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Toc toc, chi è? Il cambiamento climatico bussa alle porte di Bergamo

Articolo. Riscaldamento globale, inquinamento, scioglimento dei ghiacciai: così lontani, eppure così vicini. Il climate change non è prossimo a venire: è già qui, fuori dalla nostra porta

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Una panoramica aerea di Dossena

“Da quando hanno lanciato l’allarme è venuto un freddo. Lo sto aspettando, questo riscaldamento globale”: così Matteo Salvini si esprimeva a un comizio di quasi due anni fa. Negazionismo climatico a parte, le parole dell’ex ministro dell’Interno sono sicuramente riecheggiate nella testa di molti quando, negli scorsi mesi, ci siamo ritrovati seppelliti da nevicate come non se ne vedevano da decenni. Il surriscaldamento globale non è mai sembrato così distante. Eppure, incredibilmente, è proprio lì che bisogna ricercare le cause.

Si parla di stratospheric warming : l’aria in quota all’interno del vortice polare si riscalda velocemente, lo fa collassare e spinge le correnti fredde verso latitudini più basse. Si tratta di un fenomeno fortemente influenzato dalla riduzione dell’estensione dei ghiacci artici, dalle violente precipitazioni tropicali e da altri eventi climatici.

Il cambiamento climatico è un problema quanto mai attuale. Il 2020 è stato, secondo il programma UE Copernicus Climate Change Service, l’anno più caldo mai registrato. Si contende il podio con il 2016, che aveva però visto un forte impulso da El Niño. Gli ultimi sette anni sono tutti in testa alla classifica degli anni più caldi per il nostro Pianeta. Dall’era pre-industriale, abbiamo visto un aumento di 1,25°C, e, solo tra il 2019 e il 2020, le temperature si sono alzate a livello globale di 0,4°C.

Un Orso polare su un banco di ghiaccio
(Foto (illustrazione 3D di Michal Bednarek))

Il trend è tutt’altro che promettente, specialmente se si considera una zona geografica, come quella del Mediterraneo, che è hot spot del cambiamento climatico: qui, l’aumento delle temperature supera del 20% l’incremento medio globale. Secondo il New York Times, nel prossimo futuro l’Italia sarà investita da forte stress termico e l’intera popolazione, il PIL e l’agricoltura saranno vittima di almeno un tipo di rischio climatico, tra cui carenza idrica, alluvioni, incendi e aumento del livello del mare.

Glocal Climate Change: il riscaldamento globale, comune per comune

Nasce da OBC Transeuropa per lo European Data Journalism Network (EDJNet) il progetto “Glocal Climate Change”, che analizza la variazione di temperatura dal decennio 1961-1970 al decennio 2009-2018 in ogni comune europeo. A livello di continente, due terzi delle province hanno vissuto aumenti di temperatura compresi tra 1,5°C e 2,5°C. In Italia, la temperatura media è aumentata di almeno 1°C nel 98% dei comuni. Ma cosa è successo nella provincia di Bergamo?

Il trend non si discosta molto da quello generale. Il 94% dei comuni bergamaschi ha visto, negli ultimi sessant’anni, un aumento delle temperature superiore ai 2°C. Nessuno si è mantenuto sotto a un incremento di 1,5°C; al contrario, ben 37 comuni registrano una media di 3°C in più rispetto al 1961. Dossena e Serina sono sul podio dei Comuni con maggiore incremento termico, con un aumento di 3,68°C, seguiti da Lenna, Moio de’ Calvi, Piazza Brembana e Valnegra (+3,54°C) e Cerete, Fino del Monte, Onore, Rovetta e Songavazzo (+3,47°C).
Ricordiamolo: non si tratta di un paragone con le temperature dell’era pre-industriale, ma solo con i valori della metà del secolo scorso
. L’altroieri, in climatologia.

Veduta aerea di Serina

Stiamo assistendo a un incremento delle temperature che procede a una velocità mai vista prima. Se non dovessimo mettere in atto politiche ambientali nazionali e internazionali efficaci, ci aspetterebbe un futuro tutt’altro che roseo: l’atmosfera potrebbe riscaldarsi di altri 2°C nei prossimi 30 anni. Con un aumento delle temperature che, nella zona delle Alpi, potrebbe raggiungere la soglia shock di 5°C alla fine del secolo.

