Da Berbenno a Milano passando per le Marche. La Valle Imagna si coccola la sua stella, che ha aperto le ali a suon di vittorie. «Il motore del 2000» cantava Lucio Dalla definendolo «bello e lucente». Proprio quell’anno nasceva Andrea Salvi, asso del twirling capace di tenere sempre alti i giri del suo motore. Aggiornandolo con esperienze fuori e dentro il perimetro di gara. Con un fiore all’occhiello: la partecipazione alla coreografia della cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026. Il classico “boost” in un contesto che mantiene sempre lo sguardo rivolto al futuro. Tra una forma mentis tipicamente bergamasca (testa bassa e obiettivi alti) e la voglia d’irrobustire costantemente il percorso senza mai finire “in riserva”. «Le mie origini – spiega Andrea – sono orgogliosamente berbennese anche se vivo da tre anni a Milano. Mi sono trasferito inizialmente per frequentare un Master in Marketing e Comunicazione e poi, un po’ per scelta e un po’ per le opportunità che ho trovato, sono rimasto. Anche perché è una città che mi dà tantissimi stimoli e che si è rivelata molto comoda anche per il mio percorso professionale e sportivo: mi permette di spostarmi facilmente per gli allenamenti e per quando insegno sia in Italia che all’estero. Ma soprattutto mi piace per le persone che si incontrano in una metropoli così grande e internazionale. È un ambiente che ti porta continuamente a confrontarti, imparare e scoprire qualcosa di nuovo».
Nuovo o meglio non così “comune” è anche il twirling, un amore che è scoccato a Brembilla, a due passi da casa: «Frequentavo la scuola di danza a Berbenno. Poi ho seguito mia sorella, che aveva iniziato a praticare twirling a Brembilla, nella realtà che è diventata la mia società storica e con cui ho gareggiato fino al 2023. Da lì il mio percorso nel twirling è cresciuto sempre di più, mentre mia sorella, con il tempo, ha scelto di dedicarsi maggiormente alla danza. È curioso pensare che siamo partiti insieme da esperienze molto simili e poi abbiamo preso due strade diverse, che in qualche modo sono rimaste comunque legate – racconta Salvi - Dal 2025, invece, gareggio nella società marchigiana LG2 Vallesina Twirling, che mi supporta sempre e che ringrazio sempre moltissimo». Da un curriculum denso allo stop&restart, una scelta ponderata che – se possibile – lo ha reso ancor più forte e consapevole: «È stato un percorso densissimo di esperienze, emozioni e conoscenze – prosegue – Ci sono state delle costanti importanti, come il mio allenatore Pieter Hazeu e tutti gli allenatori che mi hanno accompagnato e sostenuto nel corso della carriera, ma allo stesso tempo ci sono stati tantissimi cambiamenti e nuove sfide. Ho gareggiato ininterrottamente fino al 2023, partecipando a circa 20 competizioni internazionali e conquistando diversi titoli europei e mondiali. A un certo punto, però, sentivo il bisogno di fermarmi. Avevo bisogno di fare un passo indietro, capire cosa volessi davvero e dedicarmi al 100% al master che stavo per intraprendere».
Due anni dopo un nuovo progetto, un rilancio in grande stile e subito capace d’imprimere un’impronta vincente avvolta dolcemente nei colori dell’iride: «Nel 2025 – riferisce il campione di twirling – sono tornato per una nuova sfida, inizialmente con un progetto, “Twirling Corps My Way”, con il quale si è vinto il titolo mondiale a squadre a Torino. E tutto ciò mi ha riportato fino a oggi, con la partecipazione individuale al Mondiale di specialità artistiche a Parigi». Sulla cui preparazione va doverosamente posto un accento: «In un percorso simile si incontrano momenti non semplici. Ogni atleta è chiamato a rappresentare la propria nazione e, se ci si pensa davvero, si capisce quanto questo valore sia importante e tutt’altro che scontato. La ricerca della perfezione, la stanchezza e i momenti di difficoltà fanno inevitabilmente parte del viaggio. Ma ci sono anche moltissimi momenti di gioia, felicità e soddisfazione. E quando arrivi al campionato, in quei pochi minuti in cui sei in campo, tutto il resto sembra cancellarsi. Rimane solo il bello di quello che stai facendo. La mia preparazione non è stata facile, ma è stata davvero bella. Me la sono goduta pienamente, dal campionato italiano, che è stato molto soddisfacente, fino alle prove e alle diverse fasi del Mondiale. Ho affrontato i preliminari, poi le semifinali e infine la finale, chiudendo al sesto posto. Ne vado davvero molto fiero, anche se non è arrivato un podio, perché so cosa c’è dietro quel risultato. Credo che noi atleti dovremmo imparare a essere un po’ meno severi con noi stessi e a colpevolizzarci meno. Non è semplice, l’ho capito anche io con il tempo: un risultato non può cancellare tutto il percorso».
