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Il «Premio Ravasio» compie 25 anni e sfata una volta di più gli stereotipi sul Teatro di Figura

Intervista. Un Teatro di Figura che si reinventa e si emancipa: è uno degli elementi fondamentali che veicola lo straordinario lavoro di Marta Cuscunà, vincitrice dell’edizione 2022 del «Premio Giuseppina Cazzaniga e Benedetto Ravasio». Il 2 e il 3 settembre, doppio appuntamento da non perdere per «Borghi e Burattini» in occasione della premiazione, a inaugurare un mese ancora ricchissimo di incontri

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La semplicità ingannata, Marta Cuscunà (Alessandro Sala_Cesuralab)

Se un filo conduttore di «Borghi e Burattini» 2022 è l’abilità di utilizzare con sapienza e intelligenza un linguaggio antico, anche stravolgendolo, Marta Cuscunà – di cui Eppen ha avuto modo di raccontare recentemente – la dimostra sicuramente in tutto il suo lavoro. Questo, oltre all’impegno costante e fermo che tutta la produzione dell’attrice veicola, le viene riconosciuto quest’anno dalla Fondazione Ravasio. Luca Loglio, direttore della Fondazione, ci racconta di un’edizione di «Borghi e Burattini» in corso (qui per scoprire quali sono i prossimi eventi) con una forte presenza femminile, non solo come rappresentanza ma anche come messa in rilievo di temi politici e sociali, che riguardano la nostra contemporaneità.

LD: L’edizione 2022 di «Borghi e Burattini» è ormai entrata nel vivo. Quali sono i primi rimandi e impressioni finora?

LL: Siamo davvero felici dell’edizione 2022. Ci siamo resi conto qualche giorno fa che anche soltanto la programmazione di settembre varrebbe un festival, per quantità di proposte e personalità coinvolte. Sicuramente, abbiamo prima di tutto implementato il programma e questa edizione, dopo gli anni scorsi, in cui avevamo dovuto giocoforza ridimensionare la proposta, è nuovamente estremamente varia e ricca di appuntamenti: oltre agli spettacoli, il palinsesto prevede laboratori e incontri di avvicinamento con gli autori; in più, si è arricchita la struttura della rassegna. Accanto alla sezione cittadina abbiamo ampliato e sviluppato la sezione dedicata alla provincia di Bergamo. In particolare, abbiamo approfondito un percorso dedicato alla Val Brembana e creato un progetto sulle Terre del Vescovado, che abbiamo ribattezzato «Terre dei burattini». A livello territoriale abbiamo poi stretto delle importanti collaborazioni nello specifico con alcuni Comuni e siamo particolarmente contenti del piccolo focus di quest’anno su Bonate Sotto.

LD: Si creano possibilità di valorizzare la storia culturale dei micro-territori.

LL: Abbiamo colto l’occasione della pubblicazione di un nuovo volume monografico sulla storia di Benedetto e Giuseppina Ravasio per pensare a un’iniziativa speciale. Ne è nato così «Crape de Lègn», nuova produzione di Luna e Gnac, ideato e portato in scena da Federica Molteni che ha saputo interpretare in modo innovativo la storia dei coniugi Ravasio basandosi sulla nuova lettura della pubblicazione. Visto che la storia dei Ravasio è così profondamente legata all’ambito bergamasco, abbiamo ritenuto giusto rendere omaggio con questo spettacolo alla città che ha dato loro i natali. Dall’altra parte, siamo entusiasti della calorosa risposta del pubblico alle iniziative sostenute finora, senza contare la partecipazione e il sostegno delle amministrazioni: quest’anno contiamo 25 Comuni aderenti. Questo ci dà la cifra dell’importanza della territorialità per quanto riguarda le iniziative culturali. «Borghi e Burattini» punta ad essere sempre di più una rassegna intercomunale, interprovinciale, che unisce provincia e città, garantendo movimento e connessione attraverso il linguaggio del teatro.

Federica Molteni

LD: Anche il mese di settembre sarà denso di eventi.