Anche a Bergamo si muore per inquinamento

Ne ha già parlato ieri Giulia Belotti intervistando il meteorologo Andrea Colombo. Secondo il Climate Change Performance Index, che valuta le prestazioni degli Stati in merito agli accordi di Parigi, l’Italia è al 27° di 61 posti per rispetto degli impegni presi. Si porta a casa una valutazione “media” in tutti i settori: emissioni di gas serra, energie rinnovabili, efficienza energetica e politiche ambientali. Valutazione da inquadrare nel contesto delle due condanne della Corte di giustizia europea per lo sforamento dei limiti massimi per il PM10 e delle due procedure di infrazione in corso per l’inquinamento da PM2,5 e da biossido di azoto.

Una veduta dal Monte Linzone, dove umidità e inquinamento si mescolano
(Foto foto di MC Mediastudio)

Le conseguenze si riversano direttamente sulla salute dei cittadini. L’inquinamento è, infatti, uno dei cinque maggiori fattori di rischio per la salute (insieme a tabacco, alcol, sistemi alimentari malsani e inattività fisica). Nel 2018 nel Bel Paese sono morte prematuramente 52.300 persone in conseguenza all’esposizione al PM2,5: è il secondo dato più alto in Europa. L’Italia, Paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione (620 auto ogni mille abitanti), è sul podio, incontrastata, anche per le morti da esposizione agli ossidi di azoto.

Il Nord Italia, in particolare, è una delle zone più inquinate d’Europa. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Utrecht, del Global Health Institute di Barcellona e del Tropical and Public Health Institute svizzero, a Bergamo e Brescia il tasso di mortalità da particolato fine (PM2,5) è il più alto di tutto il continente europeo.

I sindaci di entrambi i comuni hanno (correttamente) precisato che si tratta di dati superati (sono infatti relativi al 2015) e che la ricerca, di tipo modellistico e non basata su dati sanitari, si riferisce ai parametri dell’OMS, privi di natura normativa. L’obiettivo dei ricercatori, tuttavia, non è puntare il dito, bensì ricordare che non esiste un livello “sicuro” di esposizione all’inquinamento e che le iniziative messe in campo a livello internazionale non sono sufficienti per affrontare efficacemente il problema.

A livello globale, le emissioni di carbonio sono diminuite del 7% nel 2020 per i lockdown attivati in risposta all’emergenza sanitaria da covid-19. Si tratta tuttavia di una tregua temporanea, derivata da condizioni eccezionali insostenibili nel lungo termine. “Il modo per mitigare il cambiamento climatico”, spiega Philippe Ciais, ricercatore presso il Laboratorio di scienze climatiche e ambientali francese, citato in un articolo di Valigia Blu, “non è fermare l’attività, ma piuttosto accelerare la transizione verso l’energia a basse emissioni di carbonio”.

Tra i ghiacciai in scioglimento ce n’è anche uno bergamasco: la vedretta del Trobio

Lo scioglimento dei ghiacciai non si verifica solo ai Poli terrestri, ma è una minaccia incombente anche sull’Italia. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Aberystwyth, in Galles, il 92% dei 4.000 ghiacciai delle Alpi potrebbe sciogliersi prima della fine del secolo. Entro il 2050, sarà il turno di tutti i ghiacciai al di sotto dei 3.500 metri di altitudine.

Il ghiacciaio del Trobio (o del Gleno)

Toccherà quindi anche alla vedretta del Trobio o del Gleno, l’unico ghiacciaio del versante bergamasco delle Orobie, oggi già per buona parte scomparso. È in ritirata costante dal 1850, ma la velocità di fusione ha subito un’accelerazione negli ultimi vent’anni a causa del costante aumento delle temperature. L’agosto scorso Fridays for future Bergamo, in collaborazione con la Carovana dei ghiacciai e Legambiente, ha organizzato per il ghiacciaio un “requiem”, sulla scia di altre iniziative simili oltreconfine, per sensibilizzare la popolazione sul tema.

Le conseguenze del cambiamento climatico sono innumerevoli, profonde e (parzialmente) reversibili solo con uno sforzo coordinato a livello internazionale. Il problema principale è l’inerzia: i risultati delle azioni di contrasto sono riscontrabili solo dopo un certo periodo di tempo. In un mondo in cui, solo nel prossimo decennio, dieci milioni di esseri umani migreranno per ragioni connesse all’emergenza climatica, la speranza è che si impari ad agire in anticipo. Prima che problemi irreparabili bussino alla porta.

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