Ad ascoltare Renato Vitali, nato settantacinque anni fa a Pizzino (frazione di Taleggio), nella contrada del Fraggio, si rimane incantati dalla vivace agilità con la quale padroneggia parole, numeri e date, sintomo di una lucidità caratteriale che ha a che fare con la limpidezza dei cieli di montagna sotto ai quali è cresciuto. Lui, che da tempo del Fraggio è custode discreto, celebrerà il cinquantesimo di matrimonio proprio alla festa dell’antico borgo, che si svolgerà lunedì 10 agosto e che sarà inaugurata dalla messa delle 12 presso l’oratorio di San Lorenzo a cui farà seguito il pranzo, aperto a tutti. «Il Fraggio è la mia casa – racconta Renato –, qui sono nato il 3 febbraio del 1951. Ero il tredicesimo di quattordici figli: all’epoca, infatti, la tv non c’era ancora (ride, ndr). Da bravo bergamino, in autunno scendevo in pianura, nel milanese, per la transumanza. Nel capoluogo lombardo, ho frequentato la scuola. Verso aprile, invece, risalivo in Val Taleggio. Diventato adulto, per motivi di lavoro ho vissuto nel lodigiano, ma il mio legame con Pizzino mai è venuto meno: ci sono sempre ritornato per almeno dieci giorni al mese». Da quando, nel 2011, è andato in pensione, «il Renato del Fraggio» (così, in Valle, da tutti è conosciuto) ha pensato di prendersi cura in maniera costante di quei luoghi che, al suo cuore, sono cuciti attraverso il filo del ricordo.
L’amore di Renato per il “suo” Fraggio
Una dedizione amorevole e attenta il cui valore è stato riconosciuto con due targhe: una per conto della Pro Loco di Pizzino, nel 2019, e una a opera del Comune di Taleggio, nel 2022. «Qui, c’è sempre molto da fare e quando non c’è da fare mi invento qualcosa – afferma il settantacinquenne –. In compagnia di Neve, la mia cagnolina, pulisco le strade e i sentieri, taglio i prati, aggiusto i muri, raccolgo foglie e rami. Non mi fermo. L’energia, del resto, non mi manca, anche perché mi sento un uomo felice». Una felicità che si nutre non soltanto dei bellissimi panorami taleggini, ma, soprattutto, del comune orizzonte di vita che ha costruito con la moglie Gabriella Stefanini. «Ho conosciuto mia moglie a Sottochiesa, nel 1974 – spiega Renato –. Il 27 dicembre dell’anno dopo, ci siamo sposati. Abbiamo però deciso di festeggiare l’anniversario ad agosto, nel giorno di San Lorenzo, santo a cui è intitolato l’oratorio del Fraggio, principale luogo di culto della contrada. Gabriella è socievole e affettuosa come me: penso che sia per questo che le persone del luogo, nonché turisti e villeggianti, siano molto affezionati a noi. Sentiamo il bene della gente e, per l’occasione, abbiamo invitato tanti amici».
Il Fraggio, nell’XVI secolo, era l’ultima località della Repubblica di Venezia prima di giungere nel Ducato di Milano. In passato, erano presenti un forno per il pane, un’osteria con tabaccheria e persino un tribunale chiamato «pretorio», decorato con figure e iscrizioni in latino e arredato con scranni in noce. Nei sotterranei, erano presenti delle celle, con cancellate in ferro battuto. Nel 1445, venne eretta una piccola cappella votiva dedicata a Santa Margherita. In seguito, il complesso, nel 1493, venne riedificato e, nel 1548, dedicato e consacrato a San Lorenzo Martire. Celebri sono le visite pastorali di San Carlo Borromeo avvenute il 20 ottobre 1566 e il 13 agosto 1582, in cui benedisse la vicina fontana. Durante il secondo dopoguerra, il borgo inizia a spopolarsi cadendo in abbandono. Dalla seconda metà degli anni Novanta, grazie al lavoro dei volontari, alcune sue abitazioni sono state ristrutturate e hanno preso nuova vita. « Faccio tutto nel pieno rispetto degli animali e della natura – dice Renato –, perché tengo molto a vivere in pace e in armonia con il Creato. Quando avvisto una vipera, mi limito a scacciarla, picchiando forte a terra il bastone. Certo, non nego di aver avuto paura, nel 2013, quando ho scorto l’orso M7 a pochi metri da me: sono rimasto pietrificato. Quel grosso mammifero, fortunatamente, mi ha ignorato del tutto, dirigendosi verso un cascinale, alla ricerca delle api e del loro miele. Spesso, quando mi siedo all’aperto e bevo un calice di rosso, una libellula si avvicina, come se volesse salutarmi. Si posa sul bordo del bicchiere e immerge delicatamente il capo nel vino, poi vola via. A volte, mi commuovo».
