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Se Frida Kahlo fosse viva oggi sarebbe un’influencer. E Diego Rivera? Una donna. Bionda

Intervista. La coppia entrata a far parte dell’immaginario pop raccontata da Carmen Pellegrinelli e Silvia Briozzo (con cui abbiamo parlato): le due drammaturghe decostruiscono e ricostruiscono il mito dell’artista messicana in un’anteprima de “I Riveras”, giovedì 30 luglio alla serata conclusiva della rassegna Liberi Tutti

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È finita perfino al polso dell’ex primo ministro britannico Theresa May, su quadretti colorati incastonati in un braccialetto, formato santino. I giornalisti UK, e non solo, si sono sbizzarriti nell’interpretazione di questo gesto, chiedendosi perché mai una leader conservatrice scelga di prendere parte ad alcuni cruciali incontri politici accompagnata dalla figura di una donna bisessuale, comunista, ribelle e spregiudicata.

Una provocazione? Forse non lo sapremo mai. Certamente Frida Kahlo nel corso del tempo è diventata – letteralmente – un’icona, e la sua figura di donna e artista è stata, in tempi recenti, reinterpretata, decontestualizzata, stilizzata, strumentalizzata… Come Marylin nelle stampe di Andy Warhol, l’immagine ormai è quella di un’icona pop.

Oggi Silvia Briozzo e Carmen Pellegrinelli la portano a teatro ne “I Riveras”, uno spettacolo – ancora in fase di studio – incentrato su Frida Kahlo e sul suo compagno di sempre, Diego Rivera. In scena Silvia Briozzo stessa (interprete oltre che co-autrice) e Giacomo Arrigoni Gilaberte attualizzano la storia della chiacchieratissima coppia di artisti, che delle peripezie della loro avventurosa e controversa relazione hanno fatto un’opera d’arte. L’appuntamento è alla serata conclusiva della rassegna Liberi Tutti, giovedì 30 luglio alle 21.15 nel cortile del Teatro San Giorgio di Bergamo (biglietti acquistabili sul sito MidaTicket).

Theresa May con il braccialetto raffigurante Frida Kahlo

Che lo spettacolo danzi sulle note della parodia (affettuosa) è già chiaro dal titolo, che, come rivela Silvia Briozzo, evoca gustose immagini da telenovela kitsch. In una divertentissima intervista la co-autrice ci ha raccontato il suo sguardo sulla coppia Riveras e cosa vedremo sul palco del cortile del Teatro Prova.

Io e Carmen – racconta Silvia – abbiamo scritto il testo un paio d’anni fa, ma poi c’è stata una pausa nella costruzione della messa in scena. L’ho ripescato recentemente in occasione del Teatro d’Asporto, in versione lettura, e alla fine ho deciso di proporlo per Liberi Tutti”, spiega l’attrice.

Carmen vive a Copenaghen e per ora è bloccata lì, quindi il lavoro di regia è ancora da sviluppare, ma ci sono già delle linee guida molto chiare. L’atmosfera irriverente e dissacrante è alternata a momenti molto forti, come in altri nostri spettacoli. Si parla ad esempio di aborto, o dell’incidente di Frida, da un punto di vista molto personale (anche Carmen ha avuto un grave incidente). ‘I Riveras’ gioca su tinte forti e registri, temperature e linguaggi molto differenti”.

LD: Il tutto parte da una passione per Frida Kahlo o dal fastidio che sia così di moda?

SB: L’idea è proprio quella di andare un po’ oltre lo stereotipo. Frida è un’icona pop, una specie di Che Guevara al femminile. La vediamo ovunque, raffigurata come un’eroina romantica vittima del maschilismo più bieco di Diego Rivera, una donna tormentata… Naturalmente c’è una parte di verità, ma volevamo andare un po’ oltre. Ci siamo concentrate su alcuni aspetti della sua storia e della sua identità: era un’indigena, disabile, gender fluid, tutti elementi che ci interessano molto e che riguardano le minoranze. Aprono prospettive complesse, legate a volte a fragilità, ma sono anche i suoi punti di forza. E il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di tirare fuori la sua cattiveria!

LD: Una specie di antieroina insomma.

SB: Frida è sempre ritratta come una donna sofferente, soprattutto a causa dell’incidente che ha avuto e che lei stessa evoca spesso, anche nei suoi quadri. Sicuramente ha sofferto, ma in realtà era una donna estremamente forte. Ha avuto in mano la sua vita molto più di quanto si racconta. Era una grande influencer dell’epoca! In più dominava molto suo marito, non era una sua vittima.

Frida Kahlo e Diego Rivera

LD: Come si armonizza questa visione con l’idea comune del Diego Rivera libertino?

