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Bambini e chat, come non farsi trovare impreparati

Guida. Conoscere le applicazioni usate dai più giovani per chattare aiuta a non rimanere spiazzati in certe situazioni. E a vivere le esperienze in rete dei propri figli senza ansie e paure incontrollate

Lettura 3 min.

Nove anni. Facendo una media potrebbe essere questa l’età di “non ritorno”, quella in cui il bisogno di comunicare dei bambini inizia a delinearsi attraverso le chat. Ovviamente c’è chi inizia prima e c’è chi ci pensa dopo, ma il passaggio fra la terza e la quarta elementare, complice anche una certa padronanza della scrittura, è il momento in cui, chi ha a che fare con i bambini, sente pronunciare la fatidica domanda: «Posso avere un cellulare per parlare con i miei amici?».

In quei casi la risposta del genitore dipende dalla personale dimestichezza con le tecnologie connesse alla comunicazione rapida e ci sono cose che spesso vengono date per scontate. Per esempio, non sempre servono schede e numeri di telefono per poter utilizzare una chat. Alcune applicazioni funzionano semplicemente grazie a una registrazione e un’email annessa e non serve attivare alcun contratto telefonico per lasciare libero sfogo alla voglia di comunicazione dell’erede.

Premesso che sarebbe bene, in qualità di genitori, conoscere un po’ tutti gli strumenti di comunicazione, anche per non incappare in sorprese, si può comporre una piccola guida pratica alle applicazioni utilizzabili, perché come ammettono i nostalgici di Msn, la prima chat non si scorda mai.

Snapchat

Il fantasmino bianco su fondo giallo ha vissuto alterne fortune e viene ora riscoperto dai giovanissimi. Esplosa nel 2011, l’app era l’antesignana delle stories con messaggi che si auto-eliminavano una volta letti e video che restavano disponibili solo per 24 ore.

Richiedeva tempi di iper-connessione che i più hanno raggiunto solo qualche anno dopo e, infatti, dopo un iniziale boom è rimasta latente fino ad ora. Uno dei vantaggi dell’app è che permette l’iscrizione tramite email, senza numero di telefono, oltre a consentire grande libertà nell’uso di filtri ed effetti speciali.

Discord

Utilizzata inizialmente dai giocatori di videogiochi, quest’app è disponibile su tantissimi dispositivi e, in particolare, è una delle poche nate fin da subito con una sua declinazione per pc. Nei fatti mette in comunicazione community legate da una stessa passione o provenienza, siano essi gruppi di giocatori oppure follower di un determinato programma o personaggio.

I suoi server sono organizzati in canali tematici, in cui è possibile collaborare, condividere o semplicemente parlare della propria giornata senza intasare una chat di gruppo ed è molto efficiente nel supportare la presenza di più persone in dialogo contemporaneamente.

Chat nei videogiochi

Se pensiamo che i bambini abbiano bisogno di WhatsApp per scriversi, significa che stiamo guardando la questione dal lato sbagliato. Se smettiamo di pensare al nostro universo comunicativo e pensiamo a quello dei ragazzi diventa naturale immaginarsi applicazioni e strumenti alternativi.

Per loro il momento del gioco diventa momento di condivisione, sia esso un gioco fisico oppure online. Ecco dunque, che le chat dei videogiochi diventano luoghi perfetti per chiacchierare. Ogni gioco ne ha una, certamente quelle che vanno per la maggiore – soprattutto nella fascia d’età dei giovanissimi – sono le chat di Minecraft e Roblox.

Just Talk Kids

Nove anni o prima dicevamo. Per affrontare serenamente il desiderio di comunicazione dei bambini, forse è il caso di iniziare dalle basi e sapere che ci sono applicazioni e strumenti pensati appositamente per i più piccoli. Just Talk Kids e JusTalk sono fra questi. In entrambi i casi si tratta di app professionali per chiamate e messaggi di testo, ma la versione kids è studiata appositamente per l’approccio dei più piccoli e per le famiglie.

Anche in questo caso non serve avere un numero di telefono, quanto piuttosto un account da attivare. Inoltre, non c’è pubblicità e i bambini possono effettuare videochiamate veloci con i compagni di classe sempre e ovunque, con una sorta di video walkie-talkie.

Instagram e TikTok

Inutile illudersi, i più giovani usano Instagram così come la maggior parte degli adulti usa WhatsApp. Le mail sono superate, l’app con l’icona verde serve per le comunicazioni “ufficiali” e i gruppi scolastici, mentre i due social sono la vera piazza in cui commentare ciò che succede e condividere ciò che si guarda.

Kik

Non ha ancora realmente preso piede in Italia fra le app più utilizzate, ma anche Kik permette di registrarsi con un semplice indirizzo di posta elettronica. I più la guardano con sospetto, sia perché i messaggi oggetto di scambio non sono crittografati, sia perché ci si può registrare in modo anonimo, con tutti i vantaggi e i problemi che ne conseguono.

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Una volta creato il proprio account l’utente può avviare una chat di gruppo pubblica che può comprendere fino a 50 persone con un semplice #hashtag.

In conclusione…

Esiste un tema legato alla notorietà di certi strumenti tecnologici. Soprattutto i bambini, domandano ai propri genitori di poter utilizzare applicazioni che magari non conoscono direttamente, ma delle quali hanno sentito parlare da fratelli o cugini più grandi. È normale che, in questo modo, le app che vanno per la maggiore siano anche quelle più conosciute.

Tuttavia, come insegnano le chat per videogiochi, la popolarità di uno strumento è data principalmente da chi lo utilizza. Se le famiglie ritengono più sicura un’applicazione di messaggistica rispetto a un’altra è sufficiente che si confrontino, così da incentivarne l’utilizzo.

(Foto illustrazione lemono)

Le chat, in buona sostanza, non fanno altro che amplificare le relazioni nelle comunità esistenti, perciò se il gruppo ha bisogno di uno strumento virtuale per comunicare, invece che soccombere alle scelte altrui, può decidere di proporne uno e lasciare che i propri figli comunichino con i loro amici nel rispetto della tranquillità familiare.

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