LL: Uno degli eventi cardine del mese di settembre sarà l’edizione 2022 del «Premio Benedetto Ravasio», che quest’anno giunge al suo venticinquesimo anno. «Borghi e Burattini» 2022 ha visto un’importante partecipazione femminile: giusto per citare alcune artiste di rilievo, quest’anno abbiamo ospitato Velia Mantegazza, a cui abbiamo conferito il premio alla carriera; Federica Molteni è un’altra protagonista di quest’anno; e siamo orgogliosi di presentare un’altra figura femminile come vincitrice del premio Ravasio. Marta Cuscunà sarà protagonista di un appuntamento del nostro almanacco teatrale «A regola d’arte», venerdì 2 settembre alle 17 al Museo del Burattino, in dialogo con una delle attrici di Illoco Teatro, compagnia di teatro visuale vincitrice dell’edizione 2021 del premio. Sarà una splendida occasione per immergersi nell’immaginario artistico dell’attrice e regista, in un incontro tutto al femminile. Sabato 3 andrà invece in scena con «La semplicità ingannata» al Cineteatro Qoelet di Bergamo; sarà poi il momento del conferimento del premio, che le sarà consegnato da un’altra donna, Cristina Loglio, madrina della serata.

LD: Lo spettacolo che andrà in scena per il festival è uno dei primi dell’attrice. Perché proprio questo titolo?

LL: Il premio riconosce a Marta prima di tutto la sua potente ricerca fatta sull’immagine, emancipando il Teatro di Figura a Teatro Visuale. Ma un altro elemento fondante del suo lavoro è sicuramente l’impegno: l’utilizzo del Teatro come ottimo e intelligente strumento per riflettere sulla contemporaneità. Abbiamo scelto come spettacolo rappresentativo «La semplicità ingannata» proprio perché la storia di questo gruppo di monachelle che si rendono comunità è a suo modo rivoluzionaria e oggi può essere letta con la chiave di interpretazione delle questioni di genere e sotto la luce del Teatro di Figura.

La semplicità ingannata, Marta Cuscunà
(Foto Alessandro Sala_Cesuralab)

LD: Il teatro di Cuscunà ha molte peculiarità: le sue tecniche, le sue maschere, le sue “pupazze” sono frutto di un lavoro molto certosino, che va oltre i canoni classici del Teatro di Figura.

LL: Marta ha inventato una sua versione di Teatro di Figura, arrivando anche ad elaborare una tecnica di animazione veramente straordinaria, usando dei pistoni, che abbiamo avuto modo di vedere in onda su Rai 3 a «La Fabbrica del mondo», con Marco Paolini e Telmo Pievani. Certamente si discosta dal Teatro di Figura classico, ma a nostro parere santificare la tradizione è controproducente, perché crea distanze. Bisogna avere l’intelligenza di capire le potenzialità di un linguaggio per riproporlo in un dato contesto. Quindi io dico: ben vengano le narrazioni che vanno oltre la tradizione! Chi lo fa, d’altra parte, è perfettamente consapevole della forza del linguaggio ma compie una profonda emancipazione per arrivare a comunicare dei messaggi.

LD: Quali sono i progetti per il futuro?

LL: Il futuro ci riserva delle bellissime sfide l’anno prossimo: ricorrono i trent’anni dalla nascita della Fondazione Ravasio, in concomitanza con le celebrazioni di Bergamo e Brescia Capitale italiana della Cultura 2023. Sicuramente un nostro obiettivo è di puntare sempre di più sull’eccellenza, che coltiviamo già da tempo. La compagnia romana Illoco Teatro vincitrice dell’anno scorso, ad esempio, sta avendo un grande successo con lo spettacolo «U.mani», che sta girando moltissimo in tournée. Ricordo in particolare alcune reazioni del pubblico: c’era chi era stupito che il Teatro di Figura potesse raccontare certe storie. Ecco, vogliamo continuare a dimostrare che il Teatro di Figura può essere uno strumento di contestazione e di critica puntato sulla realtà. Nell’ambito di Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, svilupperemo la collaborazione con l’Accademia Carrara, con app, mostre e approfondimenti legati al tema, soprattutto nell’ambito della futura mostra dedicata al melodramma. Abbiamo anche in serbo svariati altri progetti, tra cui l’approfondimento «Le famiglie d’arte» del Teatro di Figura; o ancora «Le stanze di Prospero», un’iniziativa laboratoriale e performativa per far vivere in prima persona al pubblico l’esperienza di questo particolarissimo ambito teatrale.

Crape De Légn
(Foto Marco Presti)
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