Ma il comeback ha avuto e ha radici molto più profonde rispetto al responso della mera competizione e spiega, nella maniera migliore, l’essenza della persona. Ancor prima delle qualità dell’atleta: «Sono tornato – racconta Andrea – perché sentivo di avere ancora qualcosa da dare, ma soprattutto qualcosa da costruire in modo più maturo e da trasmettere. Una delle cose in cui credo di più è la capacità di combinare le diverse esperienze che abbiamo vissuto e portare sempre una parte di noi in campo. Per me il vero obiettivo non è soltanto il risultato. È riuscire a trasmettere un’emozione. Se qualcuno guardandomi si emoziona, si ricorda un movimento particolare o anche semplicemente prova un senso di serenità mentre mi esibisco è già una grande vittoria ».
Tornare per divertirsi non è semplice, e farlo dopo tre anni, di nuovo come individualista, lo è ancora meno. «Costruire la routine che ho portato in campo insieme al mio allenatore ha significato affrontare questa avventura con una maturità diversa: non solo eseguire un esercizio, ma avere qualcosa da raccontare e da regalare ai giudici e alla gente – confessa – Gareggiare davanti a un’arena con più di 4.000 spettatori è qualcosa che fa palpitare. Anche se, in realtà, te ne rendi conto fino in fondo solo dopo aver terminato l’esercizio, quando esco dalla mia “bolla”, come amo definirla». Ma per arrivare alle grandi platee e ai sogni mondiali, ciò che sta nel backstage e che vedono in pochi è proprio la parte fondante: «Il twirling – riferisice – richiede sicuramente grande impegno, costanza e sacrificio. Negli anni passati mi allenavo sei giorni su sette. Oggi chiaramente non è più possibile avere lo stesso tipo di disponibilità, perché ci sono anche il lavoro e tutti gli altri aspetti della mia vita privata. Credo però che l a maturità e la consapevolezza compensano in parte il tempo che non posso più dedicare allo sport. Oggi mi alleno mediamente due giorni alla settimana, concentrando molto il lavoro e facendo degli allenamenti intensivi. Pian piano ho imparato soprattutto a conoscere il mio corpo e a capire dove e come destinare le energie che ho a disposizione. Non è più una questione soltanto di quantità, ma di qualità». Quantità e qualità che fanno rima anche con quotidianità: «Lavoro a Milano in un’agenzia creativa che si occupa di marketing. Mi occupo principalmente della parte commerciale e della gestione dei clienti all’interno del team di Brand Partnerships. Questa attività permette di vivere la creatività in un modo completamente diverso e che mi stimola moltissimo. Mi piace perché anche professionalmente sono sempre a contatto con persone, idee e progetti diversi. Sicuramente la disciplina e la resilienza che ho costruito in tanti anni di sport mi aiutano ad affrontare il lavoro e le difficoltà con un approccio diverso. Ed è stato essenziale anche il supporto che ho ricevuto da tutti i colleghi e dalla CEO, che hanno sempre compreso e sostenuto questa mia “seconda vita” da atleta».
Un atleta che ha trovato nel twirling la sua massima espressione diventandone uno dei migliori interpreti in circolazione: «Una disciplina che unisce elementi di ginnastica, danza, acrobatica e manipolazione del bastone. Richiede coordinazione, equilibrio, forza, tecnica, musicalità e una grande capacità di concentrazione. È proprio questa combinazione di elementi ciò che mi affascina maggiormente. Credo che agli occhi del pubblico sia importante riuscire a far capire che dietro pochi minuti di esibizione ci sono tantissime ore di allenamento e una preparazione molto complessa. Ma allo stesso tempo non vorrei che si vedesse soltanto la difficoltà tecnica. E questo sport è anche espressione. È riuscire a utilizzare il movimento, la musica e il corpo per raccontare qualcosa e trasmettere un’emozione. Ed è qui che la mia esperienza nella danza diventa molto importante: mi ha insegnato a non concentrarmi soltanto sull’esecuzione, ma anche su quello che voglio comunicare quando entro in campo». A proposito di campo, è stato coronato anche un “sogno a cinque cerchi”. Un qualcosa nato quasi per caso, ma una tacca indimenticabile: «Dal 2022, parallelamente al twirling – dice Salvi – ho ricominciato a studiare danza moderna, anche perché era propedeutica. Ma ho continuato a studiarla anche nel corso della già citata pausa. Prima all’Accademia Arte Bergamo e poi in un’accademia a Milano. Credo che sia proprio dalla fusione di queste esperienze che nascano opportunità particolari, come quella della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Mi sono candidato quasi per caso. Ho fatto l’audizione e sono stato selezionato per esibirmi nel segmento “Fantasia”. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ballare a San Siro insieme a più di 300 persone, davanti a uno stadio intero e a un pubblico di tutto il mondo, con artisti internazionali come Mariah Carey, è qualcosa che probabilmente non riuscirò mai a realizzare completamente. Abbiamo fatto tantissime ore di prove, anche sotto la pioggia, ma ne è valsa davvero la pena. È stata un’esperienza che mi ha fatto capire ancora una volta quanto tutte le strade che ho calcato (twirling, danza, sport e creatività) alla fine siano molto più collegate di quanto possa sembrare». E adesso il futuro può aspettare. C’è un Campionato Europeo di specialità artistiche a Dublino, nel luglio 2027 nei pensieri. Ma sarà solo il tempo a dare le risposte. Ora è tempo di rifiatare. Per continuare sempre e comunque a fare la differenza inseguendo le proprie passioni.
