Emerge un preciso intento nello scegliere la Giornata Mondiale del Teatro per parlare di infanzia e di famiglia. Non si tratta di un vezzo simbolico o di marketing culturale, bensì di una dichiarazione d’intenti. Pandemonium Teatro, Centro di Produzione Teatrale per le Nuove Generazioni, con sede a Bergamo, ha scelto venerdì 27 marzo per convocare artisti, pedagogisti, educatori, operatori dei servizi educativi e famiglie al Teatro di Loreto, in un pomeriggio di incontro e riflessione.
«Piccolo è bello. Teatro per piccoli cittadini dell’oggi» è il progetto-contenitore da cui nasce un circolo virtuoso innescato anni fa: una rassegna di spettacoli dedicata a bambine e bambini dai primi mesi di vita fino ai sei anni, realizzata con il sostegno della Fondazione della Comunità Bergamasca e della Fondazione ASM Gruppo A2A. Nella stagione 2025-2026 il programma ha raggiunto nove titoli distribuiti in quindici repliche.
Raffaella Basezzi, presidente e direttrice di Pandemonium Teatro, spiega la scelta di questo appuntamento con parole che non lasciano spazio a fraintendimenti: «La Giornata Mondiale del Teatro è il momento in cui tutta la comunità artistica è chiamata a interrogarsi sul senso del proprio lavoro e sul ruolo del teatro nella società. Un’occasione non solo celebrativa ma costitutivamente riflessiva. Abbiamo immaginato questo pomeriggio come uno spazio aperto di confronto, perché il teatro per i più piccoli non può essere pensato come un gesto isolato. Chi lavora nel teatro per l’infanzia condivide lo stesso destinatario del mondo educativo: i bambini. Per questo, sentiamo il bisogno di costruire occasioni di incontro tra linguaggi, saperi e pratiche diverse».
Il pomeriggio si aprirà alle 16.30 con i saluti istituzionali, tra cui quelli dell’assessore ai servizi per l’infanzia Marzia Marchesi e del vicesindaco e assessore alla Cultura Sergio Gandi. L’assessore Marchesi ha sottolineato come le esperienze culturali nei primi anni di vita debbano essere considerate parte integrante dei percorsi di crescita, e come il teatro rappresenti uno strumento prezioso per lo sviluppo del linguaggio, dell’immaginazione, delle competenze relazionali ed emotive. Il vicesindaco Gandi, invece, ha evocato l’immagine del teatro come «spazio di cura», dove il dialogo tra adulti e bambini si fa concreto attraverso l’empatia e la forza della narrazione. Si uniranno ai saluti Fondazione della Comunità Bergamasca, sostenitrice del progetto, e Confcooperative Bergamo.
Alle 17, dopo l’introduzione a cura di Raffaella Basezzi, prenderà la parola Francesca Poliani, direttrice artistica di Teatro Prova, con un ulteriore passaggio di riflessione sul paesaggio del teatro ragazzi nel territorio lombardo.
Piccolo non significa semplice
L’equivoco è duro a morire. Il teatro per l’infanzia, e più in generale il teatro ragazzi, viene ancora percepito come un genere minore. La direttrice Basezzi lo afferma con nettezza: «È esattamente il contrario. Il teatro per le nuove generazioni richiede una competenza artistica e pedagogica altissima, oltre a una grande responsabilità nel rapporto con l’infanzia. I bambini, in platea, sono spettatori straordinariamente esigenti: non hanno filtri sociali, non fingono interesse. Se uno spettacolo li coinvolge, lo dimostrano con una partecipazione intensa e spontanea; se qualcosa non li convince, lo fanno capire immediatamente. È dunque fondamentale saper “leggere la sala” in tempo reale, modulare il ritmo, accogliere le reazioni del pubblico e trasformarle in relazione viva con la scena».
Sarà attorno a queste questioni che, a partire dalle 18, prenderà la parola Marina Manferrari, pedagogista e formatrice bolognese, figura di riferimento nazionale sul rapporto tra arte ed educazione nella prima infanzia. Il suo contributo – intitolato «Il valore del teatro e dell’arte nei processi di crescita» – presenterà un percorso di ricerca sviluppato in collaborazione tra il Comune di Bologna e La Baracca Testoni Ragazzi: un progetto che nel tempo è diventato un modello per l’intero Paese, capace di coniugare rigore pedagogico e sensibilità artistica, e di affermare con forza il diritto dei bambini alla piena cittadinanza culturale. Il suo intervento porterà a Bergamo la profondità di un lavoro più che decennale, sintetizzato in una riflessione che parla al cuore della questione.