Il Grasso, fra musica, prodotti tipici e tradizioni locali
La festa del Fraggio, in data venerdì 31 luglio, sarà anticipata dalla festa del Grasso, l’altro borgo di Pizzino. Nascosto nel cuore verde della Val Taleggio, la contrada del Grasso è un piccolo gioiello dove il tempo sembra essersi fermato. Si sviluppa in due nuclei ben distinti: la parte storica al limitare del bosco e la parte moderna. Nella parte antica, sono presenti abitazioni di particolare interesse storico, costruite dal XVIII al XX secolo. Numerosi sono i tetti tradizionali in «piöde», le lastre di ardesia tradizionali della Val Taleggio e Imagna. Gli stretti viottoli, fatta eccezione per una parte carrozzabile, sono ancora sterrati o vere e proprie mulattiere. Degno di nota, l’oratorio di San Francesco d’Assisi che, costruito nel 1758, rimase incompiuto a causa di una controversia sorta tra gli abitanti del borgo e il parroco di allora Don Luigi Biava Salvioni, a causa della costruzione del campanile della chiesa parrocchiale successivamente terminato nel 1778. La chiesa rimase adibita a magazzino per 177 anni, a disposizione dei mandriani che si recavano in alpeggio durante i mesi estivi. L’edificio, che intanto era diventato di proprietà del comune di Taleggio, venne donato alla Fabbriceria parrocchiale dal podestà Giacomo Bellaviti, nel 1935. Consacrato il 3 di agosto dello stesso anno, venne abbellito dalla pala d’altare dipinta da Vittorio Manini raffigurante San Francesco d’Assisi con il lupo e l’agnello.
Fra antiche baite in pietra e prati rigogliosi, la festa del Grasso si propone di celebrare le tradizioni locali. Quest’anno, in collaborazione con l’Ecomuseo Val Taleggio, ci sarà la possibilità di partecipare a «Donne e lavatoi, storie vissute e raccontate», un viaggio tra memorie di donne di montagna, antichi lavatoi (quelli che un tempo animavano la quotidianità contadina) e musica dal vivo. «Dopo più di un decennio di interruzione, da tempo desideravamo riproporre la festa del Grasso – afferma Cesare Cattaneo, presidente della Pro Loco di Pizzino –. Dopo il grande successo, l’anno scorso, della prima edizione, quest’anno non potevamo proprio tirarci indietro. Una soddisfazione per noi e per l’intera comunità che, attraverso questa bella manifestazione (e la propria storia), accoglie turisti e villeggianti stuzzicando la loro curiosità e rende sempre più coesa sé stessa». Semplice ma accattivante il programma: alle 14, avverrà l’apertura del mercatino con i prodotti tipici del territorio seguita dall’apertura, alle 15, del bar sul piazzale; alle 19, ci sarà la cena, a cui seguirà, alle 20.30, l’estrazione della lotteria; alle 20.30, il percorso «Donne e lavatoi»; a concludere, musica dal vivo con Schitacc’ quartet.
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