SB: Rivera libertino c’è nello spettacolo, in modo divertente. Lo era, in effetti, ma a lei andava bene così: anche lei era una libertina. Il punto è che l’aspetto di lei non viene mai narrato. È sempre più facile raccontare la donna povera e maltrattata, invece anche lei ha avuto molte altre relazioni, sia con uomini che con donne. Entrambi, in fin dei conti, avevano quella forza e quella libertà. Lei era una figura potentissima, e lui lo sapeva.

LD: Tanto che fra i due c’era rivalità…

SB: La rivalità e la competizione tra loro due è uno dei punti su cui abbiamo messo il focus: a Diego serviva stare con Frida, anche se lui aveva una carriera più solida. Frida ha raggiunto un enorme successo popolare soprattutto negli ultimi decenni, e negli anni Novanta la sua notorietà è esplosa, ma la verità è che era un astro nascente anche da viva. Non tutti sanno che anche all’epoca era adorata: la gente faceva code per vederla…

LD: A questo punto mi sembra evidente da che parte stai tra Frida e Diego…

SB: In effetti il povero Diego è un po’ bistrattato… Tra l’altro lo faccio io. Quando io e Carmen abbiamo deciso di mettere in scena questo testo, l’ho deciso immediatamente e gliel’ho subito detto: io voglio fare Diego Rivera! Mi sembrava un’iperbole: lui, il maschio tombeur des femmes per eccellenza, interpretato da una donna… Io ho una corporeità abbastanza forte, mi ci sono vista subito, anche perché nelle immagini che abbiamo sempre visto della coppia Diego è una figura imponente, che in qualche modo sovrasta Frida. Quindi mi sono buttata in questa fantasia.

LD: Tu e il tuo personaggio avete un bel rapporto?

SB: Mi piace molto giocarci dentro, cercare, ma anche prenderlo in giro… Alla fine in qualche modo ognuno di noi si è affezionato a Diego e Frida. Nonostante lo spettacolo sia tracciato a grandi linee dal punto di vista registico-interpretativo, queste direzioni disegnano bene i due personaggi: sono sfaccettati, mai uguali a loro stessi, e questo li rende concreti e amabili.

LD: Non ci credo che Rivera ti vada completamente bene…

SB: Ovviamente ci sono delle cose del mio personaggio che mi fanno un po’ incazzare, altre che proprio non mi vanno giù. Non è stato proprio possibile trovarle in me. Devo ancora lavorarci, è una bella sfida! Ma l’ironia della sorte è che alla fine tutti mi guardano e mi dicono: “Sei proprio Diego!” Non so se gioirne o offendermi. Tra l’altro, io ogni volta che vedo Giacomo truccato da scena penso: “È Frida!”.

Silvia Briozzo

LD: Vi siete ispirati all’iconografia su Frida o avete cercato di straccarvene? Per intenderci, in scena vedremo le famose sopracciglia “alla Frida”?

SB: Diciamo che qualcosa c’è, ma non abbiamo voluto ispirarci chiaramente all’iconografia classica. L’abbiamo usata completamente estrapolata dal contesto. Per fare un esempio: il tutto si apre come se fossimo all’interno di una mostra, si parla del bookshop dove si trovano i gadget di Frida Kahlo. Insomma, ancora una volta prendiamo in giro l’aspetto mainstream. E pensandoci meglio… C’è qualcosa di iconografico, ma è talmente strampalato che diventa divertente! Al tempo stesso, però, fa parte di questa fluidità tra i corpi e le immagini che abbiamo voluto indagare…

LD: Quali sono state le vostre fonti per la scrittura del testo? Lettere, biografie, articoli…

SB: Abbiamo letto tantissimo, in particolare testi critici di chi aveva studiato la figura di Frida in chiave femminista. Carmen in particolare ha fatto un grandissimo studio, molto approfondito. Alla fine anche noi eravamo imbevuto della visione stereotipata e “macro” su di lei, ma andando a fondo, anche sulle dinamiche della loro vita di coppia, siamo riuscite a togliere la sabbia da strati di “reperti archeologici”.

LD: Sono anni che collabori con Carmen Pellegrinelli. Si può dire che i vostri stili siano complementari?

SB: In qualche modo sì, siamo complementari. Io ho una vena più malinconica (lei la chiama crepuscolare), mentre lei è acida, cattiva, di un pop dissacrante. L’insieme è una bomba! Funzioniamo e ci capiamo al volo, nonostante lei viva lontana. E quello che conta di più è che abbiamo una visione del teatro molto simile, anche se usiamo linguaggi diversi, e ce la teniamo ben stretta. È un teatro vivo e vero: i corpi sono importanti e pulsanti e la drammaturgia è contemporanea, di forte umanità, d’impatto e senza arzigogoli.

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