L’importanza di creare alleanze progettuali e istituzionali tra mondo educativo e mondo artistico non è, per Manferrari, un auspicio astratto: è la condizione perché il teatro per l’infanzia possa esistere davvero, radicato nel territorio, sostenuto da competenze diverse e complementari. Il teatro porta immaginazione, esperienza estetica, linguaggi simbolici ed emotivi; il mondo educativo porta conoscenze pedagogiche, attenzione ai processi di crescita, contesti quotidiani di relazione. Quando questi ambiti dialogano, si crea un terreno fertile in cui possono nascere progetti più consapevoli e più profondi.
A seguire, nella seconda parte del pomeriggio, sarà la volta di Silvia Colle e Lucia Vinzi, operatrici culturali e formatrici del Friuli-Venezia Giulia, ideatrici del progetto «Siamo la mamma di Cappuccetto Rosso», con cui nel 2022 hanno ricevuto il «Premio Internazionale Valeria Frabetti», dedicato a chi ha promosso lo sviluppo e la diffusione delle arti performative nella fascia 0-3 anni. Il loro intervento si intitola «Le forme artistiche e l’infanzia: scelte, strumenti, letture adulte» e si struttura come un incontro che alterna momenti teorici a coinvolgimenti corali dei partecipanti.
Le due autrici rifletteranno su temi come la relazione tra artisti e bambini, le forme artistiche come centro di emozioni e generatori di relazioni, la mediazione adulta e le idee di infanzia che sottendono ogni scelta. Colle e Vinzi lavorano insieme da oltre ventotto anni, e in questo lungo percorso hanno imparato che l’incontro tra teatro, arte e bambini avviene soprattutto nella qualità affettiva delle relazioni. Quando gli adulti accettano di mettersi in ascolto, di condividere il tempo dei bambini e di lasciarsi sorprendere dal loro sguardo, il teatro diventa uno spazio potente di scoperta, immaginazione e crescita. In quel momento non sono solo i bambini a imparare qualcosa.
Una rete che cresce
«Pomeriggio con Piccolo è bello» non è soltanto un evento culturale: è la manifestazione visibile di un movimento più ampio, che Pandemonium Teatro sta contribuendo a costruire con altri operatori culturali, docenti universitari e pedagogiste a livello regionale. Si tratta della «Rete Lombarda 0-3-6», un progetto in divenire che punta a mettere in dialogo pratiche, saperi ed esperienze distribuite in tutta la regione.
In fondo, ciò che si cerca di costruire – sul territorio bergamasco come altrove – è qualcosa di semplice nella sua formulazione ma complesso nella sua realizzazione: relazioni continuative tra chi fa teatro e chi si occupa di infanzia, alleanze che non si esauriscano nel singolo spettacolo o nel singolo laboratorio, ma che producano coprogettazione, scambio di competenze, visioni condivise. Le difficoltà non mancano, spesso riguardano la necessità di superare una visione ancora troppo separata tra arte ed educazione. Ma è proprio da sfide come queste che possono nascere le alleanze più fertili.
Pandemonium Teatro ha attraversato, negli ultimi anni, un percorso di rinnovamento che ha riguardato sia la dimensione artistica sia quella organizzativa. Dal 2022 la compagnia ha lavorato a una nuova governance, con l’obiettivo di rendere la struttura più aperta e dinamica, capace di dialogare con il contesto culturale contemporaneo. Questo ha significato, tra le altre cose, aprire all’ingresso di giovani artisti, portatori di uno sguardo nuovo sul mondo e sull’arte. L’incontro tra queste nuove energie e la lunga esperienza della compagnia ha creato una dinamica che Basezzi descrive come «molto fertile: la tradizione diventa una base solida su cui costruire innovazione, mentre i linguaggi contemporanei permettono di dialogare in modo più diretto con le nuove generazioni. Il teatro, in questa visione, non è un prodotto da erogare, bensì un laboratorio permanente di creatività e ricerca, dedicato all’infanzia, all’adolescenza e alla comunità nel suo complesso».
Simona Bonaldi, vicepresidente della Fondazione della Comunità Bergamasca – tra i sostenitori del progetto – ha dichiarato che supportare iniziative come «Piccolo è bello» significa «riconoscere il valore del teatro come linguaggio educativo e come spazio di relazione, capace di parlare anche ai più piccoli e alle loro famiglie. L’infanzia è un tempo fondamentale nella costruzione delle persone e delle comunità, e offrire ai bambini esperienze culturali di qualità significa investire in una società più attenta, empatica e consapevole». Il pomeriggio si chiuderà alle 19.45 con la chiusura dei lavori, seguita da un momento di apericena conviviale: uno spazio informale di networking che è parte integrante della filosofia dell’evento, perché le alleanze nascono anche nello scambio diretto tra persone. La partecipazione è libera, su prenotazione.
