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Fabio Colleoni e la sua Italia in bici: 58 giorni, 4.500 chilometri e 40 chili di bagaglio

Articolo. Il giovane di Ponte San Pietro ha pedalato in tutte le regioni, dormendo in tenda e affrontando forature, salite e imprevisti

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Cinquantotto giorni su e giù per l’Italia. Con 40 chilogrammi da trasportare, il peso del mezzo più quello del bagaglio. Cicloturismo, una passione, ma anche un sinonimo di fatica, coraggio e spirito d’adattamento. E cosa è mancato di più in questo periodo? La polenta. Dal 25 aprile al 21 giugno, da Ponte San Pietro a Ponte San Pietro. Fabio Colleoni, classe 2004, ha macinato chilometri – una media quotidiana di 77 – facendo prendere forma ad un’esperienza fortemente voluta, cercata e vissuta a tutta. Con la mentalità bergamasca votata al lavoro e alla fatica di un ragazzo che ha sempre fatto dello sport un filo conduttore.

Papà Claudio è vice presidente del Ferrari Club di Caprino Bergamasco e ha iscritto il figlio al sodalizio dopo che era venuto alla luce da soli 6 mesi. Un segnale inequivocabile, una strada tracciata che poi è stata seguita ed ha vissuto svariate declinazioni. La scuola di carrozziere, poi la pratica formativa in officina e un biennio alla Brembo per crescere ed essere forgiato a dovere. Il 21 dicembre 2025 il termine in un’azienda, che a stretto giro, si preparava ad accoglierlo con tutti i crismi dell’assunzione. Ma Fabio sapeva che avrebbe dovuto rimanere in stand-by per una fase. Un qualcosa che, anziché farlo rimanere con le mani in mano a poltrire o davanti ad uno schermo, gli ha dato la spinta per ampliare il suo bagaglio, prima come volontario alle Olimpiadi di Milano-Cortina e poi con la messa a terra di un progetto su due ruote.

«Cercavo qualcosa in solitaria – spiega Fabio – Avevo pensato anche al cammino di Santiago mentre Capo Nord mi sembrava una soluzione troppo convenzionale. Allora ho optato per un giro d’Italia che mi portasse a transitare in tutte le regioni. Per contenere i costi il 90% delle mie soste l’ho passato in tenda, il resto tra i campeggi e gli ostelli nelle grandi città. Ho viaggiato per circa 4.500 chilometri con un dislivello di 34.444 metri ». Gli snodi principali: Milano, Aosta, Torino, Genova e, in traghetto, su Porto Torres, poi da Cagliari a Palermo, da Messina alla Calabria, passaggio a Catanzaro, poi Bari, Potenza, Napoli, Campobasso, L’Aquila, Roma, Perugia, Ancona, Firenze, Bologna, Venezia, Trieste e Trento. La sorpresa? Fabio non ha dubbi: «Sono passato in luoghi in mezzo al nulla o in città, senza mancare di rispetto a nessuno, decisamente insipide. La folgorazione è stata la Calabria con Tropea, dove ho passato una notte. Ho trovato delle persone d’oro che mi hanno permesso di passare la notte nei loro lidi. Poi la Basilicata che vede, a mio parere, in antitesi Matera e Potenza».

Ma proprio nella città dei sassi è avvenuto uno dei tanti inconvenienti, come la rottura di un cerchio a Napoli: «Ho bucato proprio in centro – ricorda Fabio – in una sequela che mi ha portato ad una decina di forature in cinque giorni a causa di un problema tecnico sopraggiunto e risolto a fatica, ma ho trovato davvero tanta disponibilità da parte delle persone: in coloro che mi hanno aiutato in queste situazioni e in quelli che mi hanno ospitato. Penso ad esempio a Venezia, quando una coppia di mezza età ha deciso di aprirmi le porte di casa. La fiducia? Io sono un istintivo, mi bastano un paio di domande per capire se mi sto fidando delle persone giuste».

Il posto dove si lascia sempre un pezzetto di cuore invece è la Sardegna: «La conoscevo – sorride il giovane bergamasco – perché l’avevo già percorsa in moto. In alcuni tratti mi trovavo in mezzo al nulla assoluto e incrociavo le dita affinché tutto filasse liscio. Sono stato ospite di alcune suore che si occupano di seguire da vicino dei carcerati. Esperienza forte, che mi ha consentito di conoscere da vicino persone con dei trascorsi burrascosi ma ora pronti a giocarsi una seconda chance nella vita». E naturalmente anche l’equipaggiamento è stato tutto studiato meticolosamente, con un mezzo preparato per l’occasione: «Una doccia portatile ad esempio – prosegue Fabio – o ancora due pentolini, un fornelletto ad alcol, sale pepe e 200 ml di olio che ho gestito sapientemente». Anche perché un altro ramo particolare è la cucina: «Alla sera – evidenzia Fabio – mi divertivo a cucinare mostrando quello che facevo sulla mia pagina Instagram con una sorta di rubrica dedicata. Un modo per interagire con amici e famiglia con cui comunque il contatto è sempre stato costante. Il resto del tempo lo dedicavo all’ascolto di podcast perché, soprattutto in certi momenti, avere una voce umana nelle orecchie ha molto aiutato. La fidanzata? Ci siamo visti a Genova prima che m’imbarcassi per la Sardegna. Arianna mi ha sostenuto fin dal primo giorno».

Dai bagni godendosi il mare appena possibile alle visite di posti mozzafiato, con il meteo a favore: «Pedalavo 6-7 ore al giorno. Per fortuna la pioggia, nonostante qualche timore, è arrivata per non più di 5-6 giorni. Qualche ripensamento? No, però su qualche salita visto anche tutto il bagaglio a bordo qualche domanda me la sono fatta. Poi però ho tenuto duro e sono felice». Una felicità condivisa con famiglia ed amici al rientro. Con una richiesta 100% bergamasca posticipata per cause di forza maggiore: « Avevo voglia di mangiare la polenta al mio arrivo – conclude sorridendo il giovane – invece mi hanno organizzato una meravigliosa festa a sorpresa. Il giorno dopo però tutti alla Marigolda, per esaudire il mio desiderio». La degna conclusione di un ragazzo che potrebbe essere preso ad esempio dalla cultura della nostra terra. Abnegazione, spirito di sacrificio, perseveranza, ma anche sudore, passione e tanta voglia di non fermarsi mai. A prescindere dal mezzo. Questo è un modus vivendi, motore di una vita. Non solo su due ruote.

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