo Bignamini e prodotto dal Centro Teatrale Bresciano. Una storia d’amore e di guerra, che è sempre e comunque una condanna della violenza e una dichiarazione dell’insensatezza del conflitto

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Addio alle armi, prove dello spettacolo (Foto Fabio Zavattieri)

«Mai pensare che la guerra, non importa quanto necessaria, non importa quanto giustificata, non sia un crimine». Non ha dubbi il Nobel per la letteratura americano Ernest Hemingway quando parla di conflitto: lui gli orrori della guerra li vedrà come volontario, alla guida di un’ambulanza della Croce Rossa Americana durante la Prima Guerra Mondiale e li racchiuderà nel suo capolavoro «Addio alle armi» pubblicato nel 1929.

Ed è proprio questo romanzo, con il suo dichiarato antimilitarismo, ad essere al centro delle celebrazioni di Sant’Alessandro, dedicate nel 2022 al tema della pace. Appuntamento sabato 27 agosto alle 21 nella Cattedrale in Città Alta, dove «Addio alle armi. Lettura scenica del romanzo di Ernest Hemingway» debutterà in prima assoluta a cura dell’Assessorato alla Cultura e prodotto dal Centro Teatrale Bresciano.

«La virtù che scegliamo ogni anno per le celebrazioni di Sant’Alessandro è sempre stata guidata da ciò che ci accade intorno, dagli avvenimenti più importanti che segnano le nostre vite – commenta Nadia Ghisalberti, Assessora alla Cultura. – Il tempo di oggi ci ha portato a individuare “il desiderio di pace” come il sentimento più forte e l’aspirazione più grande a cui tendere in questo periodo difficile. “Costruire la pace”, intesa come costruzione politica di giustizia, rispetto dei diritti e democrazia, tutti principi che sembrano essere stati completamente travolti dall’invasione russa in Ucraina e dalla guerra che da mesi imperversa ai margini dell’Europa».

(Foto Fabio Zavattieri)

«Addio alle armi» è uno spettacolo che porta in scena la storia d’amore tra Frederic e Catherine durante la Grande Guerra, una relazione tormentata ispirata all’autobiografia dell’autore, che si innamorò realmente di un’infermiera americana durante la sua permanenza in Italia. Le vicende raccontate da Hemingway nel libro però verranno censurate dal Duce, perché lo scrittore descriverà la Disfatta di Caporetto e la diserzione del protagonista; inoltre pare che tra Mussolini e lo scrittore non corresse buon sangue...

Così, sarà solo nel 1945 che «Addio alle armi» arriverà in Italia con il suo drammatico finale, quello scelto dall’autore dopo un tormentato lavoro di chiusura del romanzo. Ben 47 infatti sono state le possibili conclusioni immaginate da Hemingway. Ed è a questi epiloghi ipotetici che il regista Paolo Bignamini si è ispirato per la messa in scena dello spettacolo: «ho immaginato un percorso attraverso queste “possibilità letterarie” alla ricerca di una loro ideale ricomposizione – spiega – percorrendo strade narrative non utilizzate, anche se tutte portano alla fine alla morte di Catherine. Alcune “chiuse” sono di poche righe, altre durano intere pagine».

«Questi diversi finali sono un tentativo dell’autore di cercare uno sbocco di senso a una vicenda tragica – continua Bignamini –. Il suo è un testo che toglie ogni alibi alla durezza della guerra; Hemingway sceglie una scrittura scarna e cruda e ogni fascinazione retorica del conflitto viene eliminata, in tutte le conclusioni il nichilismo è totale e non vi è senso nell’orrore».

Quella che va in scena è quindi una versione inedita di un grande classico della letteratura, che ha avuto anche due trasposizioni cinematografiche. L’idea di lavorarci in questo modo è nata proprio dall’occasione della festa di Sant’Alessandro: «Tra tutti i testi possibili, “Addio alle armi” mi è sembrato quello più adatto per trattare il tema della pace grazie alla sua denuncia cruda della guerra – continua Bignamini –. Rileggerlo oggi e trovarci un’attualità incredibile ci deve far interrogare, dobbiamo guardare in faccia a qualcosa di scomodo che è parte del nostro contemporaneo».

Il duo La scapigliatura
(Foto Fabio Zavattieri)

L’idea alla base dell’operazione di adattamento dal testo alla scena nasce dalla volontà di affrontare in modo contemporaneo un classico della letteratura: «abbiamo lavorato sul testo cercando di farlo nostro, avvicinando alla nostra sensibilità le parole di Hemingway. Abbiamo montato i brani del romanzo come in un flashback: l’autore torna in una sorta di “stanza della memoria”, immaginata dalla scenografa Maria Paola Di Francesco e illuminata dalle luci di Fulvio Michelazzi, e rivive in prima persona l’amore struggente e disperato dei personaggi» conclude Bignamini.

In scena in Cattedrale ci saranno tre attori, Mario Cei, Alessandro Bandini e Leda Kreider, che saranno rispettivamente voce narrante e i due protagonisti, Frederic e Catherine. Con loro, La Scapigliatura, un duo di musica d’autore italiana, che ha vinto la targa Tenco nel 2015 come migliore opera prima e che ha firmato una colonna sonora d’eccezione composta proprio per lo spettacolo. La loro proposta che fonde sonorità colte ed elettroniche sarà un’ulteriore via di riattualizzazione del capolavoro di Hemingway, cuore delle celebrazioni di Sant’Alessandro.

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